In Italia il record europeo di tatuati: addio alla tradizione, ai valori e ai disvalori del tattoo / ANCHE IL TATUAGGIO ORMAI RIDOTTO A SIMBOLO DELLA PREVALENZA DEL CAFONE

   (il venerdì)   Conosco un tipo che, quando gli è nata la figlia, <Alessia, 13 aprile 2002>  si è fatto incidere  sulla pancia che intanto,  in dieci anni, è cresciuta più della sua bambina. Uomo cisposo e ruvido, sul braccio esibisce con fierezza due rose. La moglie ha il piercing all’ombelico e nella lingua. E’ ricco ma il barman che gli serve l’aperitivo lo ha annichilito con un complicato disegno astratto sulla schiena:  una copia del Flower Myth di Paul Klee. Perciò ora si confrontano e si rispettano: si trattano come poeti, come scultori o, almeno, come installatori d’ arte su se stessi.

   E tuttavia sarebbe troppo facile cedere alla tentazione e liquidarli come vandali del proprio corpo che esprimono in forma vistosa e inequivocabile,  prima ancora del cattivo gusto, il cattivo umore nazionale  e bene illustrano la smania italiana di arrivare all’eccesso, come nelle commedie plebee. Di sicuro oggi ci sono più tatuati in Italia – anche tra i lettori di questo giornale – di quanti ce ne sono nelle marina inglese, ennesima conferma di quell’ avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tuttala Penisolae rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista  e dunque anche volgare e tuttavia creativo e perciò sempre più tatuato.

    E difatti non si fanno tatuare soltanto i soliti italiani gesticolosi e rumorosi, quelli attorniati da bonazze rifatte, eccitati dal trovarsi al centro dell’ attenzione, destare l’interesse, italianizzare e appropriarsi, come già fecero Alberto Sordi e Renato Carosone col mito dell’America,  del codice antico e trasversale del tattoo che può essere occidentale od orientale, virtuoso e religioso o malavitoso e gotico, aristocratico o popolare, settario o individualista: navi e carceri,  mondi primitivi  e raffinatezze da body art.

   Cominciamo col dire che i corpi degli italiani non sono incisi e manipolati  per nobiltà marinara né per appartenenza a qualche sottoproletariato industriale né tanto meno per  eccentricità da artista, ma per narcisismo individualista e per conformismo. Spesso il tatuaggio è la chance che ha il poveraccio di sentirsi  strafico. Anche se qualcuno prova pure il tatuaggio discreto che subito si rivela come un ossimoro perché il tatuaggio più è discreto e più è visibile, sostituisce il neo degli incipriati benché  sia vero che da un danno piccolo si può uscire con una cicatrice piccola (da laser).

    Il più diffuso modello di riferimento rimane il semi vip, l’orrenda categoria  antropologica dei presenzialiasti e dei riccastri con la pancia a pera tatuata come un cartone animato, gli eroi televisivi del pomeriggio, le retrovie Rai, quelli degli aperitivi autorevoli fotografati nelle riviste di quartiere con un tricheco sul petto che fa molto Billionaire di Briatore, il covo della pacchianeria italiana. Alla fine, non potendo fare brum brum sulla Porsche e  solcare il mare calmo con barche da43 metri, il poveraccio si dà arie da strafico facendo un uso sgargiante di quel poco che ha, il proprio corpo appunto, sporcato e imbrattato, come i ponti e i muri d’Italia,  con le proprie deiezioni sentimentali depositate sulle braccia e sulle gambe, come i graffiti che hanno stravolto il centro delle nostre città, come il turpiloquio inciso con i coltellini sulle vestigia di Pompei.

    Non dico che bisognerebbe vietare i tatuaggi, per carità: il corpo è sacro e il solo sovrano  del corpo è l’ individuo. La libertà personale è il valore al quale bisogna attenersi, sempre: sia nel caso estremo della morte assistita sia in quello della signora che vuole piercing nell’ ombelico o sogna di rimodellarsi il seno.

