Il ministro, il commissario e la discarica a Pian dell’ Olmo / ROMA A RISCHIO NAPOLI
Roma come Napoli. Roma come Palermo. Ancora una volta l’immondizia stana l’immondizia e racconta l’Italia: <Al punto in cui siamo basterebbe un blocco di 48 ore e le 4000 tonnellate di rifiuti che Roma produce ogni giorno sommergerebbero la città e diventerebbero emergenza sanitaria> mi dicono i responsabili dell’Ama, la società che raccoglie la spazzatura. Bisogna dunque affrettarsi a collocare questa benedetta nuova discarica romana, a trovare subito una soluzione tecnica e politica prima che i tanfi e i fetori costringano la gente ad indossare anche a Roma, persino a Roma, la mascherina per strada e a fare slalom tra dossi e cunette in fermentazione.
E però bisognerebbe discaricare in qualche posto più adatto anche il ministro dell’Ambiente Corrado Clini che ha delegittimato il governo e dunque se stesso dichiarando, due ore dopo l’indicazione del sito di Pian dell’Olmo a Riano, che <non è al top delle aree compatibili>. E con un sospiro di rimpianto ha aggiunto: <La scelta non è del ministero, ma in questo momento è affidata a un Commissario>.
E a tutti è venuta subito una grande voglia, che come vedremo è durata però pochissimo, di solidarizzare e proteggere questo povero Commissario ultratecnico, il prefetto Goffredo Sottile, che ha il compito immane di governare l’ingovernabile Babele amministrativa di Roma, vale a dire Comune, Provincia e Regione, e al tempo stesso di tenere freddi gli animi, di curare cioè la protesta per prevenire la rivolta.
Povero ultratecnico!, così malamente scaricato dal ministro tecnico, supponente anche nei modi, tecnico di un ambientalismo ‘industriale’, nuclearista convinto, favorevole agli ogm… E si tratta di idee legittime, ovviamente, che tuttavia più che a un ministro dell’Ambiente fanno somigliare Clini a un lobbysta dell’Enea o di Confindustria.
Comunque sia, la sparata del ministro contro il Commissario è stata la scintilla che ha incendiato quella lunga prateria che da Roma arriva sino a Viterbo, piccoli paesi sparsi, l’inizio della Tuscia, il Lazio etrusco, temperamento ostinato, un’edilizia spesso residenziale e non necessariamente brutta, sviluppata attorno al nucleo nobile delle antiche case in tufo. E’ un terroir ordinato che non è ancora la campagna toscana, ma è pur sempre dignitoso. Ebbene, qui sarebbero a loro volta da scartare anche i contestatori ‘a prescindere’, la consueta compagnia di giro che organizza le rivolte mischiando la rabbia della gente pulita che difende la propria casa, la propria acqua, la propria terra, con la perizia dei professionisti della protesta. E ci sono anche le avanguardie con le loro bandiere e l’illusione di potersi ancora mettere alla testa delle trasformazioni e guidare i cambiamenti epocali. Così sono arrivati i ragazzi dei centri sociali ma anche quelli di Casa Pound ad occupare la Tiberina che è bloccata pure di notte: si dorme sull’asfalto nei sacchi a pelo, e la destra si accampa sull’altipiano mentre il resto della truppa si attarda nelle pianure del Tevere.
Sulla Flaminia gruppi di ‘contestatori inceneritori’ bruciano le tessere elettorali. Da almeno cinque giorni qualcuno vive incatenato ai cancelli della futura discarica. I 18 sindaci della Valle del Tevere con la fascia tricolore hanno assediato Palazzo Chigi e Montecitorio. Un disabile di Riano è in sciopero della fame. Artisti e intellettuali hanno firmato appelli, e fra loro anche Margherita Hack e Dario Fo. E le organizzazioni ambientaliste hanno fornito velocissime perizie di idrogeologi, territorialisti e monnezzologi che certificano l’insania della scelta, il sicuro inquinamento del Tevere, la distruzione del paesaggio, la devastazione di siti archeologici che per la verità sono pochi e dimenticati e solo per l’occasione sono stati riscoperti. E il vicesindaco di Riano, Italo Arcuri, Ho Chi Min della rivolta, ha promesso: <Faremo della Valle del Tevere un’altra Val di Susa e del ‘No Discarica’ un altro No Tav>. Manca solo la minaccia di trasformare il Parlamento in un bivacco di… etruschi.
