I curricula di Marino puliscono o sporcano Roma?

Quella sconcertante foto dei maiali che grufolano tra i rifiuti di Roma è “una situazione reiterata e in parte creata ad arte” dicono l’assessore Estella Marino e il sindaco Ignazio Marino (non sono parenti) evocando il complotto dei maiali, forse il porco-Napoleone di Orwell. Eppure Boccea a Roma non è suburra ma un quartiere di piccolo decoro borghese: “Stiamo facendo verifiche”. E lo sproloquio comunale riserva altre sorprese, proprio come uno di quei cassonetti che attorno a Fontana di Trevi vengono rovistati alle 5 del mattino dalle bande dei barboni scortati dai cani. Il sindaco infatti dichiara: “La spazzatura irrita me più ancora delle romane e dei romani” e dunque “stiamo esaminando da qualche settimana i curricula più prestigiosi per cambiare la leadership”.
Come vedete, in un solo straparlio ci sono tutti i tic ideologici e tutte le cautele da tartufo del linguaggio: “le verifiche”, la cospirazione suina, “le romane e i romani”, “la leadership”, i “curricula più prestigiosi”. Ma purtroppo non è con l’igiene della lingua che si pulisce Roma. Questo è un codice di indignazione che fa il paio con il famoso vestito da spalaneve indossato da Alemanno: a ciascuno la sua demagogia. La verità è che, anche per il sindaco di sinistra come fu per quello di destra, la preoccupazione dell’immagine, comprensibile entro certi limiti, prevale ormai su tutto. Forse davvero per rendersi finalmente efficace, Ignazio Marino dovrebbe, come prima mossa, diventare invisibile.
Di certo lui, che va in giro in bici e non sfreccia in auto blu, avrebbe dovuto sapere com’è ridotta Roma almeno da quando è stato eletto, se non altro per evitare che la situazione peggiorasse come sta accadendo in queste settimane. E invece per irritarlo c’è voluta la foto dei maiali che io, in vacanza in Inghilterra, ho visto su un giornale del Sussex. E’ come se il sindaco vivesse all’estero e avesse bisogno delle immagini più strambe per scoprire che la sporcizia a Roma fa subito plebaglia da esportazione.
Attenzione: non stiamo parlando qui del problema delle discariche e del riciclo, ma della manutenzione normale, roba da ramazza, sporcizia ordinaria di una città che una volta, diceva Moravia, era disordinata e perciò sembrava sporca. Mentre adesso, nel disordine generale, solo la sporcizia è ordinata. E addirittura è pianificata. Chi decide di sporcare sa infatti dove collocare i propri sacchetti, e chi decide di non pulire sa dove non deve andare.
Ci sono archi e piccoli passaggi tra i vicoletti attorno a Piazza Navona, Campo dei Fiori e Piazza Farnese che sono diventati ‘non-luoghi spontanei’ direbbe Marc Augé, re-cessi che tutti conoscono, anche le amministrazioni che fanno finta di non sapere: sacchetti, materassi, porte sfasciate, e qualcuno al Testaccio li butta direttamente dal balcone di casa come nei film di Ficarra e Picone. E il disordine di Trastevere, che per Moravia era vita, mercato, pannolino usato e brulichio di casbah, ora è putrefazione e liquame, i graffiti sono sporcizia che sporca sporcizia, e su tutto domina il fetore di marcio, di orina, una puzza sempre uguale di cibo andato a male, come di topo fritto.
Davvero basterebbe al signor Sindaco una passeggiata a piedi, senza pubblicità e senza fotografi, per accorgersi dove si sono trasferiti i brutti sporchi e cattivi del cinema, che il gioioso Colle Oppio è ridotto a triste e infetto letamaio, che Alberto Sordi e Silvana Mangano oggi “lo scopone scientifico” lo giocano tra le lamiere della sosta abusiva, nelle stradine più belle del mondo che sembrano gli studios di un nuovo neorealismo, non più straccione e poetico ma lercio e umiliante, non sottoproletariato ma sottosviluppo.
