1) IL FINALE GROTTESCO DEL GIUDICE INGROIA

Sembra il giudice che Silvio  Berlusconi si inventa per screditare tutti i giudici. E spiace moltissimo sentire gli sghignazzi volgari della destra  – “Vai a lavorare” era il titolo del ‘Giornale’ di ieri –   non perché Antonio Ingroia non li abbia colposamente attratti, ma perché  l’Antimafia non merita  il danno epocale che le sta procurando Ingroia. Anche come perdente, infatti, questo giudice siciliano si sta dimostrando terribilmente inadeguato quale che sia l’esito finale della sua triste parabola di autodistruzione: la politica, la magistratura, la direzione dell’Equitalia siciliana e non come lui ingordamente avrebbe voluto, tutte e tre le cose.

E cominciamo col dire che sembra un personaggio di “Benvenuti al Nord” quando disprezza la sede giudiziaria di Aosta, assegnatagli dal Csm perché è la sola dove lui non si era presentato alle elezioni e dunque l’unica disponibile per regolamento: <Ci vado volentieri: tre o quattro giorni, ma in villeggiatura, a passeggiare, non a perdere tempo, a scaldare la sedia>. E’ strano che i magistrati di Aosta, trattati come pensionati alle terme di Montecatini, non abbiano chiesto al Csm di tutelare la loro reputazione come ha fatto, per molto meno, il procuratore Giancarlo Caselli dopo le dichiarazioni in tv del presidente del Senato Piero Grasso. L’idea che ad Aosta i giudici si misurino con l’ozio muscolare è un pregiudizio ‘enantiodromico’ direbbero gli psicoanalisti, che si rovescia cioè nel suo opposto: i giudici aostani si rinvigoriscono con atletiche e salutari passeggiate al freddo come i pm di Palermo, indolenti e sciroccati, si dissipano in sbadigli al sole e lunghissime pennichelle nel meriggio. E’ – di nuovo ! – roba da (inconsapevole) satira antropologica, terroni-polentoni, caldo-freddo, insomma alimento per Crozza, che già in campagna elettorale, aveva felicemente fatto di Ingroia una maschera della commedia all’italiana.

Questo pubblico ministero che a Palermo aveva condotto e ancora aveva in mano inchieste importantissime e delicatissime, tra cui la famosa trattativa dello Stato con la mafia, le lasciò tutte contro ogni logica investigativa e giudiziaria, prima per un (brevissimo) incarico internazionale in Guatemala del quale si ricordano solo le interviste (cult) sotto le palme. Poi ha fondato un movimento politico con lo scopo dichiarato di fare la rivoluzione e si è candidato al Parlamento e alla presidenza del Consiglio. Come si sa, Ingroia non è stato eletto e la sua ‘Rivoluzione civile’ non è rappresentata né alla Camera né al Senato. Ma il punto non è questo, perché si può vincere anche perdendo. Anzi, la storia d’Italia è piena di sconfitti di successo al punto che l’aristocrazia dei perdenti è forse la sola nobiltà prodotta dalla classe dirigente e sto parlando innanzitutto di Falcone e Borsellino, ai quali non solo Ingroia apertamente e incongruamente si ispira. Ma anche, più modestamente, sto parlando dei vari Segni,  Martinazzoli, Occhetto e poi Veltroni… che hanno “rivoluzionato civilmente” per dirla con Ingroia il sistema e i partiti, e ovviamente parlo di Pannella e Bonino, che hanno cambiato la civiltà dei diritti e sono sempre stati sotto lo zero virgola…, Insomma questi perdenti sono, per merito e grandezza personali, l’unica realtà blasonata, visto che l’Italia vincente, pur con qualche ragguardevole eccezione, non è riuscita a produrre vere leadership e ora neppure un governo legittimato e sicuro.

Invece, anche come perdente Ingroia sembra disegnato dalla penna del  Sallusti di turno che sberleffa in lui l’intera magistratura. A Berlusconi non pare vero che gli venga consegnato il fiero pasto e ogni tanto solleva la bocca  come il conte Ugolino per proporre le solite riforme contro l’indipendenza della magistratura, la gerarchizzazione degli uffici, l’elettività del pubblico ministero, la separazione delle carriere, il doppio consiglio superiore. Il protagonismo e la vanità di Ingroia diventano l’alibi dei suoi tentati delitti contro la giustizia. E meno male che il Csm se n’è accorto e se ne sono accorti anche i colleghi più amici di Ingroia, che è la punta estrema di una grande confusione di ruoli con il giudice che  diventa, nel bene e nel male,  il politico, lo storiografo, il sociologo, il criminologo e ora persino l’esattore.

Come si sa, il governatore della Regione Sicilia Rosario Crocetta ha infatti offerto ad Ingroia il posto di direttore dell’Equitalia siciliana. Crocetta non ha dei buoni motivi, se non di immagine, per mettere a capo della ‘Riscossione spa’  un magistrato antimafia,  ma questo è, dopo Zichichi e Battiato,  un peccato veniale e al tempo stesso una conferma che l’idea forte della sua Sicilia e della sua politica rimane l’isola dei famosi. Si capisce invece che Ingroia, in un momento molto difficile per la sua carriera, possa accettare un incarico che se non è minore  è certamente lontano dalla funzione giudiziaria. Ingroia non vuole lasciare Palermo e gli sembra di poter continuare la sua battaglia contro la mafia attraverso il diritto tributario. Ma  vuole fare il superesattore delle tasse senza lasciare né la magistratura né la leadership del movimento politico che ha fondato e nel quale ancora crede.

E’ evidente che la confusione dei tre ruoli ne danneggia due e ne rafforza uno. E vediamo perché. La magistratura viene danneggiata perché è equiparata ad un’ esattoria. Non si giustificano più quegli studi né quel concorso, né i disagi e le mille rinunzie di un procuratore antimafia, e nemmeno si giustificano le sue competenze specifiche che non sono quelle della Guardia di Finanza soprattutto in una sede come Palermo. Ma ne esce danneggiata anche la funzione dell’esattore che comporta a sua volta un sapere specializzato che qui viene avvilito. I lavori difficili e complicati, anche quando hanno punti di contatto, non sono intercambiabili. Le verifiche fiscali, il controllo dei libri e delle scritture contabili esigono una competenza tecnica di ragioneria che il magistrato in genere non ha. Inoltre il funzionario di Equitalia non può essere un pubblico ministero che agisce al coperto, neppure in Sicilia, a meno di non credere al preconcetto, che non è diffuso neppure in Val d’Aosta, che i siciliani sono tutti mafiosi che non pagano le tasse. Il cittadino contribuente  non dovrebbe avere l’impressione di essere inquisito e vessato. Alla fine il solo ruolo che potrebbe uscire rafforzato è  dunque quello di leader di ‘Rivoluzione civile’ che continuerebbe ad esercitare la sua legittima ricerca di consenso ma da una posizione di potere, molto mediatica, molto politica.

Dunque Ingroia ha chiesto al Csm il ‘fuori ruolo’, che è sospensione dello stipendio ma non della carriera, per occupare quel posto di esattore che in  passato – ha detto – era stato svolto da <mafiosi o da corrotti dalla mafia> e che lui però da procuratore non aveva mai inquisito. Oggi, al di là della forte simbologia che porterebbe Ingroia, l’esattoria siciliana, sia nella fase dell’accertamento sia nel momento esecutivo,  ha bisogno non dico di ragionieri per bene ma, più propriamente, di  probi commercialisti, finanzieri pazienti, tecnici specializzati, efficienti e specchiati ufficiali giudiziari. Ebbene, applicando il regolamento e forse anche il buon senso, il Csm ha bocciato la richiesta di Ingroia e lo ha assegnato alla procura di Aosta.  E Ingroia ora si mostra offeso, lascia intendere di avere subito un vendetta, una ritorsione <politica>, <disprezzano il mio lavoro>, la decisione è <punitiva, ma per ora non lascio la toga … perché significherebbe che chi ha indagato sulle collusioni tra Stato e mafia non può restare in magistratura>. Ma, per la verità, è avvenuto esattamente il contrario: Ingroia, semmai, a un certo punto della sua carriera ha usato le indagini antimafia per uscire dalla magistratura e non per restarci.

Fa  dunque rabbia questo strepito capriccioso in chi, al contrario di quel che dice, quando faceva il magistrato è stato ammirato, incoraggiato, sostenuto e fortificato nelle indagini e nelle polemiche.  Chissà che opinione si stanno facendo  i poliziotti che Ingroia ha avuto al fianco, gli altri magistrati (non solo di Aosta), gli studenti di Giurisprudenza cresciuti nel mito di Falcone e Borsellino, gli uditori, i ragazzi delle scorte che con lui hanno affrontato gli sguardi torvi e beffardi dei nemici veri, non degli avversari politici di oggi ma dei cani con le pistole di ieri. Cosa è successo all’uomo che i mafiosi ha combattuto davvero? Fa rabbia che in Italia non ci si possa permettere il lusso di una bella biografia che non finisca in canovaccio grottesco.

