RENZI E IL CANTO SERVILE DEI POVERI FIGLI DI SIRACUSA

La canzone era così stupidamente servile che avrebbe messo in imbarazzo persino i nordcoreani. Perciò il giovane Renzi, che ha fama di disobbediente (“sono un po’ bullo” diceva di sé, ricordate?), avrebbe dovuto fermare, liberare, fare discoli e mandar fuori a giocare al pallone quei poveri figli di Siracusa che gli cantavano “facciamo un salto / battiam le mani / muoviam la testa/ facciam la festa”.
Diciamolo più chiaro: se fosse stato ancora lo stesso che, appena eletto segretario, scelse come inno “Resta ribelle” dei Negrita, Renzi avrebbe certamente intonato “prendi una chitarra e qualche dose di follia / come una mitraglia sputa fuoco e poesia”. E, con l’incitamento a contestare e a irridere i maestri, avrebbe coperto quei miagolii che dai maestri erano stati imposti: “presidente Renzi, da oggi in poi / ovunque vai, non scordarti di noi”
Non l’ha fatto e l’Italia intera lo ha visto ubriaco di lusinghe. Ha cominciato ad abbracciare tutti e “facebook non vale un abbraccio” ha detto, e pensate quanto sarebbe stato renzianamente bello sentirgli invece dire: “disobbedite, se volete il mio abbraccio”. Anche quel vezzo stucchevole di farsi chiamare Matteo più che da sindaco d’Italia sta diventando un tic da televisivo, non statista in versione Vasco Rossi ma imbonitore in formato Antonella Clerici, quella di “Ti lascio una canzone” che è appunto la fiera del bambino da salotto, tutto moine e mossette, che nessuno, soprattutto a sinistra, vorrebbe avere per figlio.
C’era in più, in quella filastrocca cortigiana, anche il tentativo del glamour, con il clap and jump, e persino con il blues, la disposizione in semicerchio, il gioco perverso di regolare gli evviva e gli applausi, la fatica ruffiana di tradurre e adattare un testo inglese. Tutto questo per aggiungere charme al solito immaginario canoro degli italiani: una spruzzatina del Sanremo di Fabio Fazio sui bimbi-scimmiette del Mago Zurlì. Ecco il punto: Renzi ha tutto il diritto di girare le scuole d’Italia, se è questa la sua cifra di politica popolare, ma per cambiarle, come aveva promesso, e non per degradarle a serbatoi delle sue majorettes.
Capisco che qui è facile il paragone con l’uso dei bambini nei totalitarismi, sul quale infatti si è banalmente esibito Beppe Grillo: i figli della lupa, gli avanguardisti della ventisettesima legione che salutavano il duce intonando Giovinezza, oppure “i battaglioni della speranza”, ragazzini dai dodici a quattordici anni che cantavano nelle parate dell’Est europeo. La verità è che anche in democrazia troppo si abusa dei giovanissimi, perché fa un sacco bello lasciare che i bambini vengano a noi e, come ha scritto Milan Kundera, “nessuno lo sa meglio degli uomini politici: quando c’è in giro una macchina fotografica si precipitano verso il bambino più vicino per sollevarlo in aria e baciarlo sulla guancia”.
A Siracusa dunque non c’è stata la manipolazione sordida tipica dei regimi ma la paideia, il tentativo di ridurre i bambini a protesi ornamentale, di formarli alla piaggeria e all’ adulazione: “non insegnate ai bambini la vostra morale /è così stanca e malata potrebbe far male” cantava il Gaber citato da Renzi persino nei libri. Gaber li vedeva cantare e battere le mani e pensava che facessero “finta di essere sani”, Renzi invece li ha passati in rassegna dando a tutti il cinque.
Ma ieri a Siracusa ho visto di peggio. Un retroscena rivela infatti che nell’esibizione di quella scuola di borgata, vicina alla chiesa di Lucia, santa e sempre più cieca, non c’è stato solo l’accanimento politico – e ridicolo – del sindaco Giancarlo Garozzo. Ecco il colpo di scena: la preside Cucinotta, che è la vera regista responsabile dello spettacolino, e la sua vice Katya De Marco sono accanite militanti di Forza Italia. E dunque io, che da quelle parti sono nato, ci ho visto soprattutto la tristezza infinita di un Meridione che è ancora e sempre lo scenario naturale dello zio d’America, e mi sono ricordato che Silvio Berlusconi a Lampedusa fu accolto come un messia, come un conquistador. Perché sempre così viene salutato l’uomo potente che viene da fuori, l’uomo del cargo che può essere un capopartito, un cantante, un calciatore, un presidente del consiglio o non importa chi, purché venga appunto da fuori.
Renzi si rilegga, per risarcire l’Italia, Carlo Levi che racconta di quel tal Vincent Impellitteri che – cito a memoria – tornato dall’America, entra in paese (era la provincia di Palermo e non di Siracusa) su una lussuosa macchina scoperta, ed è accolto dalla gente in festa che lo tratta come uno sciamano: “’Tuccamu a machina, così ce ne andiamo in America’ gridavano i ragazzi del luogo”. Ebbene, Impellitteri non solo non li abbraccia e non dà loro il cinque. Ma si addolora e si rattrista al punto che si mette a piangere.