E forse davvero è riassuntivo di tutto il Paese quel prato che fa risacca attorno alle fondamenta di Castel Sant’Angelo. Già dall’alto vi fanno spicco i giallo-bruni degli escrementi. Nessuno lo pulisce, nessun se ne cura: è il gabinetto dei cani. E Castel Sant’Angelo è preso d’assedio dai topi. Prima sotto i cassonetti ho notato il nereggiare di un piccola folla aggrumata, poi, come in un vero spettacolo di orrore, le sorche d’acqua e i ratti di venti centimetri si sono disputati i rifiuti in tutta tranquillità, mentre due turisti giapponesi, con la macchina fotografica pendula sul petto, li scrutavano con degli aggeggi che somigliavano a piccoli binocoli fosforescenti.
E invece, vicino al gasometro e agli ex mercati generali, quartiere di nuova movida, ma anche lungo la commerciale via Gregorio VII, i cassonetti ogni sera più alti, più schiumosi e strabordanti vengono presi d’assalto da gruppi di nuovi poveri che razzolano alla ricerca di roba da riciclare, squartano e sventrano plastica e cartoni, raccolgono ogni cosa su vecchi carrelli di supermercato, anche pezzi di elettrodomestici ancora funzionanti. Sono gli scarti della più incivile civiltà che finiscono nei punti vendita dei mercatini, da non confondere con le bancarelle selvagge che invadono, tanto per citarne una a caso, la via Appia Nuova, davanti ai portoni, e producono altra sporcizia, altri rifiuti che in queste sere senza vento si spalmano sui marciapiedi come una patina di decomposizione.
Eppure ci sono città dove buttare la spazzatura è poesia civile. Calvino la racconta magnificamente ne “La poubelle agréée” e si dilunga nel descrivere “la competenza e la soddisfazione del mettere fuori l’immondizia… Ecco che già scendo le scale reggendo il secchio per il manico a semicerchio, attento a che non dondoli tanto da ribaltare il carico…”. E’ una prosa magnifica del 1976 che al sindaco Marino potrebbe essere dedicata sin nel titolo: la pattumiera infatti è agréée (splendido anglesismo) perché condivisa, accettata, regolata e “gradita anche quando non è gradevole”. Tutto il contrario di Roma dove gettare la spazzatura non è rassettare, ma spurgare. E difatti non trovi mai i cestini dei rifiuti e poi improvvisamente ne scopri tre o quattro in pochi metri, vaghi dunque con in mano il cono o la carta sporca a Largo Chigi, in via del Corso, in via Nazionale, in corso Rinascimento. Mi hanno spiegato che dove ci sono i palazzi della politica, cioè dappertutto, anche i tombini vengono sigillati e, così, quando piove la città eterna si allaga ma non si lava mai.
Infine al sindaco Ignazio Marino vorrei raccontare che, invitato da Renzo Piano il 29 ottobre scorso, ho vissuto con lui la sua prima giornata in Senato. Ebbene, l’architetto fece togliere dalla sua stanza a palazzo Giustiniani, come fosse spazzatura, gli arredi umbertini, gli arazzi di gusto rinascimentale, le Savonarola, i Fratini e le consolle dorate sostituendo il tutto con un grande tavolo di compensato attorno al quale fece sedere architetti, ingegneri e intellettuali. Spiegò che avrebbe utilizzato il suo salario di senatore a vita per finanziarie i progetti di dieci giovani studiosi. E pregò i presenti di selezionarli: “Ma per favore non con i curricula. Migliori sono i curricula e peggiori sono le persone”. Ecco, le vie della spazzatura sono infinite.