51 thoughts on “1) IL FINALE GROTTESCO DEL GIUDICE INGROIA

  1. Ruggero Albanese

    Le rispondo come ho risposto in una bacheca di facebok ad un deputato Piellino:
    E’ paradossale che di fronte all’evidente presente frutto dell’inciucio ventennale fra PD e PDL, di occupazione sistematica di tutto e di tutti la propaganda di “regime” si preoccupa di criminalizzare il nuovo: Grillo e Ingroia, che sono le due facce della stessa medaglia impugnata dagli italiani, quella del rinnovamento e della legalità. Oggi sappiamo che il 20% degli elettori del Presidente della Repubblica ha guai giudiziari eppure si ha la faccia tosta, o di bronzo, o più probabilmente di culo, di criminalizzare gli unici due che avrebbero potuto cambiare davvero l’Italia. Perchè alla faccia dei finti litigi la “casta” è compatta e se c’è qualcuno, come Ingroia, che voleva cambiare le cose, la stampella legale PD del PDL illegale entra subito in soccorso all’illegale. Ingroia nella coalizione del centrosinistra sarebbe stato deflagrante, molto più de 30% di Grillo e per questo è stato subito emarginato e messo alla porta, anzi criminalizzato con voto inutile. Certo, inutile alla casta, che tutto vuole tranne legalità e giustizia. Chi parla, chi scrive e chi pubblica certe evidenti scemenze in MALAFEDE appartiene al quel gruppo di potere che ha portato l’Italia al baratro, gli italiani a suicidarsi e la nazione ad essere in cima alle graduatorie di corruzione. In un paese civile, onesto o che ha voglia di cambiare tutto si potrebbe dire tranne che a dirlo siano PD e PDL. Una vergogna, uno scandalo che piano piano diventa sempre più evidente. Avrei preferito che a cacciarvi a calci nel culo fosse stata una persona per bene, onesta e siciliana come Ingroia, forse sarà Grillo o forse saranno tutti e due la prossima volta, l’importante è non leggere più certe porcate che offendono gli onesti e non rafforzano i disonesti perchè questa è solo SPORCHISSIMA PROPAGANDA. Lo sanno anche i muri: I LADRI SIETE VOI!

    1. Liria Fassi

      di grottesco c’è solo il mobbing messo in atto dal PD e dai suoi giornali che hanno costruito castelli di accuse pretestuose contro il dr. Ingroia, tutti insieme non valgono un dito di questo magistrato che in 25 anni ha messo a repentaglio pur di portare a condanna mafiosi e corrotti.
      Non vale la pena ribattere a queste miserabili “critiche” … solo mi dispiace che Repubblica, il mio giornale da sempre, sia caduto così in basso …

  2. Adrienne

    Che articolo pretestuoso! Si attacca pure alla (tra l’altro innocua) battuta di Ingroia circa “Aosta luogo di villeggiatura”, trasfigurata volutamente come critica sarcastica verso la procura aostana, cosa che non è. Quando in realtà la frase si riferisce semplicemente al fatto che il ruolo di Ingroia in tale sede sarebbe quello di giudice in soprannumero (quindi, per farla breve, avrebbe poco altro da fare oltre a grattarsi: incarico ideale per tenerlo buono e inoperante. E’ vero che era l’unica sede disponibile per la questione delle candidature, ma cavolo se qualcuno ci sta marciando…!).
    Un attimo dopo aver rigirato maldestramente la frittata su una battuta il cui significato non era quello che lei le hanno attribuito, cosa fa, dato che è così attento al “politically correct”? Vomita fango contro la magistratura palermitana, allude alla pigrizia stereotipica dei meridionali sotto il sole (chiaro esempio di determinismo a pera…) come manco i peggiori leghisti. Alla faccia del “politicamente corretto”! Ma io voglio vivamente sperare che l’intento fosse sarcastico – anche se di cattivo gusto. La caricatura di Crozza, poi, è certamente una prova seria che depone a sfavore di Ingroia, che traccia un ritratto attendibile, non una semplice parodia… Eh sì! Ci si attacca proprio a tutto, in mancanza di altri argomenti e con la sola volontà di sputare veleno su una persona.
    In secondo luogo, il motivo dell’impedimento da parte del Csm affinché Ingroia non andasse a esercitare l’incarico assegnatogli da Crocetta, è quanto di più insipiente e raffazzonato: forse bisognerebbe ricordare loro – e anche a chi ha scritto quest’articolo – quanto sia cruciale la questione dei patrimoni illeciti circa la lotta contro la mafia, e quali siano l’esperienza e la competenza di Ingroia in questo campo… La continuità tra i due incarichi, il precedente e il successivo, tra cui il Csm ha “misteriosamente” ravvisato tanta incompatibilità, sussiste eccome. Da quando in qua la competenza in un certo ambito dovrebbe costituire una pregiudiziale a lavorare nello stesso, sebbene in differenti vesti? Nulla, infatti, mi toglie dalla testa che sia proprio questo il motivo per cui lì a ricoprire quel ruolo e a infilare il naso dove non “deve”, semplicemente non ce lo volessero: troppo pericoloso, troppo informato, troppe conoscenze pregresse (e metti avrebbe rimesso un po’ in ordine le cose, messo le mani su qualcosa di grosso… Non sia mai!). Quest’articolo strumentalizza l’intero discorso e lo fa pure in modo maldestro e altamente “sgamabile”: sembra che ormai ogni sillaba che proferisce quest’uomo debba essere usata contro di lui, pur di disinnescarlo. Poco importa se, per fare questo, ogni volta si finisce per cimentarsi nello sport assai à la page dell’arrampicata sugli specchi. E mi perdoni se anch’io sono poco “politically correct”.

  3. enrico pagano

    Questa volta, sulla resistibile ascesa di questo pm, concordo con Lei.
    I danni fatti all’immagine della magistratura da questo sedicente politico-sociologo-storico- tuttologo sono incommensurabili.
    L’ho capito sin dalle sue prime apparizioni televisive, qualcuno lo comprende solo ora.
    L’unica sciocchezza che leggo nel Suo bel pezzo, riguarda i radicali che avrebbero “cambiato la civiltà dei diritti” ed hanno, in realtà, contribuito a seppellire il più importante dei diritti, quello alla vita, senza il quale tutti gli altri semplicemente non esistono.
    La supina soggezione alla dittatura del politicamente corretto comporta anche questi svarioni.

  4. francesco graziotto

    che tristezza! affermare che un magistrato stimato all’estero e considerato un esempio nella lotta alla criminalità organizzata (come dimostra l’offerta del lavoro in Guatemala) abbia leso l’immagine della magistratura è una delle frasi più squallide e fuori luogo che abbia mai sentito in vita mia.
    braccio destro di Borsellino, ha portato avanti le più scottanti indagini antimafia in modo impeccabile e ora viene attaccato in un modo che neanche Berlusconi ha mai subito.
    mi viene da pensare che i 16 MILIONI che prendete come finanziamento pubblico purtroppo indirizzino un po’ i contenuti degli articoli perché non mi spiego come un giornalista possa essere ignorante al punto di scrivere una filippica del genere contro un esempio dello stato!!!

  5. Corbetta Italo

    Da affezionato lettore di tutti i suoi articoli mi permetto sottolineare l’ inesattezza delle funzioni da Lei attribuite ad Equitalia.
    L’ esattore non è l’ ente a cui è demandato il compito di accertare i tributi,eseguire le verifiche fiscali,effettuare i controlli dei libri e delle strutture contabili, ma è il semplice Concessionario della riscossione che esegue l’ incasso dei tributi servendosi di specifiche disposizioni di legge (testo unico della riscossione).
    Quanto da Lei erroneamente asserito ha contribuito a creare il capro espiatorio della reale iniquità fiscale italiana.
    Al riguardo, per non ripetermi,mi permetto rinviarla ad una mia specifica lettera dal titolo “basta massacrare Equitalia “ inviata al suo giornale il 14/10/2012 ed inutilmente sollecitata al suo collega Michele Serra il 17/11/2012.
    Considerato la grande disinformazione spesso divulgata ad arte da giornali,televisione e autorevoli politici,ritengo doveroso l’intervento di un giornale d’ informazione come Repubblica .
    Mi metto a disposizione per eventuali ulteriori chiarimenti,

  6. Marta Lorenzetto

    Forse lei non si rende conto di quanto sia importante il suo lavoro, di quanto in Italia ci sia bisogno di guarire l’informazione malata da untori come lei. Credo davvero che lei offenda la libertà d’informazione oltre che la nostra intelligenza..Con la sua opinione personale non mi ci posso neanche pulire il c…o perché per fortuna La Repubblica non lo compro. Fate proprio fatica a raccontare la verità dei fatti ultimamente,eh? Per un giornalista fare disinformazione dovrebbe costituire reato, e lei sicuramente finirebbe sul banco degli imputati!
    Mi dispiace inoltre avvisarla, con sua enorme sorpresa probabilmente, che da studentessa di giurisprudenza credo profondamente e ammiro incondizionatamente la carriera del dott. Ingroia! È uno dei modelli a cui mi ispiro per servire un giorno il mio paese! Vede la verità costa impegno,studio e fatica, tutte cose che lei evidentemente ha tralasciato nel suo lavoro e questo articolo ne è la prova provata.
    Da studentessa, da “futuro di questo paese”, lei mi ha solo fatto capire che si può sempre scendere più in basso e che le persone come lei andrebbero educate al concetto di VERITÀ prima di consentirgli di fare un lavoro così importante come il suo.