    Il buon gusto non si può imporre per legge. Ma forse sarebbe  opportuno vietare ai minori i tatuaggi, come vuole la nuova legge sulla chirurgia estetica, perché  le decisioni irreversibili  non siano troppo premature né esclusivamente affidate, come avviene adesso, all’autorizzazione dei genitori che spesso sono a loro volta tatuati, magari con la squadra della Roma sulla schiena o un’avventura di James Bond illustrata sul sedere, una bella croce sul braccio sinistro, uno squalo sul piede e un mitra sull’inguine.

    Quanti anni aveva Narciso quando morì d’amore per la propria immagine riflessa nell’acqua? Tutti capiscono che il narcisismo può essere amore di sé e cura di sé anche nella forma della chirurgia estetica o del tatuaggio, che però è spesso praticato da avidi e presunti  Michelangelo che operano senza le necessarie precauzioni igieniche. E basta leggere le loro pubblicità che ormai dilagano su Internet,  partecipare almeno una volta a qualche raduno di questi tatuatori, sfogliare i cataloghi dello loro mostruosità presentati come i cataloghi del Louvre. E non faccio nomi né esempi volutamente, ma anche la pubblicità del tatuaggio è una materia che dovrebbe esser regolata meglio, disciplinata, e non abbandonata ad un far west così bizzarro. L’adolescenza, del resto, può essere facilmente devastata dal conformismo. Meglio aspettare dunque che la persona sia capace di amare o, se volete, di odiare consapevolmente se stessa e dunque di capire cosa significa fare investimenti narcisistici sul proprio corpo, truccarlo, tatuarlo, manipolarlo senza ritorno.

    Intanto non è vero che <siamo tutti poeti e il corpo è la pagina su cui scrivere>, ed è tempo di finirla con le considerazioni post moderniste dell’ arte cafona, con la celebrazione degli immondezzai, delle sozzure, del sangue, della cacca, della bava, dei tatuaggi che non sono scorciatoie per il Parnaso fai-da-te  e su-di-te, ma quasi sempre sconcezze e volgarità.  

   Quest’anno le nostre spiagge sono simili alle orrende passerelle cafonal di Dagospia, musi di gomma e seni di plastica, glutei esplosivi esaltati dai più astrusi e sguaiati tatuaggi di ogni genere e in ogni parte del corpo. Basta una passeggiata su un litorale affollato  per capire che l’Italia è il paese dei corpi manomessi, della presunta body art di massa, del falso come antidoto al veleno del vero;  scorpioni sulla spalla e poi stelle, cerchi enigmatici, geometrie maori e funghi sui glutei, un joker sul braccio, una suora cinese  su una gamba, Che Guevara sotto l’ombelico e i soliti cuori stilizzati e trafitti con dentro i visi degli innamorati, reticolati e fili spinati sul collo, tutti come Belen e la sua farfallina di cui Corona rivendica il copywriter,  e le scritte d’amore o di lutto  come quella incisa sul braccio della Gregoraci per la morte della mamma: <Senza di te non sarò più la stessa>, e ovviamente in inglese.

   Il tatuaggio nel nostro povero Paese ha sostituito l’unghia lunga del dito mignolo, è  uno sbuffo di prosopopea sociale, come le labbra che la chirurgia estetica rende grottescamente turgide, come i glutei arrotondati dalle protesi al silicone, come i nasi demoliti e ricostruiti con lo scalpello. Anche la perenne abbronzatura, isole e lampada  è, a suo modo, una forma di tatuaggio, degenerazione del bisogno legittimo e sempre più diffuso  di cambiare se stessi, come del resto palestrarsi, modellarsi i bicipiti o gonfiarsi il seno sino alla magnificenza più sguaiata e insolente. Conquistando la massa  e incidendosi ormai nel Tricolore, il tatuaggio in Italia  ha ovviamente perso tutti  i suoi significati elitari, satanisti e devoti, esoterici e ornamentali, erotici e vezzosi,  ed  è diventato il segno definitivo della prevalenza del cafone.

