LE PAGELLE AL GOVERNO (CHE COMPIE SEI MESI)

 Giuseppe Conte  

 Presidente del Consiglio dei Ministri

 

IL QUASI QUASI

E’ la figura più drammatica, il quasi presidente, quasi giurista, quasi leader, che incarna ‘la quasità’ e il pressappoco italiano. E’ il burattino (“Luigi, questo lo posso dire?) che quasi quasi lascia trapelare che non ne può più (“ora basta”) e quasi quasi diventa Pinocchio. Ha un curriculum quasi vero e si è quasi presentato a un concorso quasi truccato. E da furbo arcitaliano – lo ha raccontato il Financial Times – durante le trattative internazionali, come Ninì Tirabusciò che inventò la mossa, Conte premette, per fare paura, “sono un avvocato”, che solo in Italia vuol dire padroneggiare tutti i cavilli, pure quello di Troia. Anche il congiuntivo non è sgangherato come quello di Di Maio ma è un quasi congiuntivo: “lasciamo che i manuali si  arricchischino”, “non so perché i giornali scrivino”. Sempre pressappoco, come il suo ricordo di un Mattarella senza nome che fu ucciso dalla mafia ed era “un congiunto” che è appunto un quasi fratello. Ecco:  dopo sei mesi ‘il signor nel frattempo’ sta perdendo consenso perché gli italiani hanno capito che non ce la farà a ribellarsi al destino di premier ectoplasma, di forma cui altri danno forma. Sarà un quasi quasi per sempre.

 

 Matteo Salvini

Vice Presidente

 COMICO E TRAGICO

Tutti ci siamo accorti che retrocede il vaffa di Grillo e avanza il dito medio di Salvini, non il Duce ma il Truce come scrive il Foglio. Il razzista Salvini è infatti il nuovo gabbamondo  arruffapopolo di talento in un Paese  che ha come archetipo nazionale l’ uomo d’ azione, il “qui ci vuole un uomo”, non importa se mezzo vero e mezzo finto, se autocelebrativo, declamatorio ed anche un po’ ridicolo. Sempre “l’ uomo della provvidenza” in Italia è stato comico e tragico. Quel che dopo sei mesi si stenta ancora a capire è che il nemico che Salvini si è scelto non è Di Maio, il quale è al contrario il suo compare tontolone, proprio come gli utili idioti di una volta, ma è Beppe Grillo, e ovviamente, con lui, anche l’astutissimo e astrusissimo Casaleggio jr. Laeder italiano del sovranismo, neologismo sciamannato della vecchia “destra di popolo”, Salvini in sei mesi di governo-spettacolo ha definitivamente rottamato gli implosi del berlusconismo, ha domato gli squinternati d’assalto a cinque stelle, i campioni delle insolenze, dello sberleffo e dello sbeffeggiamento da canaglia, sia quelli vestiti da prima comunione come Di Maio, sia quelli vestiti da Che Guevara come quel Dibba in Nicaragua. Salvini ha saputo concentrare su di sé tutta la protesta plebea del popolo piccolo piccolo non più attorno all’ideale  di non pagare le tasse a Roma ladrona ma allo slogan “difendiamo i confini”, difendiamo le nostre case. E per gli immigrati “è finita la pacchia”, per spianare i Rom “ci vuole il censimento”, la colpa delle alluvioni “è degli ambientalisti da salotto”, e ” a Saviano gli mando un bacione”. Muscoli, pistole facili, paura: l’orribile destra di Salvini è la chiarezza, è il regime che avanza.

Luigi Di Maio   

Vice Presidente

VOLEVA I PANTALONI

Noi di Repubblica già sei mesi fa capimmo che Di Maio  stava per indossare l’abito del terno al lotto.  Era l’usciere del San Paolo di Napoli che aveva vinto alla lotteria e davvero pensava che questo bastasse a governare. Dunque ora non ci meraviglia che cali nei sondaggi: dopo sei mesi gli italiani stanno capendo che questo Calimero si sentiva Federico II.  Più modestamente, dopo sei mesi, noi diciamo che ora è come Lara Cardella, quando voleva i pantaloni. E infatti, poverino, da ministro non sa dov’è Matera come da candidato non sapeva dov’era il Venezuela. E più che nei luoghi si smarrisce in se stesso quando dice “all’estero incontrerò i miei alter ego” o quando chiama Ping il presidente cinese. Offende l’Italia anche quando si smarrisce nelle  bugie: “Al primo consiglio dei ministri, in solo venti minuti dimezzo gli  stipendi dei parlamentari, e taglio 30 miliardi di sprechi”. E poi si imbroglia  nei numeri delle pensioni e del reddito di cittadinanza. Ancora: “gratta e vinci e sigarette sono spese immorali”. E intanto  il “se io sarei” e tutti i suoi congiuntivi, – “ho sempre detto che noi volessimo fare” – sono diventate gag alla Zalone come quando scatenò la Rete della democrazia diretta contro Matterella:  “impicment”, “impichment”, “impingement”! Povero Di Maio, era già la pena di papà che, per mantenere un figlio fannullone che non voleva studiare, si arrangiava pagando in nero e sopraelevando. Poi però – colpo di genio e colpo di scena – il ragazzo ha scoperto che “il corpo umano è fatto per il 90 per cento di acqua” e lo hanno fatto ministro.  Peccato che dal punto di vista personale ormai dipende da Salvini che lo tiene in piedi come una stecca ortopedica. Per lui questi sei mesi di governo sono stati peggio di una sconfitta elettorale, peggio di un fiasco dello stesso Grillo a teatro. Non sempre la rabbia è cieca e forse nel vaffa al vaffa rilevato dai sondaggi c’è il destino dell’antipolitica, “siete come gli altri”, “siete buoni solo a parlare”, una piccola luce in fondo allo smarrimento epocale della nostra democrazia.