  7. Carmela Blandini

    Il suo articolo è penoso e ingiurioso contro il giudice Ingroia, un uomo che ha rischiato la vita ed è ancora in pericolo anche per difendere lei dalla delinquenza e dalla mafia, ma è troppo evidente che ha lei ha ben altri interessi politici per attaccare Ingroia e chi da prova di pochezza d’animo umano è lei, signor Francesco Merlo, che scrive senza riflettere sulle pericolose conseguenze che le sue parole potrebbero dare ad azioni criminali. mi meraviglio per chi legge lei e il giornale in cui scrive.

  8. Elvira

    Che articolo ignobile!!

    La repubblica non ha nulla da invidiare a Libero e lei, Merlo, nulla da invidiare a illustrissimi giornalisti come Sallusti e Belpietro.

    Questo è un pezzo penoso, una sfilza di inesattezze condite al veleno degne di questa cacca che oggi ci propinano sotto il nome di giornalismo.

  9. mariangela serra

    Le uniche parole che mi vengono sono “si vergogni”. Ma temo che la vergogna sia un sentimento troppo nobile perché lei possa provarlo.
    Mariangela Serra

  10. Elena de feo

    Sono pienamente d’accordo con lei. Ho seguito la parabola di Antonio Ingroia con curiosita’, affascinata prima dal pm antimafia coraggioso e minacciato, stupita poi dallo pseudopolitico che arringava nelle piazze invece che nei tribunali, imbarazzata infine dalla sua candidatura, dalla guerra contro il pd, dall’autoproclamarsi ‘uomo giusto al momento giusto’. La querelle sul post elezioni e la ricollocazione dello sconfitto e’ la degna conclusione dell’intera vicenda. Il Csm, anche, in passato ha negato ad altri magistrati l’aspettativa per incarichi che non implichino un arricchimento su temi professionali, la legge indica come sede di destinazione di un ex candidato, la regione in cui lostesso non era inserito nelle liste.
    E allora? Semplicemente basta… Ingroia ha fatto una scommessa, l’ha persa e, qualche volta puo’ accadere. Anche a lui

  11. Angelo Libranti

    L’articolo centra bene la questione e mette il dito nella piaga della nostra magistratura malata e politicizzata.
    Troppi magistrati entrano in politica, tanto da immaginare la preferenza delle idee su gli articoli del Codice.
    Il loro comportamento spesso risulta equivoco e sono piazzati molto in basso nella classifica del rendimento in rapporto con le magistrature di altri stati d’Europa.
    Ingroia è solo l’ultimo esempio di commistione fra magistratura e politica; gli elettori cominciano a capire ed a rifiutarli come, appunto, è successo.
    Meraviglia come tanti commentatori critichino l’articolo con acredine e indichino il personaggio come esempio di lotta civile. Il personaggio ha abbandonato la lotta per tentare di accasarsi in una casta con molti privilegi, dove risulterebbe più difficile lottare contro la mafia.

  12. volty

    A me questo articolo piace, piace molto.
    Coloro che “non apprezzano” ( :) ) questo articolo dovrebbero limitarsi a criticarlo nel merito, cioè senza nascondersi nelle sottane della sua santità (“Ma sai tu/lei chi è Ingroia !?”, “Ma sai tu/lei che cosa ha fatto Ingroia … ” …. e così via) perché Merlo non nega (anzi) i meriti pregressi di Ingroia, cioè senza isterismi, da sorte simil-piddina, che attribuiscono secondi fini senza rispondere nel merito di quel che Merlo espone, senza scivolare in logiche acritiche (eufemismo) di tipo «il Tal dei Giudici è un santo poiché persegue i ladri…».

    Qualche risposta

    Ruggero Albanese 12 aprile 2013 at 14:51
    E’ paradossale che di fronte all’evidente presente frutto dell’inciucio ventennale fra PD e PDL, di occupazione sistematica di tutto e di tutti la propaganda di “regime” si preoccupa di criminalizzare il nuovo:

    «Uomini moderni»: va di moda l’aggettivo «paradossale» — per ogni stagione ed occasione — ad ogni proposito e sproposito…
    A parte questo singolare (e magari lo fosse) uso inflazionante del «paradosso», la logica del “pretendere che non si parli degli altri poiché il PD è/sarebbe marcio” è ancor più «singolare».
    Il fatto che il PD incucia non implica che Ingroia non ha sbagliato e/ o che Merlo non ha diritto di dire la sua su Ingroia.
    L’uno non esclude l’altro.

    Liria Fassi 12 aprile 2013 at 17:39
    di grottesco c’è solo il mobbing messo in atto dal PD e dai suoi giornali che hanno

    Confutala! Sforzati! :)
    ———-

    Adrienne 12 aprile 2013 at 15:13
    Che articolo pretestuoso! Si attacca pure alla (tra l’altro innocua) battuta di Ingroia circa “Aosta luogo di villeggiatura”, trasfigurata volutamente come critica sarcastica verso la procura aostana, cosa che non è.

    Che commento pretestuoso (questo tuo)! Si attacca pure al (tra l’altro innocuo) sarcasmo di Merlo circa la, altrettanto innocua, di Ingroia, un sarcasmo innocuo trasfigurato come chissà quale mossa dell’ordire della macabra alleanza contro «I Giusti».

    1. Adrienne

      E allora che il signor Merlo impari il significato delle parole della lingua italiana. Per quanto mi riguarda, questo articolo è buono solo per pulire la lettiera del gatto.
      Per il resto, quoto il commento di Maurizio Carpentiere, le sue riflessioni davvero acute ed esaustive. Risposta che forse resterà inascoltata, in questo baratro di marciume.

  13. Maurizio Carpentiere

    Ieri è apparso, in prima pagina, un titolo che mai avrei voluto vedere, soprattutto, perché scritto da un giornalista che ho sempre apprezzato, stimato e che spesso sollecita, a un comune cittadino-lettore de “la Repubblica” come me, interesse, curiosità e condivisione di intenti. Il titolo: “Il finale grottesco del giudice Ingroia”. Da subito, già solo il titolo lasciava immaginare il contenuto dell’articolo ma, poiché era stato scritto, appunto, da Francesco Merlo, ho voluto immaginare un titolo ironico che sarebbe stato smentito e contraddetto dal suo stesso contenuto. Pertanto, inizio a leggere: “sembra il giudice che Silvio Berlusconi si inventa per screditare tutti i giudici”. Già qui comincia a montare una certa rabbia, una rabbia che ha una natura diversa dal solito, una rabbia che ha il sapore amaro dell’ingiusta condanna esercitata da uno dei miei editorialisti preferiti. Premetto che, dal mio punto di vista, Silvio Berlusconi non ha alcun bisogno della materializzazione fisica delle sue “fantasiose invenzioni” per renderle credibili, almeno a quella parte di gregge di nove milioni di elettori che, per un verso o per l’altro, ovvero per ingenuità od opportunismo, l’hanno votato. Trovo, quindi, ingiusto affermare che sia Ingroia a screditare e danneggiare, addirittura facendo un “danno epocale”, l’Antimafia. Affermazioni del genere posso accettarle, nonostante la rabbia (questa volta nella sua originaria natura), e l’impotenza, che avverte il semplice cittadino-lettore per non poter replicare, solo da quella parte politica che non ha fatto altro, per decenni, che attaccare magistrati e magistratura. Continuando l’analisi del Suo articolo. Definizioni e frasi del tipo: “perdente”; “giudice terribilmente inadeguato”; “lui ingordamente avrebbe voluto tutte tre le cose: politica, magistratura, Equitalia”; “personaggio di Benvenuti al Nord”; “Crozza aveva felicemente fatto di Ingroia una maschera della commedia italiana”, non sembrano, per nulla, scaturire dalla sua penna, non sembrano, e Le giuro che la mia non è “captatio benevolentiae”, dette e pensate da quella mente lucida, arguta e intellettualmente onesta, che Lei ha dimostrato di possedere da quando leggo i suoi articoli. Non credo che Ingroia abbia disprezzato i suoi colleghi di Aosta, anche perché, nel momento in cui ha affermato: “Ci vado volentieri: tre o quattro giorni, ma in villeggiatura, a passeggiare, non a perdere tempo, a scaldare la sedia”, si parlava di un possibile incarico, da parte del Csm, come Giudice in soprannumero, tanto che non era nella volontà di Ingroia, come da lui stesso affermato, godere dello stipendio . Lei questo non l’ha precisato! Pertanto, tutte le Sue ipotetiche offese, che avrebbero dovuto avvertire i magistrati di Aosta, tanto da dover richiedere, al Csm, la tutela della loro reputazione, non hanno alcun motivo di esistere. Nel successivo capoverso, Lei parla ancora di un pm che ha abbandonato “inchieste importantissime e delicatissime”, tra cui la “famosa” (ho avuto l’impressione che l’aggettivo fosse utilizzato con tono sarcastico) trattativa Stato-mafia. Non credo che Lei continuerebbe a lavorare per “Repubblica” se Le ponessero dei paletti tali da incidere sulla Sua, necessaria e indispensabile, libertà di opinione e di pensiero! Si ricorderà, certamente, con quanta durezza, asprezza e violenza è stato attaccato, sia dalla stampa che dal mondo politico, per le intercettazioni, non solo di Napolitano ma, in modo particolare, di Mancino, oggi indagato per falsa testimonianza. Tutto solo perché aveva: “indebitamente leso il diritto di riservatezza del capo dello Stato” (questa volta utilizzo io il Suo sarcasmo di prima). Una campagna, quella mediatica, contro Ingroia, compreso la satira di Crozza che, secondo me, ha fatto, alla fine, solo la fortuna di Berlusconi! Lei dà del perdente a Ingroia ma, tale qualifica, come Lei stesso dice, non annulla il valore individuale dello sconfitto, soprattutto quando i giudici che decretano una simile sconfitta siano, da un lato, gli stessi che hanno premiato Berlusconi nell’ultimo ventennio, dall’altro, coloro che in tutti i modi e a tutti i costi, hanno voluto salvaguardare “la riservatezza del
    Capo dello Stato”.
    Una partita in cui una parte gioca a carte scoperte, mentre gli avversari hanno persino le carte truccate!
    Di fronte a tale sconfitta l’immagine del perdente, nonostante il tentativo di emarginazione proveniente da più parti, viene garantita, purtroppo, solo da una esigua minoranza di onesti che aspettano da una vita intera una illusoria rivalsa. Ricordo,qualche mese fa, durante la campagna elettorale, vedendo Ingroia e altri leader politici in tv, mi confrontavo sui social network con gli amici facendo simili considerazioni:

