BANFI: SONO LINO DI MAMELI, GIULLARE SI’ MA NON DI CORTE

La prima domanda la fa lui: “Perché, secondo te, stanno tirando fuori tutti i miei vecchi film, quelli dell’Italia scosciata, quelli con la Fenech…?” Forse, gli rispondo, perché vogliono dimostrare che sei inadeguato all’Unesco.”Ma se scoprissi di essere inadeguato, me andrei subito”.  Gli domando, allora, se si sente adeguato a rappresentare l’Italia a  5 stelle: “So di correre questo rischio. Ma io non divido, io unisco. L’unico 5 che c’è nella mia mente è il 5-5-5 di Oronzo Canà”.

Casa Banfi, anzi casa Zagaria, è zeppa di cani di porcellana. Ci sono le sue foto con tre Papi. E poi: Totò e Padre Pio,  primi piani del viso di Lino quando voleva fare il divo dei fotoromanzi, con tanti capelli neri e tanta brillantina. E locandine, immagini di scena, l’onorificenza di grand’ufficiale e quella di cavaliere di gran croce: “Me la fece avere D’Alema; e per il suo governo girai pure uno spot”.  C’è una sua foto in mezzo a tanti bimbi neri: “Siamo in Angola. Non sapevo come comunicare. E allora insegnai a tutti i bimbi a dire in coro: porca puttana”. E gli immigrati? “Non voglio fare dichiarazioni che dividono. Dico solo che salvare vite umane viene prima di ogni altra considerazione. Poi, fare la voce grossa può anche funzionare”

Anche tu sei emigrato

“Nel 1954 dormivo nei vagoni della stazione di Milano. E una volta, su suggerimento di un barbùn milanese, ingoiai una diabolica polverina, un tritato che mi accese le tonsille come due lampadine. Mi presentai all’ospedale di Baggio e me le feci togliere: solo per stare al caldo e avere pasti caldi. Ma, dopo tre giorni, quando il medico aveva deciso di dimettermi, gli raccontai la verità. E lui mi tenne ricoverato per altri sette giorni, raccomandando alle infermiere di farmi mangiare bene. Era un settentrionale. Voglio dire che io gli immigrati li conosco e li capisco, io sono come loro, qualche che sia il colore della loro pelle. Aggiungo che come molti di loro io non so nuotare e dunque annegherei con loro.”

Padre Pio approverebbe questa tua nomina?

“Se capisse che è una nomina allegra e spiritosa, sì. Se pensasse alla politica, no. Era spiritoso, padre Pio, tu non sai quanto. Recitava, sì, ‘recitava’ è la parola giusta, una barzelletta che gli aveva raccontato Carlo Campanini e che lui ogni volta arricchiva. Te la racconto come la raccontava Padre Pio? ‘Due cappuccini hanno un incidente d’auto, muoiono e finiscono davanti a san Pietro…Voi tutti sapete com’è san Pietro, vero? Ha una grande barba bianca da apostolo, e una spiccata parlata romanesca: ‘che ce fate qui?’. E i due cappuccini, caldi caldi di incidente,  cominciano una giaculatoria  senza fine:  non è stata colpa nostra, quel Tir c’è venuto addosso; davvero, San Pietro, non è stata colpa nostra, ditelo al Padreterno che noi siamo le vittime. San Pietro, che non ne può più, si impietosisce e va dal Padreterno. ‘Padreté, ce stanno due cappuccini appena arrivati, so’ ancora caldi caldi…’. ‘E chi li ha ordinati’?

Il primo rischio che corre il comico che fa politica…

“…non è il caso mio. Io non farò politica.  Devo rappresentare l’Italia, non il governo”.

Il primo rischio che corre il comico che fa politica è di non far ridere più. Prendi Beppe Grillo: ieri, con quel suo filmato cupo cupo…

“Beh, gli è però riuscito di fare qualcosa di molto redditizio”.

Ha fatto un partito, ma ha smesso di far ridere.

“Io voglio far ridere, sino alla fine. Anche quelli dell’Unesco. Ho iniziato la mia full immersion nell’ Unesco e ho subito capito che è un’istituzione con tanti problemi. Forse è in crisi.”

Israele e Stati Uniti ne sono usciti. Qualcuno per paradosso ha scritto che non è Banfi inadeguato all’Unesco ma è l’Unesco inadeguato a Banfi.