 Giancarlo Giorgetti 

Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri

L’ ESTREMISTA MITE

E’ il badante di Conte. Ma si spaccia per l’erede di Giuliano Amato e di Gianni Letta. Nel gioco delle parti è il volto umano della Lega, quello che frena e rassicura. L’ élite fa anticamera per parlare con lui. Nel regime che la destra sta costruendo è una potenza vera. L’estremismo con la faccia paciosa e mite è sempre stato il più pericoloso.

 

Riccardo Fraccaro  

Ministro  per la Democrazia Diretta

 10 E LODE

Per lui Casaleggio ha inventato la distopia orwelliana del ministero per la Democrazia Diretta. E’ un compito inquietante. Se mettessimo i voti meriterebbe 10 e lode perché non ha fatto nulla di nulla. Speriamo che continui.

 Rocco Casalino

 Portavoce del presidente

 IL CONFORMISTA 

Codifica la Weltanschauung a cinque stelle. Benché si dia arie da maledetto sembra il Conformista di  Bertolucci: negli anni novanta faceva ingegneria gestionale, nel duemila il grande fratello, nel 2010 gli sberleffi, adesso è il direttore della Pravda gialloverde.

 

Giulia Bongiorno

Ministro per la Pubblica Amministrazione

 AVV. MISTERO

La sua idea di prendere le impronte digitali agli impiegati pubblici aggiunge un ultimo insondabile mistero alla misteriosa vita di Andreotti che infatti fece di lei un grande avvocato.

Erika Stefani

Ministro per gli Affari regionali e Autonomie

 COMMOVENTE

La bella signora è una leghista moderata, anche sulla caccia. Ma di lei si ricorda soprattutto il commovente racconto a Franco Bechis sulla malattia e il coma da cui si risvegliò il 12 gennaio del 2012: “Mi sentivo in un dipinto con quadrati di colore, come quelli di Mondrian, che si scioglievano e poi lentamente cominciavano a mischiarsi, è stato piacevole”

 

Barbara Lezzi  

Ministro per il Sud

 MEGLIO DI SALVEMINI

 Questa impiegata di Lecce ha ereditato il ruolo di Salvemini, Villari, Fortunato, Nitti, Gramsci, Gobetti, Fiore, Dorso, Rossi-Doria. Quando  ha detto che sul Sud bisogna dare un’informazione “a 370 gradi” abbiamo finalmente capito la questione meridionale.

 

Lorenzo Fontana

Ministro per la Famiglia

  Il PEGGIORE (CE NE VUOLE)  

In 6 mesi abbiamo saputo che è omofobo,contro le famiglie arcobaleno, non gli piace Bergoglio, e ha per guida   don Vilmar Pavesi che benedice solo il Carroccio, celebra messa solo in latino e dice che” i gay sono diavoli”.  Nel governo dove il condono è pace fiscale, l’inciucio è il contratto, e i manifestanti di piazza sono madamine, il peggiore dei ministri di sé dice: “sono un moderato, odiato perché cattolico”.

 

Paolo Savona

Ministro per gli Affari Europei.

  IL DOTTOR BALANZONE

Il cigno nero, il piano B, l’Ulisse di Joyce…: la Lega ha sempre avuto bisogno di un dottor Balanzone. E infatti come Miglio nobilitava i rutti della secessione di Bossi, da sei mesi Savona spalma sapienza sulla brutalità  antieuropea di Salvini, che è la stessa di Viktor Orbán, la stessa di Putin, contro immigrati e disgraziati, contro l’Occidente.

 

Enzo Moavero Milanesi

Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale

 L’ ARAGONESE

Quando fu nominato portò, con il doppio cognome aragonese, la forza della dottrina più discreta, la speranza della Tradizione, la promessa di un lavoro ai fianchi della sovversione. Dopo sei mesi è rimasto solo il doppio cognome aragonese.

 

  Alfonso Bonafede

Ministero della Giustizia

DIAVOLI O BABBIONI?