180 thoughts on “In Italia il record europeo di tatuati: addio alla tradizione, ai valori e ai disvalori del tattoo / ANCHE IL TATUAGGIO ORMAI RIDOTTO A SIMBOLO DELLA PREVALENZA DEL CAFONE

  1. gianfranco

    Di sicuro oggi ci sono più giornalisti idioti in Italia…
    In questo sito non sono ammessi gli insulti e il turpiloquio. Dunque del commento del signor Gianfranco è stato lasciato solo l’incipit. Il resto è nel cestino di decenza. Provi, il signor Gianfranco, ad esprimere con parole civili la sua forte e legittima irritazione. Grazie.

    1. gianfranco

      In questo sito non sono ammessi gli insulti e il turpiloquio. Provi, il signor Merlo, ad esprimere con parole civili il suo pensiero e, se non ci riesce, lo releghi nel cestino di decenza

      1. arturo

        Merlo, lei mi sta sul cul@, per un sacco di ragioni… ma sulla questione tatuaggio ha fatto centro. La buzzurraggine italiota ha trovato nel tatuaggio nuove forme d’espressione . Non bastava la ferraglia spuntata all’improvviso su ombelichi nasi e sopracciglia a illudere i fessi, giovani o attempati, d’esser anticonformisti o “avanti” che dir si voglia..Ci voleva pure il “tattoo” a condire quel nulla che da un po s’é impossessato delle italiote genti! E hai pure ragione sulla napoletanità… I veri napoletani tacciono, mortificati dallo schifo che é diventata la loro società.. Ma avete mai visto ad esempio qualche video sui “prediciottesimi” napoletani? Patetici, grotteschi, raccapriccianti! Fossero ancora vivi certi grandissimi UOMINI napoletani, ne avremmo sentito delle belle. Gli tira il culo la verità… Un’altro notevole napoletano, in tempi non sospetti, ha inquadrato perfettamente l’atteggiamento del tipico IGNORANTONE italiota: disposto a inventarsi significati e verità pur di credere alla validità delle sue azioni.. Dai su, il tatuaggio ve lo siete fatto perchè volete sentirvi fighi come le bestie feroci che corrono dietro a una palla la domenica, in manti d’erba dove ci sputano, ci pisciano e poi ci rotolano e ci scivolano con tutto il corpo per festeggiare il gol, il tutto ripreso dalla tv più falsa del mondo: l’unica finestra sul mondo delle bestiacce italiote! Come le bocchinare pseudo artiste che infestano la tv, sfoggiando i loro tatuaggi, portano orde di mignotte in erba ad imbrattarsi la pelle perché così si senton fighe… Quando incontrerò il prossimo idiota, ignorante, pressapochista, nel caso gli mancasse, lo inviterò ad andare a farsi tatuare… I tatuatori se la stanno ridendo sotto i baffi!

    2. Giuseppe

      ……..commento del signor Gianfranco è stato lasciato solo l’incipit. Il resto è nel cestino di decenza. Provi, il signor Gianfranco, ad esprimere con parole civili la sua forte e legittima irritazione….
      Ma che bravo! Pensi se i lettori e i napoletani…potevano far la stessa cosa sulle pagine di Repubblica e del Venerdì…. Lei si sente autorizzato ad offendere e si sente pure autorizzato ad eliminare i commenti di ci offende Lei? Ma che bravo….

  2. Giuseppe Agrillo

    Potrebbe spiegarmi il significato della seguente frase? “…ennesima conferma di quell’ avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tuttala Penisola e rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e perciò sempre più tatuato”.
    Giuseppe Agrillo-creativo cafone meridionale.

    1. Romina Palmieri

      gliela posso spiegare io papale papale? Non significa n’emerita mazza (cordialmente scrivendo)!!! Ha solo accocchiato tre quattro parole che gli piacevano li ha messi nel frullatore e n’è uscita na frase che forse gli è piaciuta…saluti. RP

    2. Napoletano di madre austriaca

      E che ti deve rispondere, ha scritto una cosa per ottenere visibilita’ , come tutti i perfetti sconosciuti… magari lo pagano 200 euro a pezzo .. e cosi’ facendo magari gliene fanno scrivere altri due o tre e sara ‘ felice

    3. Maurizio

      articolo balneare e radical chic, si vede che il nostro è un paese di vecchi che devono essere terrorizzati e rassicurati contemporaneamente…. Merlo, si penta, una persona intelligente non scrive un catalogo di ovvietà….