” Io so che mi hanno convinto parlandomi del mio Paese, Canosa, che è in lista per diventare patrimonio protetto. C’è il mausoleo di Boemondo, il vincitore della prima crociata. E ci sono templi, ponti, ville… E se è vero che l’Unesco si occupa anche di diete e beni immateriali, io sono già ambasciatore della pugliesità nel mondo, per nomina di Michele Emiliano. Voglio dire che da me nessuno si aspetta pareri tecnici sulla laguna di Venezia o sui sassi di Matera. Ma la dieta mediterranea è nazionalpopolare, le orecchiette sono nazionalpopolari, e io sono nazionalpopolare. Immagino dunque che la carica sia simbolica, ma fino a un certo punto. Guarda, andiamo più a fondo, visto che a intervistarmi siete voi di repubblica (e chi me lo doveva dire a me?). Forse è vero che io sono un comichetto, non di quelli da Oscar, ma di quelli che alimentano la risata, il buonumore del Paese. Sono l’umiltà del riso, sono un giullare, ma non sono un giullare di corte. Un giornalista mi ha detto che prima di me, a quel posto, c’era a Pupi Avati…”

No. E’ un errore di Di Maio: non era Pupi Avati, ma Folco Quilici, che è morto lo scorso anno.

“E come si fa a scambiarli?”

Chiedilo a Di Maio. Dopo un po’ si è corretto

“Dimmi, adesso: qual è il  mio secondo rischio?

Secondo te perché ti hanno scelto?

“Di Maio conosce a memoria le battute di tutti i miei film. Gli piaccio come attore e mi ha scelto per rappresentare l’Italia. Chi non ne sarebbe lusingato? Non credo di peccare di vanità, ma ti confesso che mi rende allegro quando mi chiamano Lino nazionale. E meglio sarebbe Lino di Mameli”

Forse hanno bisogno della tua popolarità ora che la loro è in calo.

“Non credo. Io non appartengo a nessuno. E Di Maio mi ha detto: non mi importa per chi voti.”

Berlusconi ti ha telefonato?

“Non ancora. Immagino, conoscendolo, che potrebbe essersi incazzato un pochino. Lui è convinto che io l’ho votato, lo dà per scontato. Ma io, come tanti nel sud, voto per la persona e non per i partiti. Capisco che i miei voti, messi tutti in fila, sembrerebbero pazzeschi voti di un incoerente. Anche se di natura sono di centro destra”.

Hai mai fatto propaganda? Hai rifiutato candidature?

“Non ho mai fatto propaganda e mai ne farò. Craxi mi offrì la candidatura ma rifiutai. Gli dissi che sapevo solo far ridere. E lui: anche noi politici.”

In Italia c’è un rapporto forte tra comicità, morale e politica.  

“La giornata di oggi mi sta facendo capire tutte queste cose. Le reazioni sprezzanti, di cui mi hanno riferito, mi sembrano pazzesche. Fanno ironia su di me come se non fossi più nonno Libero. Voglio rassicurare tutti.   Sono stato amico di Veltroni. E poi di D’Alema. Ho conosciuto Aldo Moro nel 1972, me lo presentò Tatarella, un  politico di destra che piaceva anche a sinistra. Sono amico di Emiliano. E ora sono amico di Di Maio che mi sembra un ragazzo per bene. L’ho raccontato sul palco: si presentò a me con  un mazzo di fiori, e pubblicamente mi  chiama maestro. Anche Conte è molto cortese. Ed è pugliese”.

Salvini forse avrebbe preferito un settentrionale. Ha fatto i nomi di Renato Pozzetto, Jerry Calà e Umberto Smaila. La risata del Nord contro quella del sud?

“Io sono meridonale ma non sono il comico dei meridionali. Ti assicuro che faccio ridere molti settrentionali. Del resto le città del Nord sono le più meridionali d’Italia: Milano, Torino, Bologna”.

Hai le foto con tre Papi. Quale preferisci?.

“Mi hanno onorato della loro amicizia. Papa Francesco ha voluto conoscermi. E guarda: ci siamo fatti un selfie perché erano le nove del mattino e non c’era ancora nessuno”.

Posso dirti che qui, a casa tua, tu non somigli a Lino Banfi?

“Papa Wojtyła disse a mia moglie: ‘signora, chissà le risate che vi fa fare a casa’. La risposta lo fece ridere: Santità, a casa è una lagna”.

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