    Ingroia a Leader: è utopico pensare di affermarsi in politica senza saper parlare il politichese…non sopporto il politichese! ( Questa frase oltre ad esprimere, l’incapacità di Ingroia di utilizzare quel politichese necessario per la sua affermazione, esprime purtroppo l’inevitabile rassegnazione, di un sostenitore di Ingroia, di ritrovarsi, insieme a lui, condannato a stare ai margini di una società che rigetta ogni forma pura, istintiva e intellettualmente onesta, di linguaggio)

    Berlusconi a Servizio Pubblico: in un confronto dialettico tra una parte che argomenta con naturalezza enormi falsità, che utilizza la furbizia con disinvoltura, che trasforma la realtà con la capacità del grande illusionista e una controparte che, pur essendo in maggioranza, oppone solo e con affanno un’ingenua elencazione di dati e di verità facilmente confutabili da chi, per un ventennio, ha venduto fumo a una nazione intera, non potrà che esserci sempre e solo un vincitore…lui! L’onestà, la lealtà e la verità appaiono, di fronte a colui che è stato capace di rivoluzionare la coscienza di milioni di persone, tre semplici “olgettine”.

    Sono certo che Napolitano sia una persona corretta ed è proprio per tale ragione che mi risulta difficile da digerire il fatto che abbia voluto ostacolare la magistratura al fine di proteggere uno Stato che lui stesso, fino a qualche decennio fa, attaccava. Credo che per lui, in qualità di Presidente, sarebbe stata un’ottima occasione per prendere le distanze da tanti fatti “indicibili” che hanno avvelenato la nostra Repubblica. Non parlo solo di rapporti Stato-mafia ma anche di tante altre stragi e misteri rimasti coperti da quel segreto che garantisce allo Stato una sovranità assoluta che non ha nulla a che vedere con la democrazia e che, invece, mi fa pensare a un “totalitarismo istituzionale” ( scusi per la coniazione di tale termine) che sovrasta di gran lunga quella sovranità dei cittadini, così egregiamente espressa dalla nostra Costituzione. Un magistrato, che sia degno di questo nome, sente il dovere morale di agire in virtù di tale scopo, non ha alcun altro interesse se non quello di fare emergere la verità. Ingroia, come tanti altri, è semplicemente questo, ciò che ha cercato di fare! Il potere giudiziario gli avrebbe dovuto garantire la possibilità di esercitare al meglio le sue funzioni, ma, la legalità e la giustizia non fanno parte, purtroppo, della nostra società. Questa è dominata dal potere, un potere che non può riconoscere le necessità della collettività ma solo l’individualismo e l’egoismo di chi tale potere detiene. Se vogliamo, davvero, far crescere i nostri figli in un mondo migliore, al di là di ogni appartenenza politica, le fondamenta di tale mondo devono essere la legalità, la lealtà, l’istruzione, la solidarietà…, ma non come luoghi comuni da sbandierare, in modo demagogico, ad ogni campagna elettorale, ma come valori solidi che facciano parte integrante del nostro mondo interiore. Un mondo rappresentato da quel dovere morale kantiano che attribuisce, da solo, l’effettiva misura ad ognuno di noi, e che, inevitabilmente, traspare agli occhi del mondo esterno. Ecco, in virtù di questa trasparenza, chiamiamola d’animo (che a volte, ma solo a volte, potrebbe essere ingannevole), ogni persona attenta e disinteressata al proprio tornaconto personale, indirizza, in occasione delle elezioni, il proprio voto. In particolare, bisogna essere disposti, anzi sentire la necessità di ascoltare e guardare in faccia tutti, le loro espressioni, il loro linguaggio, il loro entourage… ed è solo grazie all’intelligenza cristallizzata e fluida, che appartiene a tutti, che bisognerebbe valutare e giudicare i politici. Personalmente, se in Bersani, e in tutto ciò che lo circonda, riesco a vedere solo metà di quello che cerco, in Ingroia ne vedo, diciamo…” più di tre quarti”, e soprattutto vedo quella parte che mi spinge a votarlo. Non si tratta di ideologie o utopie appartenenti al passato ma solo fiducia che una società migliore sia possibile.
    Ho seguito, a Catania, il comizio di Ingroia, ed è proprio per questo che ho voluto evidenziare la parola “entourage”. Sa perché? Perché ho notato, guardando oltre Ingroia, ovvero ciò che avveniva alle sue spalle. Si capiva chiaramente che alcuni dei suoi più stretti collaboratori “confabulavano”, sì è proprio questo il termine da utilizzare, su di lui. Ed in virtù di quella intelligenza cristallizzata a cui facevo riferimento prima, che si intuiva dai gesti di questi, quanta poca autorità avesse, all’interno del suo stesso partito, il candidato premier. Egli ha parlato a ruota libera per quasi due ore, e solo l’intervento di un’astuta manovra da prestigiatore di una collaboratrice, concretizzatasi con il passaggio di un “pizzino” che veniva lasciato sul leggio del comiziante, ha impedito che potesse continuare a parlare per altrettante due ore. Si trattava delle stesse collaboratrici che da più di un’ora manifestavano insofferenza verso la sua inconsapevole dimensione del tempo nella gestione di un comizio politico! Non era un politico quello che parlava, ma semplicemente uno che manifestava con convinzione le sue idee. Un uomo che ha cercato di trasferire nei suoi comizi, l’ardore, la passione e la voglia di giustizia, dell’unico linguaggio che conosce, lo stesso che per 25 anni ha utilizzato nelle aule dei tribunali. Semplicità, modestia, umiltà, sana voglia di giustizia erano gli unici elementi che emergevano dal suo linguaggio. Questa è l’immagine di sé che Ingroia ha trasmesso, un’immagine che contrasta, in modo evidente con la Sua definizione di “tuttologo”. Mai, a parer mio, ha manifesto quella arroganza, quella voglia di protagonismo e quella vanità da Lei rilevata. Si è, inconsapevolmente e ingenuamente, esposto nella sua vera dimensione umana, cosa intollerabile in politica per chi è alla ricerca di ampi consensi. In tutte, ma proprio tutte le sue apparizioni in tv, ad ogni domanda che non riguardasse l’ambito della giustizia e del diritto, materie in cui possiede una indubitabile preparazione ed esperienza, manifestava, con assoluta umiltà e modestia, la propria incompetenza, affermando: “a questa domanda faccio rispondere tizio, caio…”, ovvero candidati della sua lista con specifiche professionalità. Così facendo ha, ingenuamente, evidenziato dei limiti veri ma che, per nulla, purtroppo, appartengono al linguaggio e alla dialettica politica.
    Un’ultima cosa vorrei dirla in merito al ruolo di esattore. Non credo che questo ruolo richieda un “sapere specializzato” come Lei afferma, proprio perché trattasi di esattore e non di Direttore dell’Agenzia delle Entrate. L’ esattore, per sua natura, non ha il compito di effettuare verifiche fiscali, ma solo di recuperare tasse, tributi e contributi non pagati dai contribuenti nei confronti di Istituti Previdenziali, Enti Pubblici e Agenzia delle Entrate, ed è da questi che l’esattoria riceve l’incarico solo di riscuotere le somme non pagate, e sono solo questi Enti ad accertare la fondatezza del debito del contribuente. E’ un agenzia di Riscossione…ma questo, sono convinto, Lei lo sa già!
    Cordialmente
    Maurizio Carpentiere

    1. Ermenegildo Bisturi

      Gent. Signor Carpentiere,
      sarebbe così gentile da rispondere a una semplice domanda alla quale nessuno vuole rispondere?
      La voglio porre a lei, visto che si evince che lei considera quello di Ingroia un tentativo di migliorare la politica italiana, un tentativo di dare rappresentanza ai non rappresentati.
      La domanda è questa:
      Perché Giovanni Favia fu candidato (o meglio: NOMINATO) con le liste di Ingroia? Per quali meriti fu candidato? Lei pensa che Ingroia fu a corto di uomini valorosi proveniente dalla società civile? Oppure che Favia fu più valoroso degli altri?
      Ripeto: CHI, E PERCHÉ, DECISE LA CANDIDATURA DI FAVIA?

