Il metodo Salvini e la litania dell’odio NON E’ SAVIANO IL VERO BERSAGLIO: SALVINI ATTACCA IL PIU’ FORTE PER INTIMIDIRE TUTTI GLI ALTRI

Ha agitato il manganello contro il più forte per spaventare i più deboli. Sembra dunque spavaldo, ma è invece vigliacco il sempre più protervo e sempre più potente Matteo Salvini che attacca l’inattaccabile per intimidire tutti gli altri. Minacciandolo di togliergli la scorta e dunque di esporlo alla violenza fisica dei camorristi che lo vogliono morto, il ministro degli Interni, che pure ha il dovere istituzionale di proteggere Roberto Saviano, ha svelato il metodo che, molto più del contratto, sta ispirando il suo governo: abusare delle istituzioni e del suo ruolo di ministro per piegare gli oppositori e spianarli come i campi Rom. Insomma, per passare la ruspa sui “rompicoglioni”, come li chiamava Claudio Scajola, che infatti revocò la scorta al povero Marco Biagi, il giuslavorista che pretendeva di essere protetto dal suo ministro e mai si stancava di spiegare, scrivere, “rompere” appunto, come tutti i più illustri bersagli del terrorismo e della mafia, Aldo Moro e il generale Dalla Chiesa, Guido Rossa e Pippo Fava, Walter Tobagi e Piersanti Mattarella.

E’ vero che, nell’immediato, il rozzo Salvini ha reso onore a Saviano e alla sua detestabilità di nemico numero uno del nuovo regime, ma se ha mirato al simbolo, se ha colpito l’uno, l’ha fatto per educare i cento che non hanno la sua forza morale né la sua storia. E c’è persino quel grottesco finale: “gli mando un bacione”. Nel linguaggio dei baci, che  Saviano ha raccontato in un  libro, il bacione figurato in fondo all’avvertimento sfrontato non è solo l’accrescitivo della minaccia mafiosa. E’ la pacchianeria compiaciuta di sé, il gesto dell’ombrello come ghigno dell’impunito, le corna dal finestrino di chi corre e strombazza, ma sul carro armato del potere.

Ecco dunque il metodo Salvini: si affida al fragore del lessico eversivo per preparare e anticipare un regime. Non è la smorfia implosa come lo starnuto cinematografico di Totò, e neppure il botto senza conseguenze, lo sparo di mille fesserie. Al contrario, il suo codice di violenza, i suoi roghi, le sue scomuniche, i suoi avvertimenti e i suoi manganelli sempre più foscamente lo portano fuori dalla civiltà della democrazia, e non per quello che subito ottiene – spesso si corregge, torna indietro, attenua la quotidiana sparata – ma per quello che promette, per il fango che immette nel ventilatore, per il nuovo pezzo di opinione di pubblica che ogni giorno sottomette. E spiazza persino alcuni di noi, che vorrebbero silenziarlo per non cadere nelle mille trappole che ci rubano i pensieri e ci costringono a reazioni sempre più indignate e sempre meno ragionate. Salvini sa di non potere togliere la scorta a Saviano perché neppure questo nuovo governo, che si sta velocemente trasformando in strapotere, potrebbe sopportarne il peso davanti al mondo. Può toglierla però, tanto per fare un esempio facile, alla signora Fornero che ancora sotto casa a San Carlo Canavese trova a minacciarla gli energumeni leghisti. Può accanirsi con gli intellettuali e frenarne la tenacia del concetto, provocare l’alibi dell’indifferenza, impaurire, irretire e spegnere il coraggio. Persino il leghista Maroni, quando fu ministro dell’Interno, capì, con lodevole senso dello Stato, che era suo dovere proteggere, ancora più degli altri, proprio gli avversari e i nemici della Lega. Chissà Salvini invece dove arriverà nel perseguitare i Saviano e nello sporcare i giornalisti ancora critici, nell’usare lo Stato e tutti i suoi apparati per i suoi rancori da capobastone, e sto parlando della polizia, dei dossier segreti, della paura e della forza vere.  Pensate alla sfrontatezza miserabile con cui ha buttato lì in tv, al mattino presto, l’idea limacciosa che la scorta non protegga Saviano ma gli renda omaggio, che non sia più dunque luogo e mezzo militare per “scorgere” il pericolo, ma ornamento e abbellimento di cortesia. Salvini non ha detto che gliela toglierà, ma “vedremo, valuteremo”,  e poi “pare che Saviano passi molto tempo all’estero”. E ha evocato “i soldi degli italiani”, come se appunto quella scorta fosse uno spreco da casta, un privilegio faraonico e non la condanna a una lunga vita da recluso.

Ci stiamo abituando a tutto. E non facciamo in tempo ad abituarci a un peggio che subito arriva un pessimo. Sino a ieri la volgarità ci sembrava il limite estremo della prepotenza politica. E però l’insulto, il turpiloquio, il rutto sono antagonismo non curato, becerume e cattivismo compiaciuto che non attenta agli assi portanti della democrazia, che poi sono quelli che garantiscono diritto di cittadinanza al becerume e al cattivismo stessi. Il cattivismo insomma è ancora dentro il rispetto dell’integrità fisica dell’avversario. Ma il ministro che, invece di proteggere,aggredisce l’eroe civile minacciato dalla mafia è un’orribile novità nella storia della repubblica.