14 thoughts on “RENZI E IL CANTO SERVILE DEI POVERI FIGLI DI SIRACUSA

  1. antonio

    Caro Merlo accetti un consiglio spassionato: non scriva più di Matteo Renzi perché si espone al ridicolo. Prima il processo al panino di eataly, ora la canzoncina…siamo ormai ben oltre la partigianeria, ha perso proprio il senso della misura; non so se l’antipatia nei confronti del premier sia personale o ideologica, ma di certo è patologica.

  2. Chiara

    Sonoun’insegnante. Trovo che l’articolo sia assolutamente condivisibile e mi ha dato di che riflettere. L’argomento dell’articolo non è Renzi, ma l’uso strumentale dei bambini. Mi sembra chiaro, anche perchè Francesco Merlo sa scrivere davvero in ottimo italiano.

  3. Roberto Bellassai

    Francesco Merlo è un siciliano che conosce bene la Sicilia e i siciliani,quindi il loro servilismo,che soprattutto la destra politica pratica storicamente.

  4. Francesco

    Eh, Renzi si è addolorato e rattristato al punto tale da pubblicare il video sull’account youtube di Palazzo Chigi: http://www.youtube.com/watch?v=A8R1uRgtcVE#
    Ma è successo di peggio: un retroscena rivela infatti che il cugino di un amico del barbiere del gestore dell’account youtube è un accanito militante di Forza Italia. Un vero colpo di scena!

  5. Emanuele Antonuzzo

    Caro Merlo, i bambini e anche la scuola – preside e docenti – sono vittime di questa pacchianeria, a modo loro hanno solo creduto di essere accoglienti. La cosa paurosa è che di questa farsa si è fatto propaganda. Perchè lo stesso spazio televisivo non si è dato alle proteste? Anche a Treviso è successo qualcosa di simile: Renzi gioca con i ragazzini della scuola e scappa dai cittadini che protestano. Forse queste farse non saranno organizzate dalla presidenza del consiglio, ma cavalcate certamente si. Caro Merlo, ci faccia il piacere, torni ad essere chiaro come lei sa essere. Renzi è un cretino in mano a pericolosi poteri, a Repubblica cominciate a dirlo chiaramente. La democrazia italiana vale più degli interessi di Carlo De Benedetti.

  6. Bruno Venturi

    Caro Merlo, articolo che condivido completamente! -con la postilla che di questa vergogna ciò che v’è di più vergognoso è che nel 2060 le maestre facciano imparare ancora le canzoncine… E’ tutto sbagliato -lavoro nella scuola e posso dirlo con cognizione di causa. Mi spiace e mi compiaccio allo stesso tempo che ormai, sia fatto bersaglio d’ogni lazzo ad ogni parola che scrive. Ma si trova in buona compagnia: da Pasolini in poi, la verità si paga.

  7. Gianfranco Bellassai

    Il popolo siciliano e’ storicamente accogliente con il forestiero. La prossima volta faremo trovare ai ns. Governanti in visita vecchi allettati, uomini con la coppola, bambini trasandati, donne sciatte e con scialle in testa… così Merlo non avrà nulla da criticare! Comunque, legga tutto il testo della canzoncina!
    Gianfranco Bellassai

  8. angelo Libranti

    Una semplice manifestazione di saluto di bambini in una scuola sta provocando, in tutta Italia, riprovazioni a tutti i livelli mediatici. Rifletto e mi chiedo: Dove stiamo andando, come concepiamo i comportamenti singoli e collettivi, perchè ci complichiamo la vita con osservazioni inutili, perchè in ogni azione, anche la più semplice c’è sempre il retro pensiero?
    Nel 1968 il preside, o qualsiasi altra autorità in visita a una scuola, veniva preso a pernacchie e pochi si lamentavano.
    In America ogni scuola ha il pennone con la bandiera nazionale e c’è il rito dell’alza e ammaina bandiera.
    Da noi verrebbero etichettati come fascisti fanatici.

  9. Sergio

    Grazie Sig . Francesco Merlo. Le voglio dire subito che il suo stile “ironico ” e ” tagliente ” mi aveva infastidito, inizialmente . Leggevo i suoi articoli col mio concetto di ” giustizia”di uomo del nord . Sbagliato e limitativo. Col ricordo delle lacrime di Vincent Impellitteri altre guance si son bagnate ,riconoscendo , in quel triste momento, un attuale malcostume nazionale.

  10. honhil

    Già, il Merlo di Repubblica ha cantato. Poi, è ritornato a lucidarsi le nere penne. Felice della camicia nera che aveva messo addosso a Renzi. Confezionandola, ovviamente, con il solito telaio berlusconiano tanto caro a quelli di Repubblica. Che poi non è altro che il loro personale modo di cantare le lodi al loro dio De Benedetti.

  11. francesco dal pane

    ma merlo come stupirsi se quei bambini hanno insegnanti come Chiara lettrice accanita di merlo. Sono esperti dei canti servili di repubblica a Renzi e Napolitano, non è colpa loro: avevano appena letto l’articolo di merlo…Intanto Chiara pensa ed è già molto e Venturi condivide, siamo a posto..

  12. angelo libranti

    Chiara per rendere più maturi e democratici i suoi alunni, probabilmente, porta in classe l’Espresso e Repubblica (i giornali del neofallito De Benedetti) mentre quell’altro, sicuramente bidello, li distribuisce banco per banco.

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