  3. Simone Zambelli

    Credo (e spero) che il suo articolo abbia volutamente un tono provocatorio. Faccia però attenzione a non ricadere nell’italico qualunquismo che cerca di mascherare con la sua penna “raffinata”.
    Io rispetto la sua opinione, ci mancherebbe, ma la ritengo illuminante quanto un’intervista Fabrizio Corna riguardo alle relazioni sentimentali della sua ex fidanzata.

  4. Rodolfo

    Egr. Dottore,sono d’accordo con Lei sul fatto che ormai i tatuaggi siano segno di un diffuso “degrado culturale” che avvolge il nostro paese. La maggior parte delle persone non conosce neanche il significato dei “simboli” che si fa tatuare pelle, ma il suo articolo, ancora una volta, e’ l’ennesimo segno di una volonta’ “giudicatrice” e “critica” nei confronti della liberta’ degli altri. Mal si pone oltretutto citare il meridione come simbolo della cafonaggine diffusa. Sta per caso alimentando il razzismo sul “Terrone” che si era ormai sopito da anni? O forse sta facendo del classismo dicendo che ” per il poveraccio (e spero non in senso economico) il tatuaggio e’ l’unica chance per sentirsi strafico “. Ma chi e’ Lei per porsi sul trono e giudicare il mondo? Da un giornalista, ci si aspetta un’analisi critica dei problemi, i giudizi lasciamoli ai giudici o a Dio. Non ricada anche Lei in quell’atteggiamento, ormai troppo diffuso, che buttare fango sugli altri aumenta lo share o fa il giornalismo piu’ premiante. Se in Italia fossimo un po’ più attenti a guardare e valutare il “positivo” invece di esaltare sempre il “negativo” saremmo più vicini alla ripresa anche culturale di questo Paese. Cordialmente. Rodolfo

  5. noname

    Non vorrebbe scrivere su un giornale inglese? Goderebbero più lettori i suoi articoli, ne avrà almeno uno di commento intelligente. Perfino su Daily Mail:) .Mi fa ridere che realmente su un giornale del genere puoi trovare facilmente un lettore più sensato.
    L’uso dell’internet in Italia è limitato all’uso di facebook e di conseguenza facilmente i commenti sono allo stesso livello dei praticanti facebook.

  6. giulio david

    Merlo abbracciami questo articolo mi fa sentire meno solo…

    Quanto l’ho amato e letto, quanta intelligenza, sarcasmo, equilibrio, in punta di penna direi. Sono lieto che il giornalismo italiano abbia ancora tanti (troppo pochi ahinoi) giornalisti come lei, avanti così e grazie che è un piacere leggerla

  7. fabrizio

    Sono certo che Lei abbia scritto l’articolo in ambiente con condizionatore in funzione, perché esprime giudizi coerenti e corredati da riferimenti sociologici indiscutibili. I numerosi atleti olimpici tatuati, aggiungo, sono sicuramente figli dei numerosi napoletani emigrati all’estero per fame o per problemi di giustizia. Mi scusi se sono costretto a interrompere il commento, ma il mio condizionatore non funziona proprio e non ho la piena coscienza di quanto scrivo. Mi auguro voglia controllare anche il suo condizionatore, è il caso

  8. Angelo

    ..e vai coi luoghi comuni, complimenti dottor Merlo…La mia numerosa famiglia ed io, abbiamo chiesto asilo politico alla Svizzera…
    Non abbiamo tatuaggi, non abbiamo l’unghia del mignolo lunga, non siamo obesi, non suoniamo il mandolino, non facciamo gli scippatori, non cantiamo agli angoli delle strade…Morale della favola, a Napoli non ci vogliono piu…

    Ora si dirà che era sarcasmo, ironia e quant’altro…lo avesse scritto la Patania sarebbero stati dei trogloditi razzisti….

    Poi non lamentatevi se, ormai stufi di questi luoghi comuni (insulti(, continueremo a non sentirci italiani, affatto.