La verità è che dall’atra parte di Roma, a sud, il sito di Percolle, che fu la prima scelta, rimane apparentemente più adatto alla discarica, se non ci fosse a pochi chilometri la meravigliosa e già negletta Villa Adriana. Il mondo sconnesso e discaricato della Tiburtina che è già costato le dimissioni a un altro commissario per i rifiuti di Roma, al prefetto Pecoraro, non somiglia insomma a quello della Tiberina che promette presto altre dimissioni.
E difatti in obbedienza alla legge non scritta secondo la quale i rifiuti attraggono i rifiuti, si è presto capito che bisognerebbe scartare, con gli atri scarti che davvero minacciano di sommergere Roma, anche questo Commissario , prefetto Goffredo Sottile che, confuso come un dilettante ma deciso come un ultratecnico, appena nominato ha indicato il sito di Pian dell’Olmo senza studiarlo e senza nemmeno visitarlo, e ha pure minacciato di fare intervenire l’esercito contro i rivoltosi < perché la scelta di Pian dell’ Olmo è definitiva>. E però già l’indomani ha dichiarato che <in fondo, forse, se risultasse … , insomma si potrebbe anche spostare>. Con un’altra piroetta, Sottile ha poi detto che magari prorogherà <per un tempo provvisorio> la vecchia discarica di Malagrotta che per volontà dell’Unione europea deve essere chiusa entro il 30 giugno perché colma, inadatta e inquinante. Infine ieri lo stesso prefetto, sempre più insicuro di sé, ha raccontato di essersi consultato con il vicesindaco (nientemeno!) di Napoli: <Mi ha spiegato che non va tanto male da quando vendono i rifiuti all’Olanda. Anche noi dunque …>. E chissà quante navi dovrebbero partire dal porto di Civitavecchia, come in passato i cafoni emigranti, che erano l’ eccedenza rurale della riforma agraria: gli scarti e i rifiuti d’ epoca.
Questa improvvisazione del signor prefetto mi ricorda le nuove avventure di Paperon de Paperoni che, da sempre prototipo dell’uomo d’affari, ha aggiornato il suo business e da cercatore d’oro del Klondike che passava a setaccio i fiumi per indviduare i filoni con il piccone e poi ancora da trivellatore di pozzi di petrolio, è finalmente diventato, almeno nelle storie italiane, un papero col becco fiutatore di immondizie. Ancor più che nelle miniere di diamanti ha insomma concentrato i suoi affari nella spazzatura, che forse è la meta di tutti gli affari, ma come dimostrano l’Olanda, e la Germania e l’Inghilterra…, è la cosa più ricca e lucrosa del mondo: la carta che si scarta, il residuo, la monnezza nei Paesi civili diventano energia. Ebbene Paperone prima pensa di incenerire tutta la spazzatura d’Italia nel cratere dell’Etna sfidando gli ecologisti di ‘lapillo pulito’ poi decide di stoccarla in tanti ‘missili pattumiere’ e la manda nello spazio che però si arrabbia e la restituisce al mondo zozzone con la gioia di Qui Quo Qua, politicamente corretti anche verso le altre galassie.
Ieri a Roma anche il sindaco Alemanno, il ministro Clini e l’amministratore delegato dell’ Ama sembravano Qui Quo Qua, i tre nipotini per bene con il loro piano di trenta milioni di euro per disciplinare la raccolta differenziata sia porta a porta sia per le strade di Roma, dove per la verità prima di separare vetro plastica e metallo bisognerebbe riuscire a toglierle la spazzatura da terra. E comunque in attesa che la buona educazione ci liberi nel 2016, come prevedono Clini e Alemanno, <dalla tombola delle discariche>, bisogna assolutamente sbrigarsi e mettere la spazzatura in qualche posto, una discarica sia pure provvisoria, sperando che non sia ancora vero che in Italia le sole cose definitive sono quelle provvisorie. Oppure si tolgano davanti e ci provi qualcun altro con più coraggio, con più forza, con più coscienza e soprattutto con una competenza davvero tecnica.