13 thoughts on “I curricula di Marino puliscono o sporcano Roma?

  1. Edoardo ghelma

    Scusa Francesco Merlo, una piccola domanda: ma perché ce l’hai così dura con Ignazio Marino? Sarà un illuso visionario ma non mi pare un tipo in malafede. Lasciagli almeno il tempo di sbagliare come tutti i politici che hanno governato Roma. E poi la foto con i maiali! Anche un orbo capisce che li hanno messi lì apposta per fare una foto d’effetto! Comunque scusami e fai il tuo lavoro. Non curarti delle critiche di un illetterato come me. Edoardo

  2. volty

    —<quote> «« la pattumiera infatti è agréée (splendido anglesismo)
    »»—</quote>

    Si, splendido, francesismo.
    participio di agréer <= a + greer (lat gratari)
    approvato, autorizzato, concordato ecc ecc.
    (googlo ergo scio)
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    —<quote> «« Forse davvero per rendersi finalmente efficace, Ignazio Marino dovrebbe, come prima mossa, diventare invisibile. »»—</quote>

    La vedo difficile: è diventato sindaco grazie alla sua ostentatissima visibilità in chiave buono-di-viso-e-di-parola (parole, parole, parole, … repetita….)
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    Siamo al fallimento della politica della visibile illibatezza sovraesposta, (fu-)condita con i soliti «dovrebbe (fare)», «potrebbe (andare meglio se)», «occorrerebbe (che)», «(io) farebbe», «nei paesi civili…», una politica della puzzetta civile votata dallo stuolo democratico innamorato della civiltà pacata della parola — ossia quelli che «Aspettando Marinot, Rodotot, Prodot, …»
    Ti vien rabbia e ti vien da dir …. ma va va va, te e curricula marinati, corri corri a imparar la vita vera, andè da Sir Fanculot.
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    Tempo fa, non so dove, avevo letto un articolo sui bravi manager: hanno fatto indagini e statistiche e i più bravi risultano quelli che non conosce nessuno, schivi, quelli ai quali non si chiede curricula decorati bensì i risultati (pregressi) dei fatti.
    Per cui un grazie a Piano e un grazie a Merlo per l’averlo riportato.
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    OT sulle questioni pregresse: sentii uno (dei soliti amerikaner istruiti anca tropo) dire che negli stati uniti nessun politico oserebbe attaccare i giornalisti – ma peccato che la domanda pertinente sarebbe quella se negli USA esistono (e se si, se sono graditi) i giornalisti che insultano gratuitamente i partiti/movimenti politici.

  3. santi lo monaco

    I curricula di Marino sono foglie di fico per nascondere la solita, vecchia, nota, inutile alla societas, spartizione di incarichi e poltrone. Quando l’assessore Barca dichiaro che per assumere la figlia di Claudio Cappon aveva visionato 700 curricula e aveva incontrato più della metà dei candidati ( ma nessuno aveva avuto notizia che cercasse collaboratori e nemmeno sul sito del comune di Roma, ops Roma Capitale, c’era notizia per inviare il proprio c.v per tale incarico, si raggiunse il colmo del ridicolo.
    Adesso abbiamo tale Benedetta Cappon “consulente per il Teatro” dell Assessore Barca, solo che il curriculum vitae della figlia di Claudio Cappon a parte avere svolto le funzioni di ufficio stampa per il Teatro Eliseo e per il Teatro Valle Occupato non presenta altri meriti degni di nota; se questa è l’eccellenza di Marino stiamo freschi, no freschissimi. Meglio emiograre e lasciare la città in mano a comunardi e biciclettai dell’immagine a tutto tondo. il tresto è solamente fluff assorbente.

  4. santi lo monaco

    I curricula di Marino sono foglie di fico per nascondere la solita, vecchia, nota, inutile alla societas, spartizione di incarichi e poltrone. Quando l’assessore Barca dichiarò che per assumere la figlia di Claudio Cappon aveva visionato “circa” 700 curricula e aveva incontrato più della metà dei candidati non le credette nessuno, ma proprio nessuno, era fisicamente impossibile, oltretutto nessuno aveva avuto notizia che cercasse collaboratori e nemmeno sul sito del comune di Roma, ops Roma Capitale, c’era notizia per inviare il proprio c.v per tale incarico, in quel momento si raggiunse l’apice del ridicolo.
    Adesso abbiamo tale Benedetta Cappon “consulente per il Teatro” dell Assessore Barca, solo che il curriculum vitae della figlia di Claudio Cappon a parte avere svolto le funzioni di ufficio stampa per il Teatro Eliseo e per il Teatro Valle Occupato non presenta altri meriti degni di nota; se questa è l’eccellenza di Marino stiamo freschi, no freschissimi. Meglio emigrare e lasciare la città in mano a comunardi e biciclettai dell’immagine a tutto tondo. il resto è solamente fluff assorbente.