      1. Maurizio Carpentiere

        Gentile Sig. Bisturi,
        Le rispondo non perché conosca i motivi e le dinamiche interne a RC in merito alla presentazione delle liste, ma, semplicemente, per manifestarLe il mio personale parere. Non conoscendo Favia e la sua storia, anche se mi ispira fiducia, una motivazione della sua candidatura potrebbe essere attribuita al coraggio mostrato per aver manifestato il suo dissenso di fronte al dispotismo di Grillo, un dispotismo che, a quanto pare, si cela dietro una parvente democrazia che il M5S non dimostra di avere! Uno dei meriti di Favia, se vogliamo, sembra essere stato, forse, quello di incarnare gli stessi principi fondanti che hanno spinto Ingroia a entrare in politica. Verità, giustizia e voglia di una vera democrazia, questi, secondo il mio modesto parere, rappresentano tali principi! Tuttavia, non abbiamo alcuna certezza che la proposta della candidatura di Favia sia partita da Ingroia, il quale, però, avrà dato di certo il suo assenso in virtù di quanto sopraddetto!

  14. marietta

    Il male italiano e’ voler sempre fare l’asso pigliatutto.Ingroia chi lo consiglia? Sicuramente un cretino .Non indaghiamo per conoscere l’identita’ del cretino per non scoprire ch e’lui stesso.I giudici facciano il loro lavoro e la smettano di scendere in politica sperando di essere eletti perche’ gia’ famosi per le indagini condotte.Gia’che si ritrova disoccupato ci sono sempre le palme guatemalteche ,piene di cocchi da pulire bucare e venderne l’acqua…..vengan amigos tenemos aguita de coco dulce sabrosa y fresca!

  15. Fabrizio Valeriani

    Ingroia : i corrotti lo temono,
    gli onesti lo supportano,
    gli eroici lo difendono,
    i lecchini lo attaccano,
    a quale di queste 4 categorie appartiene lei sig. Merlo ?

  16. Gabriella Bernardini

    Egregio Merlo, dai giornalisti (specie nostrani) nessuno pretende obiettività, ma almeno un po’ di informazione sì.
    Inizialmente era stato proposto a Ingroia di andare in “soprannumero” ed a questo era dovuto il suo rifiuto,
    Proprio il procuratore capo Marilinda Mineccia ha invece chiarito che nella procura c’è un posto vacante da riempire con la presenza di Ingroia la cui competenza anti-mafia verrà sfruttata appieno essendo le varie mafie ormai presenti anche nella sua regione.

  17. Giuseppina

    Ieri il quotidiano la Repubblica ha utilizzato il metodo Boffo o fango contro il Dott. Ingroia con firma dello scribacchino Francesco Merlo.

  18. Simonetta

    Io di grottesco vedo solo la magra fine che sta facendo una testata giornalistica come La Repubblica, che nel corso degli anni si è trasformata sempre più in organo di partito senza averlo mai dichiarato. L’articolo è vergognoso e denota una preoccupante mancanza di obiettività. Ingroia merita rispetto e meritano rispetto le sue scelte che non sono certo facili. Non ho mai visto lo stesso accanimento contro altri magistrati che sono entrati in politica.

  19. mena

    signo Merlo lei da giornalista dovrebbe sapere che un uomo come Ingroia fa paura a quella casta che ha portato l’Italia alla rovina,mi chiedo che cosa abbia fatto lei per questo paese e cosa ha fatto Ingroia,e la risposta è evidente anche ai più ignoranti,quelli che non sanno i fatti.sono i giornalisti come lei che fanno danno alle persone oneste di questo paese,sappiamo bene che adesso la penna potrebbe far più danno degli attentati,ma ce ancora gente che ha bisogno di legalità,quella stessa gente che si ribella al suo misero articolo,vorrei pregarla da cittadina italiana di lasciar stare persone che lei non si è mai degnato di difendere quando ne avevano bisogno. volevo rammentarle che se non siamo in parlamento è solo per una legge elettorale che è stata rinnegata persino dal suo stesso ideatore. mena zabberoni

  20. Luigi Buselli

    Bene Repubblica! Brava! Ora si che non ti comprerò più. Non c’è più alcuna differenza fra te e certi tuoi sporchi compari. Antonio Ingroia è una personba ONESTA. Forse è questo che ti disturba. Ha fatto scelte coraggiose, molti di noi le hanno condivise. Sei vergognosa!

  21. Daniela Caramel

    Complimenti, sig, Merlo, se qualcuno non aveva il voltastomaco, dopo aver letto il suo articolo lei è riuscito a farglielo venire! La sequela di ingiurie, il voluto travisamento dei fatti, la mancanza di veridicità sullo svolgimento degli stessi sono non solo fuorvianti per il lettore che non ne ha una chiara conoscenza, ma a mio modesto avviso sono pura diffamazione e nessuno che li conosca può lasciarsi incantare dalle sue tardive parole di essere buona fede. Con quell’articolo lei ha dimostrato la faccia peggiore del giornalismo, che non descrive i fatti, ma esprime opinioni del tutto personali e gravemente lesive della dignità di una persona, Antonio Ingroia, cui lei non è degno neppure di allacciare le scarpe. Voglio ricordarle che Antonio Ingroia ha rischiato e rischia costantemente la vita per le sue indagini e che se vogliamo un’Italia migliore e libera dalle mafie dovremmo tutti stringerci intorno a lui, supportare il suo lavoro, non diffamarlo gratuitamente. A chi giova il suo articolo? Quale scopo vuole ottenere? Sembra quasi che dietro ci sia qualcuno che l’ha spinta ad esprimere pareri personali e insignificanti, con intenti diffamatori. Il pezzo che lei ha scritto può annoverarsi nella storia del peggior giornalismo, alla stregua dei Sallusti, dei Ferrara, dei Minzolini. E glielo dice una che da sempre si batte contro la censura, per la libertà di informazione e di stampa, ma mai per la libertà di insulto. Mi auguro che Repubblica prenda le distanze dalle sue squallide posizioni, altrimenti mi resterà qualche dubbio sull’effettiva libertà giornalistica della testata per la quale scrive. E chiedo anche rispetto per le 800 mila persone che hanno votato per Antonio Ingroia, che hanno avuto ed hanno fiducia in lui: questi voti non sono una sconfitta, ma una vittoria, soprattutto in considerazione del poco tempo a disposizione per la campagna elettorale, del costante oscuramento da parte dei media, della straordinaria azione dei volontari che, in totale solitudine, hanno lavorato sul territorio e sono riusciti a raggiungere un risultato migliore di altri partiti che hanno avuto ben altra visibilità. Voglio anche ricordarle che da vivi, anche Pio La Torre, Falcone e Borsellino non sono stati trattati meglio: noi, invece, vogliamo che i nostri eroi rimangano sempre tra noi.