- Tivoli-spazzatura / TRA LE ROVINE DI ADRIANO, ASSEDIATE DALLA DISCARICA
- CHIUDE IL COVO DELLA PACCHIANERIA ITALIANA
Sembra che questo problemma, caro Merlo, sia dovunque. Dappertutto. Non solo a Roma o a Napoli. É “ll problema” della nonciviltà che viviamo malamente. Il riasunto ovvio dell’assenza di logica e di risorse umane di fronte a sè stessi. Come si potrebbe trovare una soluzione logica ed eficace per i rifiuti se nessuno riesce a capire a stento la relazione che c’è tra quello che consume e quello che ne viene poi sporcato dal suo sistema di guastare, esaurire e consumere, e quindi sporcare?
Bisogna mettere in motto una legge di rifiuti; nella Germania, ad esempio, anche in certe città e quartieri della Francia e della Spagna, è vietato spostare le borse di spazzattura per strada. Ogni palazzo deve servare all’interno i contenitori dei suoi propri rifiuti, che all’ora della raccolta del comune, si portano dai camion senza rimanere mai alle porte del palazzo né sui marciapiedi, sotto la minacia delle multe fortissime. Cioè, un orario per la raccolta, tra le 22-22’30, ad esempio, e poi si ritorna il secchio contenitore nel palazzo. Sono gli abitanti di ogni communità che devono pulire e raccogliere le conseguenze del loro consumo.
Soluzioni ce ne sono. Non è tutto una questione di soldi, ma di sviluppo, di coltivare la seme della crescita, de idee pratiche, di responsabilità pedagogica civile, di esempio visibile e contagioso, di avere voglia d’imparare e nulla di superbia per non voler capire e cambiare i modi vecchi e torpidi, anacronistici, e di pacienza sensa fermarsi mai, senza fretta ma pure senza pausa. Nei vilaggi piu’ piccoli della Renania-Westfalia o nelle città come Frieburg, Berlino o Essen, si vedono spesso file di bambini piccolissimi, da kinder garten, che percorrono le stradette, i cammini vecinali, con dei guanti di latex e borsette di carta in mano, vanno accompagnati dei maestri e cosa fanno? raccogliere tutte le spazzatture a pezzi che trovano per strada e studiarle da vicino, chiedere cosa siano, quale cosa si puo’ fare da esse e poi pensare cose nuove da farne
Tutto è possibile se ci mettiamo insieme a fare i cambiamenti adeguati ai tempi odierni ed alle nuove necessità. Se non pensiamo di essere già vinti dal caos prima di fare tutto quanto per sconfiggervi e farcela.
In questi giorni abbiamo bisogno piu’ che mai d’inventare il mondo che vogliamo e portare avanti il suo disegno. Sicuro che fra tutti gli europei e tutti i cittadini coscienti del mondo, ci riusciamo.
Mi delude, caro Merlo, mi delude da qualche tempo la fibra cinica della sua satira; mi delude il manierismo sprezzante, il tono sbrigativo e insofferente con cui accomuna sindaci tiberini, presunti “Ho Chi Min” e disabili in sciopero della fame nel macabro baraccone circense della sua presunzione graffiante.