  9. Claudio

    Caro Lino, non ho il piacere e l’onore di conoscerti e tantomeno, ed aggiungo ” per fortuna “, il Sig. Merlo. Ma permettimi di esprimere il mio sdegno, rammarico e voltastomaco per quella che definirei,visto che siamo in tema, ” na’ strunzat ” !!!!! Detto ovviamente da un napoletano e tatuato!!!!! A tal proposito pur rilevando che siamo in un paese democratico ( forse ) , dove tutti possono esprimere la loro, ivi comprese le farneticazioni, mi permetto di esprimere la mia.
    ….. ne’ strunzzzz!!!!! …. tu il tatuaggio lo tieni al posto del cervello!!!! … Fosse che niente niente, sarebbe il caso di riaprire qualche forno crematorio!!! Questo tono saccente e da puritano con il quale dall’alto del tuo trono usi a mo’ di dardi e saette non credo che possa permettertelo. Non puoi permettertelo per una serie innumerevole di motivi, tra i quali in primis quello che non ti e’ permesso, in quanto palesemente sei uno St…olto, esprimere tramite una testata giornalistica una “tua opinione” cercandone un improbabile riscontro, soprattutto perché oramai la napoletanita’ ed i tatuati sono, come da te asserito, diffusi e radicati in tutta italia!!!! ne’ Strunzzzz , ma dopo le scritte ” vietato l’ingresso agli ebrei ” che ne dici di uno tipo ” vietato l’ingresso ai napoletani e ai tatuati “. Quale sarebbe il tuo stupido ragionamento secondo il quale i napoletani ed i tatuati meritino una deportazione di massa o una discriminazione. Avrei usato toni molto piu pacati per esprimere il mio profondo disprezzo per gente come te, ma, come da te citato, essendo i meridionali un popolo volgare, non posso che dirti: Strunzzzz lavati la bocca con l’anatra WC quando parli di un popolo che vi ha insegnato quel poco che sapete, e che vi ha resi civili ed industrializzati con il proprio sangue, lavoro ed estrosità!! Sareste ancora a raccogliere riso e cime di rapa perché quella era l’unica cosa che sapevate fare!!! Mi dispiace che scrivo con il cellulare , altrimenti ti avrei dato una bella ripassata di storia, visto che non l’hai studiata somaro!!!

    1. marktiello

      …puo darsi che la madre del sig. merlo,quando lui era giovane, ha avuto una o piu relazioni con napoletani e in piu tatuati ,e, la cosa deve averlo traumatizzato tanto…. lasciandogli un senso di impotenza e odio verso le persone che hanno mandato in tilt la sua famiglia………

  10. Lello Arena

    Questo suo articolo è un insulto alla sua professionalità ed esperienza. A breve disdirò il mio abbonamento alla Repubblica in quanto credevo che all’interno del giornale vi fossero professionalità preparate e colte, non gente che insulta in questo modo, rozzo e bisbetico, il popolo del sud.
    Le auguro un figlio tatuato e terrone.

    Raffaele Arena.

  11. Romina Palmieri

    Lei, con quest’articolo, ha pienamente consacrato se stesso all’olimpo dei giornalisti (senza offesa per chi ONORA il ruolo del giornalista) che NON passeranno alla storia. Si goda le sue frustrazioni ma prima colga questo suggerimento: si metta d’accordo con il suo cervello. Cordialità, giornalista.

  12. Claudio

    ovviamente lunedì chiederò formali scuse dal direttore di repubblica, da pubblicare in prima pagina, senza le quali tu citerò in giudizio dove davanti al giudice ti tatuo la faccia di schiaffi . Vergognati!!!
    Costituirò una raccolta di firme per cancellarti dall’albo, perché come essere sei già una nullita’

  13. Rosario

    “ennesima conferma di quell’ avanzata della linea della palma, di quel Meridione che conquista tuttala Penisolae rende sempre più napoletano il popolo italiano, sempre più estroverso ed espressionista e dunque anche volgare e tuttavia creativo e perciò sempre più tatuato”
    Sono sempre meno indignato da questo qualunquismo italiota per cui NAPOLI è il “male”. Siete VOI che mi fate sentire sempre più fieri di sentirmi napoletano. Repubblica con me ha chiuso…

