Il sindaco Lucano e il calciatore Koulibaly / MIMI’ E KOULI’ EROI GEMELLI /La Calabria è il nostro Senegal

Anche lui severamente e pomposamente punito per una piccola, civilissima illegalità, Koulilbaly è come Mimì Lucano,  nostro campione e nostro fratello.  Senegalese, nero-mussulmano, napoletano e dunque  tre volte immigrato e tre volte clandestino, Koulibaly è l’eroe  gemello di Lucano che, a sua volta, è tre volte immigrato e tre volte clandestino perché calabrese, amico dei neri e politicamente irregolare.

E non sono paradossi perché la Calabria è davvero il nostro Senegal:  marginalità e terra povera da cui scappare, pregiudizi, sottosviluppo, bellezza e libertà.  E basti pensare alla Calabresità  inventata da Corrado Alvaro e alla Negritudine inventata dal primo presidente senegalese, il poeta Léopold Senghor. Si tratta, in entrambi i casi,  del rovesciamento potente degli stereotipi: quelli calabresi della mortificazione e quelli neri imposti dalla colonizzazione. Dice Lucano: “Mi dicono primitivo e naïf,  macchietta e cafone, perché sono un calabrese  che va sino in fondo. Il calabrese ha passioni, esaltazioni individualistiche, accese solitudini, e coltiva l’intelligenza libertaria sin dai tempi di Telesio e di Campanella”.

E’ la stessa fierezza esibita da Koulibaly su Instagram subito dopo la partita vinta dall’Inter e dalla sua curva razzista:  “Sono orgoglioso del colore della mia pelle. Di essere francese, senegalese, napoletano: uomo”. E qui, come vedete, c’è anche la Francia, dove Koulibaly è nato. Ed è la Francia di Senghor appunto – il primo africano a far parte dell ‘Académie française - dove tantissimi  medici, professori, giornalisti e avvocati  sono mussulmani come Koulibaly, il quale si ritira a pregare Allah prima di ogni partita: “Felice Ramadan a tutti i musulmani nel mondo” è il suo tweet in francese, in inglese e in italiano. La Francia della Marsigliese è, come sappiamo,  uno dei Paesi d’Europa dove l’ integrazione è più riuscita, e non solo nel calcio che , sia in Senegal sia in Calabria, è risarcimento e ascensore sociale: Mané  e Gattuso, Keita e Berardi, Niang e Jaquinta, Gueye e Perrotta.

Si possono facilmente mescolare e sovrapporre i simboli dell’emarginazione  e dell’integrazione che risplendono nelle due vite lontane e parallele di questi simboli dell’Italia migliore, due eroi civili che andrebbero onorati e premiati che invece sono stati umiliati e puniti, campioni anche di stile nel Paese che non ha più stile. Entrambi infatti non sputano e non prendono a calci l’avversario neppure quando sono provocati. Sono due cavalieri educati che sorridono di se stessi e di imbarazzo e non strizzano mai l’occhio al bullismo, questo gigante della difesa e questo sindaco della pietà. E, anche se fisicamente non si somigliano, hanno due belle facce malinconiche da ruvidi eroi meridionali dell’emarginazione e dell’integrazione Lucano e Koulibaly, che a Napoli chiamano Koulì, con lo stesso accento di guagliò ( “Ti amiamo Koulì” ha scritto ieri su Instagram il centravanti Milik, polacco napoletano). E si sa che i  napoletani sono già tutti africani, cinesi, rumeni, slavi e … turchi, come insegnava Totò, turco napoletano: “io sono Ottomano. Tu ne vedi due, ma io ne ho altre sei!” . E a Napoli Pino Daniele cantava e si sentiva “Nero a metà” “pecchè so nato ccà / sai che so niro” . Più a sud si dice ‘niuru ccu niuru non tingi’, il nero non colora il nero, perché i simili solidarizzano e appunto nel Meridione indiavolato non è di etnia che si compone l’ identità degli uomini. Per tradizione napoletani e calabresi e siciliani si sentono estranei all’ unificazione nazionale che già sulla linea battesimale venne rifiutata con il brigantaggio e il banditismo. L’ unità d’ Italia è un fenomeno relativamente recente e dunque al contrario del mormorio del Piave – ‘non passa lo straniero’ – qui c’ è un silenzio ammiccante e … passa lo straniero.

E infatti hanno gli stessi nemici, Mimì e Kuolì, perché il buuu razzista ( il sostantivo inglese è the booing) non distingue il nero dall’amico del nero, e semmai è sul secondo che si accanisce di più perché gli contesta il tradimento di razza.

E, ancora, hanno in comune, Lucano e Koulibaly,  la sofferenza  da eccesso punitivo, anche se sempre a norma di regolamento. Sono due  esempi  di illegalità giusta stroncata da una legalità ingiusta. Al sindaco dell’accoglienza sono stati contestati piccoli illeciti amministrativi a fin di bene:  matrimoni combinati per dare la cittadinanza. Prima sono stati sanzionati con l’enormità dell’arresto, e poi gli è stata vietata la dimora nel senso che può andare dappertutto tranne al suo paese, dove, comunque, non è più sindaco perché  è stato sospeso. Con la stessa perversione da regolamento, con la stessa arroganza formalista, Koulì è stato espulso e poi squalificato per due giornate perché ha applaudito l’arbitro, un gesto ironico che somiglia per la sua irrilevanza al matrimonio combinato di Lucano. Sicuramente la sua ironia non arrivava a essere protesta neppure dopo 80 lunghissimi minuti di buuu esasperanti. E va aggiunto che la provocazione insopportabile non è prevista come attenuante da un regolamento che stronca invece anche l’ironia più leggera.  Ed è forse utile ricordare che falli ben più gravi dell’ironia sono stati puniti con l’identica squalifica di due giornate:  ad Insigne, per esempio, che nella stessa partita ha dato un calcio a Keita (il senegalese dell’Inter); e ancora, i cronisti sportivi elencano le due giornate a Higuain, a Ilicic, a Srna, a Duricic, a Ceppitelli …

Per anni abbiamo scritto che il buuu non era la spia di un monstrum italiano, ma solo la faccia cretina del tifo da stadio. Per anni non abbiamo capito che questi refrain  di violenza identitaria, questi buuu razzisti, introducevano ogni volta piccole variazioni e aumentavano le dosi della ferocia che a poco a poco stava avvelenando il Paese. Ed è la stessa patologia che, contagiandosi nell’aria opprimente, ha  spazzato via il modello di accoglienza di Riace , che era vincente anche da un punto di vista economico. Il buuu razzista che ora ha oltraggiato Koulì è lo stesso che aveva oltraggiato Lucano – ultrà e ultradestra si confondono – con l’inquietante novità della legittimazione del Codice Penale a Riace e del Regolamento Sportivo a San Siro.

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