VI IMMAGINATE CORTO MALTESE CON LA SIGARETTA EETTRONICA? QUANDO IL FUMO DEL FUMETTO FACEVA BENE ALLA SALUTE

PIÙ fumo che fumetto, Corto Maltese tiene la sigaretta (il cigarillo) sempre in bocca e dunque cinquant’anni dopo accende, bella e infelice, la nostalgia di com’era il mondo prima dell’oncologia. Fumare era infatti un modo di vivere e tutti cercavamo di farlo come lui, modello inarrivabile di lunghe e vitalissime esalazioni di libertà e di avventura.
ALTRO che sozza abitudine e vizio cancerogeno. Il naso di Corto Maltese era certamente predisposto alle catene del carbonio, ma “l’uomo del destino” mai avrebbe maltrattato se stesso definendosi “come un turco”. Al contrario amava il fumo e i suoi gesti così felicemente innaturali, anche se c’è solo una tavola in cui Hugo Pratt, che nella vita fumava le Gauloises senza filtro, ci spiega l’estetica, la bellezza di un fumo senza colpa, la pienezza leggera di una coscienza felice, della coscienza di Corto appunto che è il contrario della Coscienza di Zeno. Il racconto si intitola Il segreto di Tristan Bantam, e Corto Maltese sta seduto nella veranda della pensione Java a Paramaribo, nella Guyana olandese: «Con un gesto misurato accese uno di quei sigari sottili che si fumano solo in Brasile o a New Orleans: stava recitando per un pubblico invisibile». Ecco, è moderna o è antica la fumata scenica di Corto Maltese oggi che il fumo è stato espulso dall’attività godereccia, e non sta più tra Bacco e Venere?
Paolo Sorrentino fa fumare tutti i personaggi dei suoi film perché, mi ha detto, «i gesti del fumo sono molti cinematografici, il fumo rende opache le luci e sottolinea il mistero». E mi ha raccontato: «Mi sarebbe piaciuto fare accendere la sigaretta anche ad Andreotti, ma purtroppo non aveva mai fumato. Tuttavia qualcosa sul fumo l’aveva detta, e io l’ho ritrovata». E vedremo se Sorrentino riuscirà a far fumare anche Berlusconi nel film che sta preparando su di lui.
Nel 1967, quando Hugo Pratt disegnò
Una ballata del mare salato e accese i primi sigari caraibici al suo Corto erano passati ben sette anni dalla Dolce vita. Marcello Mastroianni e tutti gli altri succhiatori felliniani di sigarette e sniffatori di mondanità avevano già mostrato cosa stesse per diventare la mala aria dei salotti italiani e delle trattorie romane, e quanto il fumo, non solo quello del tabacco e dei pensieri impolverati ( Lucy in the Sky dei Beatles è del 1967), potesse offuscare le menti ancora prima di distruggere i polmoni.
E invece Hugo Pratt scappò dalla sua epoca e si rifugiò nel mondo a cavallo della Grande Guerra, e forse perché aveva già vissuto mille vite e in guerra (la Seconda) aveva indossato sei divise, sino a definirsi, in un distintivo autoprodotto, “self soldato”: «Si sente una specie di mappamondo fracassato o esploso» scrisse di lui Alberto Ongaro nel bel racconto che gli dedicò nel 1970. Di sicuro, prima e dopo la guerra di trincea le navi sulle quali Pratt imbarcava il suo marinaio avevano ancora quel movimento agile e rotondo “da cigno” che fece innamorare Hegel: «lo strumento la cui invenzione fa il più grande onore tanto all’arditezza quanto all’intelligenza dell’uomo».
Dunque fumava Corto Maltese, e non come i coevi del suo inventore Hugo Pratt, vale a dire come i ragazzi degli anni Sessanta, ma come appunto si fumava sui piroscafi, senza bruciori di tonsille, senza mal di gola: la sigaretta come stile e come medicina, per muoversi bene con gli altri e per sentirsi meglio da soli. E perciò nessuno di noi arrivò mai a soffiare il fumo come Corto Maltese che, molto meglio di Humphrey Bogart e di Rita Hayworth, trasformava le boccate in forme bianche disegnate dal vento, sbuffi lunghi ed energici come le ali dei gabbiani in volo. Fisicamente Corto era persino più verticale dei sui filiformi sigaretti ma anche dei bocchini delle signore della sua “bellissima epoque”. E mai si intossicava di nicotina e di catrame ma al contrario, solo fumando, si ricaricava tra un’avventura e un’altra, come Maigret e come Tex persino. C’erano anche tanti morti è vero, mai però per quelle orribili malattie oggi evocate per legge sopra i pacchetti di sigarette. Al contrario il fumo era l’ultimo regalo alla vita del condannato. E infatti la duchessa russa che, bionda e impellicciata gli muore tra le braccia, con gli occhi ridotti a una fessura raccoglie tutte le sue forze e implorante gli sussurra: «Cortoscka. Dammi una sigaretta». E sembra di sentire la voce arrochita dal fumo di Marlene Dietrich.
Poi, quando si affacciava sul Ponte a guardare il mare dall’alto ma non dal cielo, il fumo di Corto Maltese si con-fondeva con quello dei camini che solo apparentemente sono uguali, perché invece ogni nave ha i suoi fumi, come fossero impronte digitali, e quelle di Corto erano impronte di tabacco.
Perciò lo imitavamo male noi ragazzi che leggevamo le sue strane storie, così diverse dagli altri fumetti d’epoca, e presto ci saremmo scatenati a fumare di tutto, senza l’eleganza di Corto, ma con la foga distruttiva di Eric Clapton e con il ritmo ribelle di Bob Marley che veniva dagli stessi Caraibi di Corto, ma non gli somigliava. C’è solo una storia nella quale Corto Maltese si concede qualcosa di diverso, lo sballo appunto. Ma è senza spiegazioni. Nello stesso racconto della duchessa c’è una cinese che, mentre gli parla, riempie con cura una pipa per oppio e, subito dopo averla accesa, gliela passa. E Corto fuma a lungo, ma senza deliqui.
Anche in questi inediti, che come tutti gli inediti somigliano agli ovuli non fecondati, il cigarillo, la pipa e insomma i fumi ci arrivano con la forza del politicamente scorretto, ma senza eccitare per fortuna i soliti estremisti che qualche anno fa a Sartre, nella foto poster della mostra celebrativa, cancellarono la sigaretta dalla mano. Sartre era estremo anche come tabagista: ne fumava quaranta al giorno inframmezzate da almeno sei pipate, e aveva rapporti “forti” con l’alcol e con gli eccitanti. Togliere il fumo all’esistenzialismo è come togliere la pipa a Simenon, il sigaro a Churchill, il cigarillo a Corto. Sartre ne sarebbe stato nauseato.
Ma c’è poco da fare: i valori sono cambiati al punto che oggi non solo si fuma — fortunatamente — sempre di meno, ma è anche vietato nei locali pubblici e intanto i gesti sono diventati cheap. Addirittura c’è chi, per vergogna, fuma di nascosto. Ve lo immaginate Corto che, dopo essersi guardato intorno, si appiattisce su un muro, poi si lascia scivolare dentro un portone e, infine, si ingozza di mentine?
Giustamente contro il fumo si sono espressi medici e scienziati di ogni disciplina, non solo perché coinvolge la bocca, gli occhi, il naso, il cuore, i polmoni… Abbiamo provato a destrutturare anche la gestualità, a semiotizzare, tutti professori di Gestalt, tutti Umberto Eco, tutti medici della mutua. Lo stesso Corto Maltese, chissà come e quando, deve avere sofferto di qualcosa, un’infiammazione della faringe o un’irritazione delle mucose o magari un inizio di enfisema, povero Corto. Infatti, negli ultimi racconti fuma sempre meno «proprio come accadde a Hugo Pratt» mi ha raccontato Francesco Rubino che è stato il suo allievo prediletto e che mi ha fatto da Virgilio dentro il fumo che è il magico segno grafico di Corto Maltese. Certo, mai Corto si sarebbe ridotto alla sigaretta elettronica, a svapare invece di fumare, sfigato consumatore di surrogati, di lune nel pozzo scambiate per lune nel cielo.