  5. volty

    Il sindaco fa fatica a coordinare? È boicottato? Non riesce a dialogare con la macchina amministrativa della Città Santa? Forse perché gli «amministratori romani» sono vaccinati, non credono ai santi e ai miracoli, e, avendo già a che fare con così tanti predicatori intonacati, mal sopportano la recita illibata di un «capo» predicatore in borghese?

    Curricula perché? Per vedere la fedina penale? Oppure per accertarsi che leggano e scrivano in buon italiano – per compilare delle belle circolari e/o prediche presso la cittadinanza, roditori compresi? O forse sta cercando gente con curricula che rispecchiano onorate carriere di pluri-decorati combattenti contro sorci con sorche, ratti a ratte, esperti di guasta-feste in fatto di banchetti topaioli? Non vorranno, spero tanto, fare come a Ve (vado a memoria – dietro il vociferare del popolo), spero – a cercare ed incaricare (sedicenti) «esperti» in sociologia di roditori da fogna e cassonetto.

    E adesso mancavano solo i maiali guastafeste: toccherà, vista il patto di stabilità, rinunciare ad una parte di esperti in sociologia delle discariche pas-agréée e quelli in pantegane pas-agréable, per poter incaricare esperti in singolari apparizioni maialifere.

    Al sodo! Al sorcio sodo! Lasciam perdere er curricula-brodo!

    «Ordinati» topi & maiali nell’arte cinematografica ( <– cliccabile)

    p.s.
    Il Sindaco ha la facoltà di scegliere gente fattiva? E allora li scelga e non speri di poter scaricare (nel caso la battaglia contro i rifiuti e topi non dia i promessi frutti) le colpe sui curricula dei pre-scelti.

  6. Antonio

    Perfetto. Solo due annotazioni. Uno. La decadenza di Roma è iniziata con Veltroni. Nel senso che ha invertito un ciclo positivo, quello di Rutelli. Poi la decadenza non si è mai fermata. Marino dovrebbe fermare un treno in corsa. Due. Quelli che rovistano tra i cassonetti non sono disperati alla ricerca di cibo o vestiti, ma raccoglitori di metalli. Organizzatissimi. Si dividono zone, li portano dei furgoni e li riportano alla base, un edificio occupato in via Salaria, enorme e visibilissimo. Oppure ai campi nomadi, dove bruciano il loro bottino per separare i metalli dagli altri materiali attaccati (la periferia romana è piena di questi fuochi, nocivi come quelli della famosa valle campana). Sono spuntati da un paio di anni. Prima discreti e poco numerosi, ora un esercito agguerrito e aggressivo. Buttano fuori l’immondizia e la lasciano li. Il disastro dei cassonetti di questi giorni è in larga parte colpa loro. Ma non si può dire. Perché sono nomadi e non è politcamente corretto. Non vogliono essere disturbati mentre lavorano. Chi ci ha provato ha passato brutti momenti.

  7. Marco

    Raffaele Clemente (neo comandante dei vigili urbani di Roma) sta diventando un esempio, è stato uno dei prescelti tramite curriculum, questo nell’Italia delle raccomandazioni, delle acclamazioni di popolo, dei “mi son fatto da solo” e dei comici che scendono in campo… da fastidio. Probabilmente anche al signor Merlo. Chi tenta di abbagliare con dialettica pindarica e frasi ad effetto poco speciale, vuole accecare tutti per qualche tornaconto, anche citare l’illuminato Renzo Piano non addolcisce quella che è una catilinaria.

  8. GD Alberone

    In 6 mesi scarsi non si può pretendere che un apparato comunale gravemente contaminato dalle assunzioni su chiamata diretta dell’era alemanno, risponda solertemente alle sollecitazioni di un sindaco di una parte politica completamente differente. Basti guardare agli scioperi paventati da agenti della polizia municipale.
    Tuttavia si sta lavorando per cambiare questa situazione, un esempio lampante è il nuovo comandante della P.M. di Roma Capitale, Raffaele Clemente, che ha iniziato nel migliore dei modi a lavorare nel suo nuovo incarico.