Ecco: questi esercizi militari di Salvini, con gli anfibi e la tuta mimetica, mi spingono a una domanda, alla più pacificata delle domande: perché  questa guapperia istituzionale e l’enormità di un ministro degli Interni bullo, razzista e squadrista, non vengono percepite e, non dico coraggiosamente combattute, ma almeno timidamente criticate dai galantuomini che – oso pensare – stanno accanto a Salvini, nonostante tutto? E parlo dell’ avvocato presidente del Consiglio, degli economisti al governo, Tria e Savona e Alberto Bagnai, e un po’ più in là del professore Rinaldi e di Luca Zaia, e poi l’avvocato Giulia Bongiorno, lo stesso Giorgetti che ha studiato alla Bocconi, il professore Borghi, il manager Marano,  e ancora Giulio Tremonti, lo scrittore di montagna Mauro Corona, che ricordo democratico solidale e antirazzista,e il giornalista Genny Sangiuliano che si dichiara “di schietta scuola crociana”… E’ mai possibile che in questa ganga di cervelloni scervellati non ce ne sia uno che fermi l’escalation di Salvini invece di seguire, tutti paperi paperi e passo dopo passo, il ministro dell’odio, delle parole terminali, della guerra civile?

5 thoughts on “Il metodo Salvini e la litania dell’odio NON E’ SAVIANO IL VERO BERSAGLIO: SALVINI ATTACCA IL PIU’ FORTE PER INTIMIDIRE TUTTI GLI ALTRI

  1. Luciano

    Bravo Francesco, hai detto finalmente che il re è nudo, hai rivelato la vera essenza del Bullo, il nuovo Mascellone. Ma la buonanima era certamente più umana di questo ammazzasette.

    1. patite

      Siete sfortunati…quando arriverà al 50% di preferenze nei seggi …saranno gli elettori a “farvi fare le valigie”.

  2. Mario

    Victor Serge nei suoi Carnets scriveva che Hitler era un megafono a coefficiente di isteria. Si può traslare l’immagine di Serge ai giorni nostri, a Salvini-Di Maio. E’ stato ripetuto che i populismi sono il frutto del carattere antipopolare dei partiti e delle politiche precedenti: non c’è dubbio. Negli ultimi decenni vi sono state trasformazioni economiche, sociali e ambientali evidenti, a danno della maggioranza e a favore di una minoranza. I maggiori partiti politici delle passate legislature ne sono stati gli artefici, spesso al servizio di interessi di gruppi di poteri nascosti. Ecco un campionario:
    – l’allargamento della forbice del reddito fra le classi (un esempio: 20 milioni a Flavio Cattaneo per un anno di lavoro),
    – la privatizzazione e svendita di molti servizi , con un referendum disatteso riguardante la rete idrica,
    – l’uso politico delle agenzie di rating e dello spread,
    – le grandi opere-sprechi e le infra-brutture fatte passare per modernizzazione (Mose, TAV, grattacieli, Expo, Olimpiadi),
    – le criminali vaccinazioni imposte dalle case-bordelli farmaceutiche tramite la Lorenzin che ha dovuto mentire spudoratamente, dicendo che a Londra erano morti più di 200 bambini di morbillo,
    – la privatizzazione strisciante della sanità,
    – le ONG come governo dei non governativi (http://ilpedante.org/post/il-governo-dei-non-governativi),
    – l’affossamento dell’industria aeronautica nazionale con l’acquisto degli F35,
    – l’acquiescenza alla politica militare statunitense che da decenni destabilizza il medio oriente e che ha causato milioni di morti (Afghanistan, Iraq, Libia, Siria) e un’ondata di profughi.

  3. Francesco JA

    Amico mio, leggere quanto con tipica tua caratteristica scrivi, è sempre un piacere. Difficile trovare contraddittorio, le tue frasi si incastrano così bene e le tue analisi sono così convincenti che è un vero peccato cercare di smuoverle, per non cambiarne il senso, direi quasi che sarebbero adatte per far ricredere coloro che, con il loro voto, hanno permesso quello che vediamo oggi e che sopportiamo oggi. Il popolo è fesso allora? No, il popolo non è fesso però spesso è “dispettoso”: tu non mi proteggi? Tu aiuti l'”altro” invece di aiutare me o mio figlio? Tu catechizzi discorrendo con linguaggio “aristocratico” e “fricchettone” della tua democrazia “radical chic” che io a stento riesco a capire? Ed io allora ti punisco e voto per il tuo esatto contrario senza neanche curarmi chi sia e cosa pensa e a che cosa mi porterà. Questo è successo, amico mio, pensaci.

  4. Silvio Scicolone

    Buona Sera.Come di Destra residente all’estero non mi stupisce che l’Italia sia finita in mano al Populismo perche l’italiano non è esperto in queste cose allora non sá che il populismo non è né di destra o di sinistra.Salví e Maduro non si levano differenze.Per anni e anni sulle reti ho intentato svegliare agli italiani sulla Lega ei 5$ come una minaccia reale alla stabilita politica ed economica del paese e guarda che sono pure finite insieme.Il peggio di tutto ciò è il fatto che sempre attaccano il tessuto sociale del paese mettendo tutti contro tutti.Questi governi estremi sono sostenuti da qualcuno o mi vuol dire come Grillo e Salvini si sono fatti così popolari senza un bel appoggio economico-mediatico.Quando tutti sulle reti gli chiamavano pagliacci io lo negavo,non sono pagliacci ma gentaglia molto ben organizzata.In Argentina i populisti si son rubati duecento miliardi.Spero non sia troppo tardi quando il popolo si rendera conto che non c’è né destra né sinistra al governo.Dobbiamo insegnare agli italiani che chi la pensa diverso di te non è un enemico avendo bisogno di tutte le voci per far più forte la democrazia.Già lo sai uniti o dominati.

Lascia un Commento

L'indirizzo email non verrà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

È possibile utilizzare questi tag ed attributi XHTML: <a href="" title=""> <abbr title=""> <acronym title=""> <b> <blockquote cite=""> <cite> <code> <del datetime=""> <em> <i> <q cite=""> <strike> <strong>