4 thoughts on “VI IMMAGINATE CORTO MALTESE CON LA SIGARETTA EETTRONICA? QUANDO IL FUMO DEL FUMETTO FACEVA BENE ALLA SALUTE

  1. PAOLA ORTENSI

    HO TROVATO L’ARTICOLO SU CORTO MALTESE E IL FUMO E LA SIGARETTA MOLTO INTERESSANTE E PIU’ SEMPLICEMENTE : MI E’ PIACIUTO MOLTO PERCHE ATTRAVERSO UN RACCONTO LEGGERO E SUADENTE RACCONTA L’EVOLUZIONE E IL CAMBIO DI UN EPOCA E CI FA AMARE ANCORA DI PIU CORTO MALTESE.. SOLO UNA COSA MI HA COLPITO”NEGATIVAMENTE” E MI E’ DISPIACIUTA , CONSIDERANDO COME SEMPRE IL SUO ARGOMENTARE SIA COLTO E NON SALTI ,D’ARGOMENTO IN ARGOMENTO , NULLA DI IMPORTANTE. MI RIFERISCO ALLA MANCANZA FRA LE CITAZIONI DELLE SIGARETTE , DEL FUMO CHE HA CARATTERIZZATO I PERSONAGGI , IL RICORDO DI YANEZ IL PERSONAGGIO MITICO AMICO DI SANDOKAN FIGLIO DELLA PENNA MAGICA DI SALGARI .YANEZ ,IL PORTOGHESE CON L’ETERNA SIGARETTA IN BOCCA .SALGARI MERITAVA DI ESSERE CITATO DA UNA PENNA COME LA SUA . COMUNQUE GRAZIE

  2. Giulio

    Posso dire, anche se forse sarò, come Corto, solo, che le strisce del marinaio solitario mi appassionano quanto una cicca?

  3. Katia M.

    Viviamo in un tempo in cui il salutismo è quasi una dittatura… Ma, lavorando con adolescenti e giovanissimi, vedo che tutte queste misure atte a contrastare il tabagismo (dalle immagini orrende sui pacchetti alle restrizioni sulle immagini dell’atto di fumare) sono perfettamente inutili e che, ancora oggi, tanti ragazzi iniziano a fumare per sembrare e sentirsi più grandi, orfani di una qualsiasi ideologia e/o causa in cui credere e con la quale crescere.
    Bellissima rassegna di citazioni e situazioni, comunque, come sempre…

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