Ma ancora più delusa e offesa mi sentirei se fossi un cronista o un “monnezzologo” impegnato da mesi nella fatica di chi racconta la realtà in presa diretta, piuttosto che dal palazzo signorile di un boulevard parigino…
Solo per informarla ‘in presa diretta’: da molto tempo vivo in Italia e ieri ero sulla Tiberina. Se lei si informa con le battute e gli insulti di Travaglio allora vuol dire che ha bisogno di un bella vacanza, magari a Parigi. Grazie
Ancora una volta efficace ma sbrigativo, caro Merlo, e quindi vittima dei luoghi comuni censori… Leggo “Repubblica” dall’età di quattordici anni, ovvero dall’uscita del primo numero, sono una sua estimatrice di lungo corso, ho sempre amato la sua ironia fine e amara, i suoi editoriali pungenti, la scrittura ferma e asciutta; il quadernetto nero di Travaglio non mi basta, mi ingenera la tristezza di tante piazze affollate di retorica dei “fatti quotidiani” che puntualmente mortificano la topografia reale dei fatti sociali… Sulla Tiberina ci vivo, in una casa “non necessariamente brutta”, in un territorio (meglio un terroir?) di cui colgo tutte le contraddizioni, e che oggi sento minacciato non solo dall’incompetenza di tecnici, commissari e ministri riverginati, ma anche dal cinismo inquietante di chi ne irride l’archeologia dimenticata, il temperamento ostinato o lo scomposto bivacco di matrice etrusca. Incapace evidentemente di decifrarne le stratigrafie archeologiche e antropologiche che condannano all’anonimato sociale le periferie urbane.
Ho creduto profondamente nei professionisti della scrittura e nella funzione politica di un editoriale: per questo mi delude, caro Merlo, la sua indifferenza degli ultimi tempi a un “desiderio di narrazione” che si genera dalla qualità dell’ascolto e che si traduce nella qualità del racconto. Farò tesoro del suo consiglio e mi consento a mia volta un suggerimento: io una bella vacanza a Parigi (ne sento davvero il bisogno), lei un soggiorno prolungato a Riano (terroir labile e fragile, ma non privo di sorprese).
Grazie.
A parte i suoi squallidi ricami sarcastici su notizie di cronaca evidentemente rubate quà e là, l’articolo presenta diverse inesattezze. Quanto al “bivacco etrusco in Parlamento”, le consiglio di leggersi qualche libro sulle origini di Roma. Non sia troppo pigro Sig. Merlo. Grazie.
Mi scusi ,ma non credo che lei parli con cognizione di causa,non so chi le passa le informazioni,ma i suoi commenti sembrano superficiali e denotano un’immotivata sferzante ironia nei confronti di una popolazione duramente provata da un anno di giusta lotta all’immorale illegalità di cui è pregno questo assurdo attacco al nostro trerritorio..Un territorio meraviglioso che a prescindere dai rilievi tecnici,solo un folle accosterebbe all’idea di polo industriale della ” monnezza “.La natura è ricca e lussureggiante e l’ambiente è uno splendido e variegato arazzo di flora e fauna di altissimo valore.
Riano ,nonostante l’estrema vicinanza con la capitale ,poggia essenialmente la sua economia su una logica di ordine locale ( allevamento,agricoltura turismo,piccoli esercizi ed immobiliare).Questo paventato pericolo discarica,ha messo il paese in ginocchio..,la gente ha perso il lavoro..,le agenzie immobiliari hanno chiuso..così come diversi ristoranti ed attività…Per un paese così piccolo..la discarica significa morte certa,cancellazione dalle mappe,estinzione.Mi dica lei se questo è accettabile.
Ma la cosa più grave è che le leggi ed i vincoli vengono allegramente disattesi, e poco importa se la prima casa è a 100 metri ed il primo centro abitato a 575,la cosa importante è trovare un buco da riempire che risolva i problemi di una capitale corrotta ed incapace che continua a spostare in provincia tutto ciò che considera “scarto”.La salute dei cittadini,sbandierata da una costituzione ormai violentata diventa solo ” un fattore di attenzione in fase progettuale di una discarica” e non diritto inalienabile dell’essere umano..così come il diritto al lavoro,in questo caso ,sotterrato senza tanti complimenti insieme ai rifiuti.A nulla sono valsi i rilievi ed i dati tecnici portati all’attenzione dell’autorità e che non sono frutto dell’improvvisato aiuto di associazioni ambientaliste,ma che fanno invece riferimento a documentazione