  14. Ivan

    Egregio dott. Merlo,
    con la metafora che ha tirato in ballo Napoli, i napoletani ed il sud in genere un obiettivo l’ha raggiunto: un po’ di pubblicità per il suo blog. Naturalmente si tratta di pubblicità negativa. Lei di certo non ambisce al premio Pulitzer, quindi invece di continuare a vivere nell’anonimato ha pensato bene di adattarsi al mal costume (tutto italiano) “del purché se ne parli”. Ebbene oggi, in questa domenica calda d’agosto ha avuto il suo attimo di gloria grazie ad una similitudine al quanto discutibile che ha tirato in ballo per l’ennesima volta una delle città più bistrattate al mondo, Napoli. Ora non volendo pensare a male, confidando sul fatto che prima di scrivere un articolo per un grande quotidiano come Repubblica un minimo di riflessione lei l’abbia fatta e confidando anche sulle sue origini catanesi mi deve spiegare qual’è la relazione tra i seguenti termini utilizzati: estroverso, espressionista, volgare, creativo, tatuato. E soprattutto mi deve spiegare perché tutti questi termini sono stati in maniera molto bigotta e stereotipata associati al Meridione e al Napoletano. Poiché non vi è una logica dietro questa similitudine un po’ razzista non mi resta che dirle che grazie a giornalisti come lei l’editoria italiana è in crisi per non dire morta. Se nell’era di internet il vostro compito è quello di “approfondire” piuttosto che dare informazioni le posso dire che il suo articolo a me e a tanti lettori non ha lasciato nulla. Molti giornalisti come lei dovrebbero tornare a fare il praticantato di 18 mesi, in modo da riscoprire il fatto che la vostra mission è il lettore e non un attimo di gloria ottenuto in modo indecente. Si ricordi che prima o poi i fondi pubblici finiranno.

  15. Zenzero

    Quindi secondo la sua fantomatica teoria, il popolo italiano diventa sempre più napoletano in relazione alla volgarità dei tatuaggi? Ma questo è un bene. Vuol dire che pian piano ci stiamo riprendendo tutto ció che ci avete tolto.

  16. Zenzero

    E poi al massimo Corona rivendica il COPYRIGHT, non il “copywriter” che scritto da un giornalista è quantodire.

  17. Carlo Terrinoni

    Vede Merlo (ometto di proposito i titoli che non dimostra di meritare), il vero degrado culturale di questo paese è il fatto che personaggi come lei scrivano su testate che si definisco libera stampa, finanziata da noi cittadini e che insultano sentendosi impunibili. Lei è solo un piccolo pennivendolo capace di analisi superficiali e meschine. non le spiego nemmeno perchè, ho altro da fare.

  18. Giuseppe

    Sono un Napoletano “verace”, amo la mia terra, la cultura, la lingua e tutto ciò che è Napoli, mi sento terrone e me ne vanto sopratutto perchè vivo e lavoro a Bergamo. Il fatto di esser napoletano e terrone, mi ha dato sempre una marcia in più, un valore aggiunto che solo chi è nato all’ombra del Vesuvio ha nel DNA. Lei, non potrà mai capire. Il tatuaggio, è stato utilizzato dai popoli antichi per “comunicare”….e i Napoletani, in fatto di comunicazione sono i migliori. Se a Napoli c’è il più alto numero di persone tatuate…significa che a Napoli c’è il più alto numero di comunicatori d’Italia. Esser degli ottimi comunicatori, non significa aver in bella mostra una laurea conseguita chissà come è scrivere articoli e redazionali…spesso, basta un semplice tatuaggio e si comunica. Anche Lei può imparare a comunicare, basta fare un tatuaggio, anche piccolo, ma che abbia un significato….perchè, se lei è convinto di scrivere per comunicare un messaggio….mi creda, cambi mestiere, Lei sa solo offendere….finirà per essere amato come la buon anima di Giorgio Bocca…..

  19. Alfredo

    Premesso che vorrei capire cos’ha contro le palme e su quali basi si fonda il suo pensiero per cui la dicotomia estroverso/volgare diventa identità nella figura del napoletano.

    Oggettivamente ho un dubbio più grande: ma che frequentazioni ha o ha avuto con la marina inglese da conoscerne la quantità di marinai tatuati?