    Non negando i problemi che allo stato attuale affliggono la città, vorrei far notare come oltre al mondo del centrodestra e di alcuni media come il Messaggero, ci sono persone apparentemente vicine (come fede politica) alla nuova amministrazione, che remano contro, ossessionandosi con questioni di poco conto, come le lauree di Liporace, cui l’autore dell’articolo pare essere stato ossessionato in un passato non troppo lontano.

  9. mark

    Mi spiace contraddirla dal momento che spesso la seguo con interesse ma non posso non notare che la linea editoriale di Repubblica, specie nella cronaca romana, è quantomai ambigua e curiosa. Infatti più giornalisti criticano spesso il neo sindaco di Roma per colpe che spesso e volentieri, come in questo caso, non sono sue. L’emergenza spazzatura a Roma è causata da una gestione AMA che è dopo anni di scandali e parentopoli varie è quanto mai inadeguata. Marino è la prima persona a Roma dopo decenni di malapolitica che prova a mettere ai vertici delle partecipate persone competenti e non gli amici degli amici dei politici (vedi il nuovo amministratore delegato di ATAC e il nuovo capo dei vigili…). Sarebbe questa la sua grave colpa? Preferire curriculum a storie di partito? Questo è l’ennesimo articolo che pubblicate su Roma che non ha alcun senso. Sinceramente sto cominciando seriamente a pensare che voi giornalisti di Repubblica critichiate per principio l’operato del sindaco per qualche strano motivo a noi ignoto… ad ogni modo spero di sbagliarmi. Saluti a tutti.

  10. vito antonio

    Roma è sporca., i trasporti non funzionano, le strade sono ricche di buche, i compro oro e le slot hanno sostituito le jenserie che non andavano bene neppure quelle ec ec. La cronaca di Repubblica a volte prende le sembianze del rimbrottio degli anziani che, con interposte parole, rimpiangono solo la loro giovinezza. Quale sarà l’età media dei giornalisti di Repubblica?

  11. Angelo Libranti

    Acute le osservazioni di Antonio con la differenza che Roma la ricordo sporca e piena di buche, da sempre.
    Già durante l’era democristiana (Petrucci, Darida & C.), l’arredo urbano della capitale lasciava desiderare.
    La causa risiede nelle lobby, insediatesi in quegli anni e rafforzate poi con le giunte di sinistra, quando raggiunsero la perfezione scientifica del “sistema”.
    E’ storia recente lo scandalo della gestione ATAC cominciata tanti anni fa dove, addirittura, c’era una fatturazione parallela dei biglietti.
    La manutenzione delle strade, da anni, la compie una ditta gradita alla sinistra ed i risultati si vedono, purtroppo. Le pavimentazioni di ingresso alle metropolitane sono un disastro ed altrettanto la segnaletica stradale.
    L’AMA poi costituisce un’isola felice a prescindere dal colore delle Giunte e dalla nomina di un qualsiasi assessore. Per cambiare il “sistema” tocca sostituire i “capoccia” ed i rappresentanti sindacali, cosa impossibile almeno per ora.
    I vigili urbani, anche loro, lavorano in proprio sparando multe a tutto spiano senza rispetto del codice della strada e collocando autovelox senza autorizzazione prefettizia. Il loro lavoro non è controllato da nessuno.
    Attendiamo fiduciosi che maturino i tempi, aspettando “rivoluzioni” ai vertici dello Stato e la conseguente sistemazione degli “apparati” nei comuni e nelle pubbliche amministrazioni.

    1. sebastiano

      Per favore, mi spieghi com’è la puzza del topo fritto e come fa a saperlo. Con tanta simpatia da un suo fedelissimo lettore.

  12. Angelo Libranti

    Può darsi che abbia visto un topo infilarsi in una centralina elettrica e dopo l’inevitabile corto circuito ne abbia aspirato le esalazioni.
    Sai, Merlo è un acuto osservatore e, quando meno te lo aspetti, segue i percorsi dei surmolotti nel pantano per poi descriverne le gesta.

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