  22. Cinzia

    Ma… questo sarebbe un “articolo”? non me ne capacito. Mi chiedo una cosa. E’ di giornalismo che stiamo parlando, o di uno sfogo di una persona animata da un livore a dir poco inquietante (e mi chiedo anche il perchè di questo livore)? non capisco. Io di “grottesco” osservo solo questo “articolo”. Bisognerebbe rispondere punto per punto, ma diventa una cosa infinita, penosa e pesante, che costringe a ripetere e a concentrarsi su cose sulle quali non si dovrebbe fare altro che sorvolare, data la loro bassezza. In compenso, Antonio Ingroia, è riuscito nell’impresa di rispondere senza per questo abbassarsi al livello delle brutture contenute nell’ “articolo” di Merlo, un motivo in più per ammirare Ingroia e augurarsi che possa in qualche modo continuare a dare il proprio prezioso contributo e impulso in ruoli che gli permettano di agire nel modo più efficace possibile nella lotta alla mafia e nel portare avanti un’alternativa al sistema mafia : http://www.rivoluzionecivile.it/2013/04/13/ho-perso-le-elezioni-non-la-mia-storia-lettera-a-repubblica/

  23. Virgy

    Ho sempre sostenuto di quanto siano enormi le responsabilità degli uomini di cultura e degli organi di informazione sullo sfacelo lento, progressivo, inarrestabile che ha permesso che questo paese possa essere rappresentato come inaffidabile, intriso di ignoranza e furberie, scardianto da radici culturali e principi morali che dovrebbero esserne invece la linfa vitale. Quando leggo articoli come il suo, che nascondono un livore inspiegabile, ho l’ennesima conferma di quanto la maggior parte di voi giornalisti siate malati di protagonismo e di ipocrisia. Siete così di pessimo ausilio rispetto alla necessità che venga diffusa ed esercitata una democrazia fondata sulla verità. Quando leggo certi articoli capisco ancora una volta il perché questo é il paese dei tragici eventi senza risposta, delle collusioni e dell’evasione, dello sfacelo ambientale e sociale. Siete responsabili quanto e più dei politici e di noi tutti che gli abbiamo permesso di esercitare così a lungo, della tragica situazione nella quale stiamo brancolando, voi, con il vostro silenzio, o con parole e allusioni pesanti come pietre, con la mistificazione della realtà, con la delegittimazione di uomini, pochi e soli, che tentano con tutte le loro forze a diffondere principi etici e senso di giustizia. Soli, anche grazie a voi.

  24. Giusi Dessì

    Credo che la coerenza e l’onestà morale che hanno sempre contraddistinto a mio avviso il comportamento di Ingroia siano valori un po’ scomodi di questi tempi. Le dico sinceramente che il suo articolo non mi piace. Mi chiedo solo quali motivazioni personali o non l’abbiano spinta ad un attacco dal quale scusi se mi permetto esce molto male soltanto lei e con lei i detrattori di una magistratura pulita e di una politica lontana dagli inciuci e dai compromessi . Sappia che chi conosce e sostiene Ingroia continuerà a sostenerlo come la sottoscritta e moltissimi altri che credono in una democrazia che sia veramente tale.

    La saluto

  25. Cristina Iori

    Questo è l’ennesimo articolo che mi porta ad interrogarmi su quale sia la differenza tra Repubblica e quei giornali d’assalto propagandistico e spesso denigratorio di chiunque non sia “allineato” a certa politica.
    Spiace molto vedere che un quotidiano dagli illustri trascorsi, come Repubblica, scada a livello di quei rotocalchi scandalistici cui interessa solo fare “scoop”, vero o falso che sia non importa, purchè sia scoop e possibilmente su qualcuno che occorre eliminare politicamente perchè scomodo ai giochetti di palazzo o peggio agli occulti interessi che legano ambienti mafiosi a quelli istituzionali…che tristezza

  26. Nadia Lobianco

    Grottesco è un Paese che non sa tutelare i cittadini dalla criminalità organizzata, grottesco è un Paese privato, nel silenzio collettivo, di tutti i diritti conquistati con il sangue dei suoi avi, grottesco è un Paese la cui informazione è asservita alle “proprietà di turno” e di certo non quegli uomini che combattono per quello in cui credono e che troppo spesso vengono abbandonati nella “sotterranea” speranza che possano diventare eroi silenti. Grotteschi sono i merli che assomigliano ai corvi. Che tristezza.

  27. Francesco Acanfora

    L’undicesimo saggio. Il fatto e’ evidentemente che cio’ che Ingroia ha ascoltato irrita moltissimo la parte politica che ha sottomesso l’Italia alla dittatura della burocrazia finanziaria, irrita cioe’ Napolitano, Monti, e le parti molli di PDL, PD, UDC, quelle che ora reclamano un impossibile governissimo. Il giornale Repubblica, che per 16 mesi, da novembre 2011 a febbraio 2013, e’ stato il principale propagandista della disastrosa operazione, si incarica ora della vendetta. Si capisce che come opposizione va meglio Grillo, infatti e’ l’unico alibi possibile per ricompattare l’armata Brancaleone che dalle elezioni e’ stata fatta a pezzi.

  28. enrico pagano

    I magistrati puliti e corretti, se proprio non riescono a resistere al fascino della “discesa in campo”, si dimettano all’istante e si candidino – non prima di tre, quattro anni dalle dimissioni – in altra area geografica del paese.
    Diversamente contribuiranno al totale sfascio di questa povera democrazia.

  29. Anticlea

    Dalla nascita del governo Monti Repubblica si è distinta per la sua faziosità nell’appoggiare il PD in operazioni su cui avrebbe gridato allo scandalo se le avesse fatte Berlusconi. Questo articolo tocca l’apice. Vergognatevi.

  30. Carmela Blandini

    (si legga un buon articolo scritto da Travaglio, non può farle che bene!)
    Uno straniero che si trovasse a passare in Italia in questi giorni, nel leggere certi titoloni contro Antonio Ingroia, penserebbe che l’ex pm di Palermo sia stato colto con le mani nel sacco a rubare, a dire falsa testimonianza, a trescare con mafiosi, a coprire assassini, a corrompere minorenni.

    “Ingroia, vai a lavorare”. “Ingroia ha mentito anche a se stesso” (Libero). “L’antico vizio di sentirsi il più antimafia di tutti. Ecco perché ha fallito il giudice palermitano coccolato dai media” (La Stampa). “Il finale grottesco del giudice Ingroia” (Repubblica). Cos’ha fatto Ingroia per meritarsi tutto questo?

    Si è candidato in politica come decine di suoi colleghi, ha perso le elezioni, ha chiesto il permesso di lavorare in un incarico extra-giudiziario – quello di commissario delle esattorie siciliane – a metà stipendio. Ma il Csm gli ha risposto picche confinandolo in Val d’Aosta (l’unica regione dove non era candidato). La prima destinazione, ineccepibile dal punto di vista delle regole, era quella di giudice: solo che ad Aosta gli organici giudicanti sono tutti coperti, dunque Ingroia sarebbe stato “in soprannumero”: avrebbe percepito stipendio pieno scaldando una sedia. A quel punto il Csm s’è accorto che la porcata era troppo sporca persino per i suoi standard e l’ha nominato pm, derogando al divieto di funzioni requirenti per chi si è candidato. Lui ha annunciato ricorso: deroga per deroga, c’è un posto ben più consono alla sua storia e competenza: quello di sostituto alla Procura nazionale antimafia, che ha competenza su tutta Italia e funzioni di puro coordinamento di indagini altrui, dunque non striderebbe troppo col divieto di tornare in toga dove ci si è candidati.

    Resta da capire perché Ingroia non può fare il commissario delle esattorie siciliane, crocevia di interessi illegali e spesso anche mafiosi, che richiede proprio un uomo della sua esperienza. La risposta dei sepolcri imbiancati è che l’incarico non ha attinenza con l’attività giudiziaria, dunque un magistrato non può ricoprirlo. Ingroia ha chiesto di esser sentito, per spiegare che così non è. Ma non l’hanno neppure degnato di una risposta. Che strano. Un anno fa il Csm autorizzò la giudice Augusta Iannini in Vespa, dal 2001 distaccata al ministero della Giustizia, a passare al Garante della privacy: che attinenza avrà mai quel ruolo con la giustizia? Del resto, in questi anni, Palazzo dei Marescialli ha autorizzato vari magistrati a fare gli assessori nella regione in cui fino al giorno prima erano pm (Russo nella giunta siciliana Lombardo e Marino nella giunta Crocetta): funzioni non elettive, ma di nomina politica, ben più delicate di un’esattoria. Perciò ha ragione da vendere Ingroia a denunciare il trattamento contra personam di un Csm presieduto da Napolitano, la cui voce fu da lui casualmente ascoltata intercettando Mancino.

    Fare due più due è facile, ma anche legittimo. Eppure commentatori che non hanno mai scritto una riga in difesa di Ingroia quand’era massacrato perché indagava sui potenti, oggi lo massacrano perché s’è dato alla politica. Il solito Francesco Merlo, su Repubblica, lo accusa financo di aver “usato le indagini antimafia per uscire dalla magistratura” e di “danneggiarla” dando ragione a Sallusti. Ora – a parte il fatto che Sallusti non è in carcere grazie a Merlo che chiese per lui la grazia e a Napolitano che la concesse – dov’era Merlo quando Ingroia veniva isolato con i suoi colleghi perché osava indagare sulla trattativa Stato-mafia? Se gli piaceva tanto il pm Ingroia, perché non l’ha difeso quando tutti lo attaccavano? Il Fatto è stato il primo a criticare la scelta di Ingroia di fare politica (non perché non ne avesse diritto, ma perché rischiava di scendere di livello anziché salire). Ma pure a solidarizzare con lui e i suoi colleghi isolati e linciati da tutti. Anche da quanti ora si esercitano nello sport italiota più diffuso e più vile: la bastonata allo sconfitto, detta anche il calcio dell’asino.
    Tiro all’Ingroia di Marco Travaglio

  31. Terry D.F.

    Signor Merlo tutto quello che ha scritto in questo articolo non le fa onore come giornalista … ha fatto un analisi errata e piena di falsita’ nei confronti della persona di Ingroia , si vergogni, e se ha un minimo di coscienza scriva un altro articolo rettificando il tutto e soprattutto chiedendo scusa ad Ingroia e a tutte le persone per bene che credono in lui e ai valori della legalita’ e della giustizia!