    En passant, la pagano anche per scrivere articoli così infelici?

  20. marco

    vergognoso, e mi dispiace che è catanese, ovvero stessa terra di Napoli..è un venduto, infondo lavora per La repubblica, che è un quotidianaccio

  21. Danilo Cuoco

    Il qualunquismo più subdolo può pure mettersi il vestito buono citando Sciascia: rimane qualunquismo. Gargarismo. Altro lettore perduto, sotto la ‘linea della palma’.
    Chapeau!

  22. carlo

    Bisognerebbe fare un sito web con i nomi di tutti i giornalisti e delle stronzate che scrivono…è incredibile ce ne sono sempre di piu…non sanno piu a cosa aggrapparsi

  23. zepp

    “Il l buon gusto non si può imporre per legge” cit. Francesco Merlo
    …ma se si potesse lei ed il suo articolo meritereste l’ergastolo.

  24. gianfranco

    Trovo molto interessanti e argute le risposte che il signor Merlo ha dato ai numerosi interventi dei lettori. Grazie, lei è molto gentile -nonostante i suoi impegni – a trovare il tempo per i suoi lettori. Apprezzo il fatto che abbia scelto di rispondere anche a quei maleducati che hanno usato gli insulti e il turpiloquio nei suoi confronti ritenendosi ingiustamente offesi da quella che è solo alta ironia in punta di penna. Molti suoi colleghi sono così narcisi da rispondere solo a chi mostra apprezzamento per i loro scritti. Lei no, e questa è la misura più evidente del suo equilibrio. Complimenti vivissimi soprattutto per la risposta censoria: uno stile impeccabile, da vero signore. Le altre risposte le leggerò al ritorno dalle vacanze. Parto per Capalbio. Non vedo l’ora di mostrare il mio nuovo tatuaggio di Maradona che mangia la pizza napoletana suonando il mandolino mentre il giornalista irridente scrive il suo articolo corrosivo e illuminante sotto una palma. Che ne pensa, piacerà? Cordiali saluti

    1. Rocco

      Scusami, ma non sono d’accordo, con questo caldo asfissiante è più facile delirare, e i nostri migliori girnalisti possono al massimo discettare di Caronte, Ulisse, Circe e Nerone (intesi come aeree cicloniche) e dell’emergenza (?) dovuta al caldo, non sapendo proprio cosa inventarsi, ecco che il nostro emerito giornalista si inventa una non notizia, falsa innanzitutto e offensiva. Citare Napoli fa sempre notizia, ecco l’idea geniale, Napoli esalta alla ennesima potenza tutto quello che altrove non farebbe notizia, e poi che ti fa il caro giornalettista? dopo l’inutile offesa ti censura i post offensivi nei suoi confronti, ma te li lascia lì, per confermarti che ha ragione, i Napoletani sono brutta gente, sono tamarri e ricorrono facilente al turpiloquio.

  25. dalla repubblica neapolitana

    L’archetipo del tatuatore italico è fabrizio corona, catanese , come il giornalista in questione….

  26. Giuseppe Ti

    Potrebbe indicare la fonte di queste statistiche?
    Secondo lei i Merdionali sono responsabili anche per la diffusione di queste mode anche all’estero?