nota ed ufficiale delle varie autorità preposte al controllo e valutazione tecnica ,geologica ed idrogeologica del territorio e che semplicemente ” viene ignorata ” nostante l’importanza e la gravità delle criticità prese in esame negli studi delle autorità stesse..Insomma se ci vogliamo prendere in giro ed appiattirci sul messaggio mediatico del nimby..si faccia pure,la realtà è che il cittadino non ha nessuno strumento per difendersi,non la legalità ,non la ragionevolezza e nel nostro caso neanche la politica.Infatti non essendo un’area interessante dal punto di vista politico,non essendo un bacino di voti appetibile ,siamo anche stati gli unici a dover combattere da soli questa battaglia,e trovo quantomai sconveniente puntare il dito contro i nostri 18 sindaci,solo perchè ” hanno osato” chiedere un incontro ed un chiarimento con il potere centrale alla vigilia di un disastro voluto sul loro territorio.La discarica sarà di tal quale,lo sappiamo tutti..le favolette del rifiuto trattato che non puzza,raccontiamola ai nostri antenati degli anni 50,perche nel 2012 la gente non è più ignorante in materia come poteva esserlo all’epoca .Ora ,proprio in virtù della palese inaffidabilità dei politici, e non solo, anche delle istituzioni..un cittadino per fidarsi dovrebbe essere lobotomizzato.Protestare e non ” rivoltarci” come dice lei ,è la nostra unica cartuccia,perchè sembra ormai chiaro che al mondo d’oggi,l’unico tribunale che conta è l’opinione pubblica ..ed è proprio per questo che spesso e volentieri,la verità viene ,distorta,calmierata..in modo da indirizzare il consenso nella direzione voluta.In questo,grave colpa hanno i giornalisti che da troppo tempo hanno rinunciato alla loro missione di ” testimoni obbiettivi dei fatti” in favore di una sudditanza più o meno piacevole nei confronti di chi li paga o ne innanza il lustro… L’informazione è potere e tutti i giorni, la maggior parte dei giornalisti ,consegna questo potere nelle mani sbagliate.
Rileggo questi commenti; ognuno porta qualcosa di buono ed interessante , alcuni piu’ degli altri. Grazie a tutti per quelle righe che ci fanno riflettere sia per bene, sia per non farne conto, comunque tutto da ringraziare per l’essercizio neuronale della selezione.
Per quanto riguarda Lei, signor Merlo, devo dire che la Sua prosa giornalistica, critica, acuta e curata, mi è sempre piaciuta. La leggevo da anni su La Repubblica, nell’edizione in edicola. Ma è pure da anni che abito all’estero e qui non arriva mai quel giornale, devo accontentarmi allora da leggerLa on line, obviamente sono poche volte che vi appaiono i Suoi articoli. Poche volte da leggere, spesso solo dal video-parlante. Poi ho trovato questo Suo blog ed ogni tanto dedico una bella serata a leggere i contenuti e i commenti.
Spesso trovo critiche personali su dei Lei, che non fanno appena rifferimento ai soggetti che si commentano. Certo che c’è libertà di espressione, ma sarebbe piu’ interessante se i commenti fossero orientati sul tema propposto dall’autore, non per essere sempre d’accordo, ma senza attaccarLa personalmente . Forse sarebbe bello creare uno spazio piu’ personale per accogliere adiettivi calificativi, invettive ed altre perle coltivate cioè una buca delle lettere indipendente.
Quanto alla mia opinione su quello dei rifiuti, coincido con la Sua visione ed anche mi piace il modo ironico e fino con cui Lei deffine, disegna e ricrea una realtà che interpreta secondo il Suo sguardo e la Sua prospettiva. Una ricreazione che presenta altri voti diversi della realtà troppo interssanti al meno per me. Inffatti, è proprio in casa Sua. Siamo noi i visitatori che dobbiamo ringraziare il dono di poter leggere quello che di solito non riusciamo a leggere sul giornale, nel mio caso, missing, e molto di meno on line.
Si potrà o no coincidere con Lei nelle idee, però non si puo’ fare a meno la qualità splendida della Sua scrittura. Un vero piacere.
Grazie!
In realtà la presunta discarica di Corcolle è vicinissima alla Villa Adriana e ci sono anche vincoli idrogeoligici documentati dall’Autorità del Bacino di Tevere, dall’Acea (8 pozzi di captazione per il rifornimento idrico di roma Est). La Conferenza dei Servizi dell’8 marzo già si era conclusa con un No alla scelta del sito di Corcolle.