  32. volty

    POST-FINALE GROTTESCO: LA CARICA DEGLI 1,4 %
    FRIZZANTI
    PURISSIMI, PESANTISSIMI, ARRABBIATISSIMI

    Vi conosco mascherine. Siete come il Carpentiere (13/04 14:35):
    pianti, imprechi, maledizioni, strappi delle vesti e dei capelli ….
    salvo prima, durante e poi dire cose ben peggiori, gratuite, sugli altri attori politici (e.g. Grillo & M5S, PD, Sel od altro).

    Io devo ancora capire quale apporto avrebbe portato la «Rivoluzione Civile» alla politica nel caso fossero stati eletti. Tuttora mi sfugge l’identità politica di questo soggetto. Ricordo che la cosiddetta società civile fu delusa da questo soggetto politico visto che dichiarava di rappresentarla ma poi si scelse tutto da solo (il soggetto politico) i candidati (ed infatti 1,4 %). E la candidatura di Favia fu la ciliegina sulla presa in giro.
    ================================================

    Maurizio Carpentiere 14 aprile 2013 at 13:35
    Non conoscendo Favia e la sua storia, anche se mi ispira fiducia, una motivazione della sua candidatura potrebbe essere attribuita al coraggio mostrato per aver manifestato il suo dissenso di fronte al dispotismo di Grillo

    Ma quale coraggio se era al secondo mandato (ultimo per regolamento M5S) !!!??? Infatti, Favia, nonostante prima avesse condiviso la regola del massimo due mandati, poi, grazie al coraggio, si presenta per un terzo mandato in politica!
    Il dissenso si esprime con un confronto (o dichiarazione) alla luce del sole e non a «microfoni spenti», non in un confessionale a «microfono spento», non in una rete che fatica(va) ad avere microfoni accesi che funzionano bene.
    Lei scambia «sgambetti» per «dissensi» (Ma qualcosa mi dice che lei avrebbe urlato al complotto qualora qualcuno, a microfoni spenti, avesse detto “Ingroia prende in giro tutti, in verità non c’è nessuna democrazia, è lui che decide tutto, tant’è vero che aveva deciso di candidare me…!”).

    un dispotismo che, a quanto pare, si cela dietro una parvente democrazia che il M5S non dimostra di avere!

    «A quanto pare» de che? De quale fonte vi imbevete?
    Che cosa non avrebbe il M5S, una «parvente democrazia» oppure «democrazia»?
    E «rivoluzione civile»? Che democrazia aveva? Chi aveva deciso chi candidare? Chi aveva deciso la linea politica (qualora ci fosse)? Naaaa, niente, lo so, …, fu messo in piedi in fretta e furia…!

    Uno dei meriti di Favia, se vogliamo, sembra essere stato, forse, quello di incarnare gli stessi principi fondanti che hanno spinto Ingroia a entrare in politica. Verità, giustizia e voglia di una vera democrazia

    Ho ampiamente dimostrato la inconsistenza di questi suoi «principi». Non avete né Verità, né Giustizia, né Democrazia. Amen! (ne riparleremmo quando, semmai, le avrete…)

    E voi, faziosi, osate venire qua a dare lezioni a Merlo sul come deve scrivere….?
    Sembrate degli alterati tacchini che vanno a dare lezioni al falco sul come si deve volare ….
    =================================================

    Non ho letto un solo commento critico che abbia una qualche consistenza.. Il commentario critico sembra una trasposizione del suono delle zanzare.

    Non ronzate intorno! Citate e rispondete NEL MERITO!
    Altrimenti i vostro sono soltanto dei malsani, nonché maldestri, tentativi di censura di una LEGITTIMA OPINIONE POLITICA.

  33. serena verrecchia

    Lei, carissimo signor Merlo, dovrebbe solamente vergognarsi per questo articolo. Stop.
    E chi sarebbero quelli che sostenevano Ingroia quando faceva il suo lavoro di magistrato? Chi? Lei e i suoi amici di redazione? Lei e Eugenio Scalfari che avete messo in atto una vera e propria campagna anti-pm di Palermo pur di continuare a leccare i didietro di Napolitano?! Che schifo… vuole sapere cosa pensano gli studenti che vivono nel mito di Falcone e Borsellino? Che questo articolo è una VERGOGNA

  34. volty

    serena verrecchia 15 aprile 2013 at 11:36
    Lei, carissimo signor Merlo, dovrebbe solamente vergognarsi per questo articolo. Stop.

    Lei, carissima signora Serena (nomen non omen), dovrebbe motivare un po’ meglio. Start. :)

    E chi sarebbero quelli che sostenevano Ingroia quando faceva il suo lavoro di magistrato?

    Sostenere in che cosa? Nella caccia al picciotto?
    Beh, qui ha sbagliato lo stesso giornale, qui è la stessa La Repubblica ad aver alimentato questo malsana partecipazione ciabattiva, questa specie di antimafia da salotto in pantofole partecipative e solidali.
    Ossia: Chi semina saviani si becca baggiani …

    Lei e Eugenio Scalfari che avete messo in atto una vera e propria campagna anti-pm di Palermo pur di continuare a leccare i didietro di Napolitano?!

    Basta mettersi contro Napolitano e si è subito santi? Ma che roba!

    Che schifo… vuole sapere cosa pensano gli studenti che vivono nel mito di Falcone e Borsellino?

    No, io vorrei sapere che cosa ne penserebbero Falcone e Borsellino che stavano alla larga dalla politica, preferivano fare la rivoluzione continuando a svolgere il loro prezioso lavoro,.
    Lei rappresenta il consiglio studentesco della corrente che si riconosce nei due?

    Che questo articolo è una VERGOGNA

    La vergogna sta nel fatto che siete incapaci di mettere due righe nel merito.
    La vergogna sta nei vostri tentativi di censura del pensiero, con il pretesto della censura degli scritti…

    INCONSISTENTI

  35. Maurizio Carpentiere

    Mister Volty, non ho altro modo per rivolgermi a lei, visto che è questo il nome che si è attribuito!
    Di solito quando ricevo una telefonata, con il numero del chiamante non identificabile, non rispondo. Non rispondo perché ritengo che, chi sia in grado di rivolgere la propria attenzione e il proprio pensiero, prima di comunicare con gli altri, all’inserimento di tale funzione sul proprio telefonino, abbia dei validi motivi per farlo che non corrispondono ai miei canoni di trasparenza. Tuttavia, se qualche volta, per curiosità, mi capita di rispondere, non perdo di certo l’occasione per far notare la mia insofferenza di fronte a tale comportamento. Lo faccio notare, semplicemente, perché ritengo sia necessario, prima di esprimere affrettati giudizi sulla persona, accertarsi che si tratti di un comportamento voluto…non bisogna mai trascurare il beneficio del dubbio! Ecco, già solo il nome che introduce il suo commento, alla mia risposta del 14/4 alle ore 13:35, apparendomi come lo squillo della telefonata non identificabile, non sollecita per niente una mia possibile risposta. Ma dopo la sua ricomparsa diretta ad attaccare un altro commento con la stessa metodologia, non ce l’ ho fatta a rimanere in silenzio! Mi perdoni, quindi, anticipatamente, se tento di sindacare le sue affermazioni! La sensazione che dietro un nome di fantasia ci si possa sentire autorizzati a dire tutto contro tutti, anche in modo inopportuno e, se mi permette, insensato, forse farà parte della sua cultura, non certo della mia! Trasformarsi in giustiziere delle libere opinioni altrui, celandosi (non a caso utilizzo lo stesso verbo che le ha dato tanto fastidio quando si parlava del dispotismo di Grillo), dietro false identità risulta, non solo scorretto nei confronti di chi non ha alcun timore di esternare le proprie idee sottoscrivendole in modo trasparente e chiaro con il proprio nome e cognome, ma denota, soprattutto, la sua subdola e “malsana partecipazione ciabattiva” (come la chiama lei) a questi blog, manifestando solo un cinismo e un’ arroganza che per nulla appartiene alla democratica esposizione di queste vetrine. Non mi soffermo su ciò che lei scrive e critica ricorrendo al metodo dell’estrapolazione di frasi dai contesti in cui sono stati inseriti in origine, alterandone il significato, ma poiché lei parla di entrare nel “merito”, senza peraltro riuscire a dare il giusto esempio, la inviterei a leggere, eliminando quella faziosità che lei attribuisce agli altri, i commenti di coloro che l’hanno preceduto. Si accorgerà, Mister Volty, che qualcuno è entrato nel “merito” delle accuse rivolte impropriamente a Ingroia, e l’ha fatto (lo so forse a lei risulta impossibile che possa essere vero) con umiltà, rispetto, educazione e qualche punta di rammarico per la persona che queste accuse le ha rivolto.
    Per quanto mi riguarda la risposta, a cui lei fa riferimento, era indirizzata ad un nostro comune interlocutore di questo blog in merito al coinvolgimento di Favia all’interno di RC. Poiché, purtroppo, non posseggo le verità assolute che ha lei, nonché fiducioso della buona fede di Ingroia, mi sono limitato a esprimere una mia libera interpretazione sui motivi che l’avrebbero potuto indurre ad una scelta simile
    Per concludere, non mi sembra che nel mio commento del 13/4 alle ore 23:46, sia stato detto nulla che facesse pensare ad offese “gratuite e peggiori” sul conto di altri “attori politici”! Per sua conoscenza io ho votato Ingroia, ma ho votato anche Sel, ma alla luce di quanto sta accadendo sono a favore di un governo PD-M5S, al di là delle loro contraddizioni interne.
    Maurizio Carpentiere