Non fa gaffe, parla pochissimo, non sembrava neppure un grillino, ma il blocco della prescrizione lo ha svelato: è un altro tontolone in buona fede, ha il candore dei pasticcioni e degli inadeguati velleitari. Rilancia il vecchio dilemma della politica: meglio i diavoli o i babbioni?

 

Elisabetta Trenta

Ministero della Difesa

COLPEVOLE DI COMPETENZA

Competente e silenziosa, dicono che non piaccia a Grillo e a Di Maio perché non ha il carisma del vaffa. E vorrebbero cambiarla. Ecco: il turpiloquio del governo non è fatto di parolacce: “giornalisti puttane” è sicuramente un insulto, ma almeno tutto è chiaro. Turpiloquio è quando, senza più logica né grammatica, la competenza diventa un difetto, una colpa irredimibile.

 

 Giovanni Tria

Ministero dell’Economia e delle Finanze

 L’ABATINO

Sembrava il centravanti della prudenza e del coraggio,  il guerriero dei conti che risparmiava le forze in attesa di scagliarle contro il nemico, il rombo di tuono del rigore europeo. Invece, direbbe Gianni Brera, era melina, gioco catenacciaro, coscette di pollo, finta e solo finta di corpo.

 

Gian Marco Centinaio

Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali e del Turismo

RIDENS

E’ il più ridanciano degli estremisti di destra: dice ‘terrone di m…’ e ride; se gli ricordano le sue amicizie fasciste, ride; esibisce ridendo cinque tatuaggi di fedeltà leghista; diffonde fake news contro Laura Boldrini e ride: “La colpa è vostra che siete creduloni”.

 

Sergio Costa

Ministero dell’Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare

SALUTO D’ONORE

 Non somiglia al governo di cui fa parte e non solo perché i condoni gli fanno venire il mal di stomaco. Militare, merita lo stesso batter di tacchi con cui si presenta.

 

Danilo Toninelli

Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti

 LAPSUS-LAPIS

Il tunnel del Brennero, il ponte sul quale andare a pranzo, gli strafalcioni scritti col cuore, lo sguardo fisso… Il suo “non prendetemi in giro per i lapsus” sarebbe piaciuto al Totò che davanti ai “lapsus-lapis” reagiva così: “Ho una colica apatica”.

 

Marco Bussetti.

Ministero dell’Istruzione

   L’IGNAVIA

 Si prepara a grandi confusioni ma per ora, dopo sei mesi, è  “sanza infamia e sanza lodo”.

 

Alberto Bonisoli

Ministero per i Beni e le Attività Culturali

 NE’ ARTE NE’ PARTE

Sinora non ha preso parte, ma di lui si ricorda solo la seguente artistica frase infelice: “Anche io abolirei Storia dell’Arte. Al liceo era una pena”.

 

Giulia Grillo

Ministero della Salute

 OSSIMORO

Medico, per i vaccini ha inventato l’obbligo flessibile, un po’ come il suo collega Toninelli che inventò il rimorchiatore -incrociatore.  E’ il governo del cambiamento.

6 thoughts on “LE PAGELLE AL GOVERNO (CHE COMPIE SEI MESI)

  1. Giovanni

    Irresistibile, arguta e sagace valutazione delle raccapriccianti, ostentate indecenze dei governanti di turno del popolo italiano, in grande parte, sodale. Italiani confusi tra seduzioni di favole ed idoli.

  2. Angelo Libranti

    Ciao Merlo, da un po di mesi non mi proponevo, causa cattiva salute. L’articolo mi ricorda le considerazioni che faceva Gianna Preda sul Borghese a proposito dei politici della prima repubblica. Sono restati tali a futura memoria ma non hanno inciso sulla rottura dei coglioni degli elettori coevi.

  3. gianni lecca

    Mi associo al pigolio di Gildo: caro Francesco Merlo, non metti più nuovi articoli? E’ da un bel po’, oltre un mese e mezzo, che manchi all’appello, e il pianeta – stampa sta iniziando a risentirne : la penna più originale, il columnist più brioso e tagliente è in lungo, insopportabile blackout. Che sia iniziato il suo anno sabbatico?
    Che abbia cambiato casacca, come a metà decennio scorso, e scovarlo, come lo fu allora (gli scrissi una lettera accorata che mai ebbe risposta), è una bella impresa per il suo lettore affezionato. Oppure, più prosaicamente: 38 più 62, raggiunta la fatidica quota 100, fiore all’occhiello di questo governo metafisico, il Nostro, che pur gli dispensa pagelle mortificanti , prende al volo, da italico saprofita, il proprio tornaconto pensionistico. Non sia mai: una penna, perdipiù così rilevante , non può essere appesa al chiodo da un giorno all’altro. Abbinata ad un cognome così poetico, è una missione a vita. Come quella di un prete, tu es avis in aeternum. Scherzi a parte: Francesco, se ci sei batti un colpo.

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