Nell’Agro romano Antico dove dovrebbe sorgere la discarica c’è una necropoli con 150 tombe già scavate dal 1994 al 2011; resti di acquedotti romani; un castello medievale.
Le abitazioni della frazione Capannelle di Tivoli sono a 200 metri, 450 quelle del Villaggio Adriano, a 700 le case di Villa adriana.
L’impatto con i paesi confinanti la discarica è altissimo. Quindi o si scrivono cose documentate o è meglio tacere signor Merlo.
Solo per informarla il sito vicino alla “negletta” Villa Adriana è Corcolle e non Percolle come lei con sufficienza scrive. E poi la motivazione non è solo il meraviglioso sito archeologico, ma le case a poca distanza e la condotta dell’acqua marcia che serve gran parte delle condutture di acqua potabile di Roma e che probabilmente portano l’acqua ache a casa sua. Più tutte le cose che già qualcuno prima di me ha scritto. Quindi lo sottolineo anche io: si documenti prima di scrivere e perda un pò più di tempo a riflettere su ciò che scrive, perchè la sofferenza di chi protesta è reale.
Mi unisco al coro: si documenti e rettifichi quanto superficialmente scritto.
Vincoli archeologici, ambientali e idrogeologici hanno bloccato la discarica di Corcolle.
Desidero evidenziare che il sito di Corcolle non è assolutamente adatto alla realizzazione di una discarica.
Difatti, come le hanno già riportato, tale proposta ha ufficialmente incassato nei mesi precedenti una serie di autorevoli no.
Non solo, come lei riporta, per la vicinanza alla residenza dell’imperatore Adriano, dalla cui buffer zone la presunta discarica distava 700 metri.
Altrettanto importanti ed inderogabili sono i vincoli idrogeologici dell’area in questione: al di sotto del sito indicato come possibile discarica, passa il condotto dell’Acqua Marcia che porta l’acqua a Roma, nonché una falda idrica con una portata complessiva di 1.100 litri al secondo, captata da Acea per la rete idropotabile di Roma.
La barriera geologica naturale necessaria alla localizzazione di un’eventuale discarica è estremamente ridotta e caratterizzata da una permeabilità non conforme ai requisiti di legge, con rilevanti rischi di contaminazione ambientale.
Le prime abitazione distano poche centinaia di metri dal sito.
Oltre alla Villa di Adriano, in quest’area sono innumerevoli i beni archeologici meritevoli di tutela: il Borgo medievale di San Vittorino Romano, il Castello medievale di Corcolle, gli Acquedotti romani, nonché una necropoli tornata alla luce con scavi recenti.
La realizzazione della discarica di Corcolle, in una area caratterizzata da inderogabili vincoli paesaggistici, archeologici, ambientali nonché idrogeologici, avrebbe rappresentato uno scandaloso precedente al quale chiunque avrebbe potuto far riferimento al fine di legittimare future devastazioni di zone tutelate.
Come autorevolmente affermato dalle autorità competenti ad esprimersi in merito, i suddetti vincoli non solo derogabili, da nessun potere.
I cittadini legittimamente protestano di fronte a decisioni che ledono direttamente il loro diritto alla salute costituzionalmente sancito nell’art. 32.
Non possono essere arbitrariamente chiamati a pagare sulla loro pelle i ritardi, non certo da loro voluti, relativi alla realizzazione di un’efficiente raccolta differenziata porta a porta nella città di Roma.
Comodo signor Merlo scrivere e non rispondere alle critiche che le vengono rivolte…
La invito a leggersi un articolo del suo collega Gian Antonio Stella del 16 maggio 2012 sul Corriere della Sera.
Ne tragga profitto dalla lettura!
La sua invidia verso una persona di successo come Briatore è ributtante.
La solita amara constatazione di chi sa soltanto criticare e crede di potersi sempre arrogare il diritto di sentirsi monopolista della cultura e del sapere. Ovvio che cancellerà questo post … Ma tanto ho salvato la schermata e lo pubblicheró anche altrove.
p.s. Si dice rollio e non rullio… Ma so che era solo distrazione.
Ovviamente se l’errore non fosse su Repubblica ma sul Giornale sarebbe crassa ignoranza!