  36. Anna

    Il PD e La Repubblica hanno imparato molto dalla “macchina de fango” usata da sempre dal loro nemico, oramai tra i giornalisti come lei e Sallusti non c’è alcuna differenza, anzi almeno la seconda serpe abbiamo imparato a riconoscerla.
    Sono contenta di non aver votato PD e di non comprare mai più il suo giornale, non c’è spazio per le persone per bene nel vostro mondo.
    Anna Zannantonio Martin

  37. volty

    ALLERGIA ALLE PEDANTERIE

    Mister Volty, non ho altro modo per rivolgermi a lei, visto che è questo il nome che si è attribuito!

    Mister Carpentiere, siamo qui per confrontare le nostre tesi e opinioni, possibilmente sorrette e motivate, non per confrontare i nostri nomi e cognomi.

    La sensazione che dietro un nome di fantasia {1} ci si possa sentire autorizzati a dire tutto contro tutti {2}, anche in modo inopportuno {3} e, se mi permette, insensato {4}, forse farà parte della sua cultura, non certo della mia!

    1) Poiché non è richiesta la certificazione, do per scontato che non è la volontà del nostro oste anteporre la carta d’identità, nonché eventuali altre credenziali, ai propri interventi (commenti).
    2) Non si risponde a uno che dice «tutto contro tutti» — io scrivo quel che penso e cerco di motivarlo.
    Ma lei mi ha risposto – però non nel merito.
    3) Che fa? Sta cercando di condizionare anche me? Inopportuno scrivere il modo di Merlo su Ingroia, inopportuno il mio modo di rispondere ai commenti, inopportuno che si metta in dubbio il vostro santo? Ma sa che se vado in Corea Del Nord trovo gente più democratica di voi, gente disposta a rispettare le opinioni (nonché i modi) degli altri?
    4) Sarà sensata la sua retorica pedante….! :) Lei si parla addosso, fa giri di parole senza fine, le sue sono delle lezioni di pedanteria non richieste.

    Non mi soffermo su ciò che lei scrive e critica ricorrendo al metodo dell’estrapolazione di frasi dai contesti in cui sono stati inseriti in origine,

    Mi faccia presente dove avrei travisato il contesto. Altrimenti vorrà dire, dal mio punto di vista, che lei predilige soffermarsi sul nulla quando non riesce a rispondere agli argomenti.

    Si accorgerà, Mister Volty, che qualcuno è entrato nel “merito” {2} delle accuse {1} rivolte impropriamente a Ingroia,

    1) Lei [si] confonde. Qui non ci sono accuse bensì opinioni sulla [in]opportunità delle sue azioni & dichiarazioni. Ingroia, in quanto esponente politico, è soggetto a critiche ed opinioni.
    2) Non vedo niente di lontanamente simile, mi può indicare almeno uno, gentilmente? :)
    (Manco il pezzo riportato di Travaglio — gira intorno e comunque usa un linguaggio critico quanto quello di Merlo, non usa quello vostro.

    Poiché, purtroppo, non posseggo le verità assolute che ha lei

    Io non posseggo verità assolute, io cerco di giungere a verità per esclusione, deduzione, induzione …
    Io ho avanzato dei dubbi, posto delle domande.

    nonché fiducioso della buona fede di Ingroia

    Ma non della buona fede di Grillo, per il quale, peraltro, non aveva votato, anzi.

    Per concludere, non mi sembra che nel mio commento del 13/4 alle ore 23:46, sia stato detto nulla che facesse pensare ad offese “gratuite e peggiori” sul conto di altri “attori politici”

    Lei scrisse

    una motivazione della sua candidatura potrebbe essere attribuita al coraggio mostrato per aver manifestato il suo dissenso di fronte al dispotismo di Grillo, un dispotismo che, a quanto pare, si cela dietro una parvente democrazia che il M5S non dimostra di avere!

    cioè una accusa di dispotismo e di truccata democrazia, cioè una accusa nascosta tra i condizionali e le congetture sulle ipotesi altrui.
    =================================

    Nessuno qui mette in dubbio la bontà di Ingroia come magistrato e come uomo onesto, qui si contesta Ingroia come uomo politico, si contestano le sue mosse (il post/articolo), si contesta la bontà della sua formazione politica (qualche commento, compreso il mio), si contesta il dogmatismo dei suoi seguaci (vi avrei chiamati sostenitori se i vostri commenti fossero più equilibrati, meno isterici, meno dietrologici).

    1) Ingroia, sorretto dalla fama delle sue azioni contro la mafia, si presenta contro un attore politico che dice che la magistratura gli rema contro
    2) Ingroia, esperto antimafia, rifiuta Aosta e reclama un ruolo attivo nella lotta alla mafia, ritenendo uno spreco non usufruire delle sue competenze e conoscenze. La domanda che sorge spontanea è la seguente: ma la lotta alla mafia ha subito la mancanza di Ingroia nel momento in cui lui lascio quel incarico, e si sarebbe protratta per tutto il tempo della sua permanenza in politica (qualora fosse stato eletto) o in Guatemala.
    3) Si parla di mancanza di competenze tecniche esattoriali.

    Ma rileggetevi l’articolo…!
    —–

    Volty De Qua,
    Stirpe degli «De Qua”» (googlare prego),
    Maestro del Sacro Ordine Del Buon Senso,
    Gran Maestro del Ordine Del Rasoio Di Occam,
    Stirpi degli Custodi della Spada Della Verità del Sacro Impero Romano
    (Spero che queste credenziali la soddisfino appieno)

  38. volty

    +
    Le decisioni del CSM sono sindacabili?
    La pioggia, quando sei senza ombrello, è di sinistra o di destra?
    (trad. per i lenti: se il CSM avesse «cassato» uno bocciato del PDL sareste qui ad applaudire la decisione.)

    Resta da capire perché Ingroia non può fare il commissario delle esattorie siciliane, crocevia di interessi illegali e spesso anche mafiosi, che richiede proprio un uomo della sua esperienza.

    Travaglio?
    Qui confonde i ruoli. Forse meglio istituire una nuova figura, e.g. «commissario aggiunto antimafia esattorie siciliane» (e poi alla fine cmq scopri che quella figura non ha senso, che è tutto informatizzato, che in verità deve decidere proroghe/ristrutturazione del dovuto ecc ecc ecc ecc.)

  39. maurizio carpentiere

    ….il mio commento del 13/04, non è la risposta su Favia, a cui lei continua a fare riferimento! Vada ancora più su con le freccette della sua tastiera, sono sicuro che, con un pizzico di modestia e umiltà, anche lei si accorgerà che ci sono altri commenti, compreso il mio! Buona giornata

  40. Giusy Clarke Vanadia

    Pochi giorni fa, una puntata di”La storia siamo noi” era dedicata a Pio La Torre del quale tra poco ricorrerá l´anniversario dell´assassinio. La Torre era stato fortemente osteggiato (poi ucciso) per avere presentato quel famoso progetto di legge che ha poi permesso ai magistrati di confiscare i patrimoni dei mafiosi. Operazioni di cui si é pure vantato il sig.Maroni. Ebbene, quel “cretino” di Ingroia, come si é permesso di definirlo uno scrivente prima di me, assieme a Franco La Torre (figlio di Pio ), ha rielaborato quel progetto di legge e ne ha prodotto uno nuovo, per confiscare i patrimoni provenienti dalla corruzione e dall´evasione fiscale. Pensate é talmente pazzo che da ben 25 anni combatte la piú sofisticata e pericolosa delle organizzazioni criminali, chiamata MAFIA, continua a ricevere minacce di morte, ma prosegue, imperterrito, la sua missione per affermare la LEGALITÁ. Un´altra sua forma di pazzia é stata quella di elaborare un programma elettorale TUTTO basato sulla Costituzione ! Eh sí , questo Ingroia é un uomo veramente strano. É per questo che ho votato per LUI e continueró a farlo. Perché credo solo in Lui !

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