    1. Francesco Merlo

      Gentile signor Ti, se torna a leggere quel che ho scritto ( e non quel che altri dicono che ho scritto) si accorgerà che non riferisco nessuna statistica che riguarda i napoletani e più in generale il meridione. La invito con simpatia a leggere quel che c’è nell’articolo e non nella sua testa. Comunque, sintetizzo: ho ripetuto la profezia (attualissima) del meridionale Sciascia sull’avanzata della linea della palma. E, da meridionale, nato in Sicilia e figlio di una napoletana, ho poi ripreso in tre righe l’ovvietà che il Meridione ( e Napoli che meglio ci rappresenta) è estroverso, espressionista, creativo e dunque anche volgare (chi non si esprime non si mette in gioco: solo chi mangia fa molliche, si dice nel mio Meridione). E’ una banalità, conosciuta in tutto il mondo, che contiene nella stessa misura verità e stereotipo come tutti i luoghi comuni. Anche le reazioni scalmanate a un luogo comune sono luoghi comuni. Non mi offendo perché non c’è alcun senso nel darmi del venduto o del traditore o altre corbellerie simili. E la gara a chi è meglio e più meridionale mi pare alimento per il razzismo leghista. A chi invece crede che la propria volgarità tatuata sia da difendere come la napoletanità migliore ricordo che Napoli ha dato la sola aristocrazia europea d’Italia, che è meridionale la lingua italiana, per non parlare della cucina, del buon gusto, della cultura, sia raffinata e sia popolare…, pernacchia compresa. Insomma Napoli, anche quando si arrabbia, non si infila nella scorciatoia della parola idiota, del merlo che è un uccello, del caldo che dà alla testa, del traditore e del venduto, dello strunzz eccetera eccetera. Napoli è molto più creativa e non è facile per nessuno rappresentarla al meglio. La laurea in napoletanità non si consegue ruttando insulti e turpiloquio. Forza e coraggio.

      1. Angelo

        Mi permetta, Merlo la sua risposta è il solito fumo negli occhi. Solita fuffa, dice tutto e niente. Lei ha offeso un popolo e la sua stessa intelligenza. Né più e né meno. Come gran parte dei terroni che poi prendono la tessera della lega. I peggiori razzisti antimeridionali. Lei non ha ancora spiegato l’arbitrario e paradossale assioma: tatuato=napoletano=volgare.
        Sapete che c’è? iniziate a stupirvi delle reazioni dei napoletani, invece non capite che ci siamo rotti le scatole…Parli con i suoi colleghi del Mattino e del Corriere del Mezzogiorno. Dopo qualche anno hanno compreso…

      2. Claudio

        Chissà perchè tutti quelli che sputano su Napoli e il sud, alla fine se ne escono sempre con le solite frasi, tipo: ”sono stato frainteso”, ”contro Napoli non ho nulla”, ”mia mamma è napoletana”, anche Oscar Giannino, dopo la frase infelice sul Vesuvio, che secondo il suo pensiero è l’unica soluzione per risolvere i mali della città, subito dopo le reazioni e le polemiche della gente, cominciò a dire che era era stato frainteso e strumentalizzato, ”io sono figlio di una napoletana, non posso odiare Napoli”, lo stesso Roberto Saviano nel necrologio su Giorgio Bocca: ”Lui amava il sud, e lo dimostrava, attacandolo e criticandolo senza ipocrisia”, l’inchiostro delle vostre penne è scadente, VERGOGNATEVI.

      3. alfredotoriello

        Salve, mi sembra di capire che “a finale” venga riproposto il banale luogo comune Creatività=pazzia=fuori dalle righe=volgarità…
        mah!?…credo che un suo conterraneo ci dia un esempio contemporaneo di quanto non sia vera questa equazione: franco battiato…la creatività, quella oggettiva, nasce dall’armonia e dalla consapevolezza…
        sono uno psicologo, uno psicoterapeuta, meridionale e tatuato…credo che l’impostazione della sua tesi abbia una falla enorme, lei sostiene se capisco bene, che il tatuaggio di massa ha storpiato la natura dello stesso, bene (!?) ma sarebbe come sostenere che la cultura di massa ha prodotto milioni e milioni di libri inutili…
        o di articoli di giornale inutili…
        credo che lei dica delle cose vere riguardo all’emulazione dei semi-vip, ma forse banalizza un pò troppo un fenomeno che si radica nella mente più antica dell’essere umano, nel suo bisogno di appartenenza…etcetcetc…
        buonlavoro
        p.s.
        ho tralasciato la mia perplessità sulla citazione “sciasciana” ma forse la ri-visione di un qualche film di troisi le potrebbe servire a vedere la questione da un punto di vista diverso…

      4. fabrizio

        Sono il Fabrizio che ha fatto riferimento al caldo. Non sono napoletano e non ricerco patenti. Non Le sarà sfuggito che questo suo articolo ha, tra tutti gli altri, il più elevato numeri di commenti. ci sarà un perché. Il grande Sciascia. si rigira nella tomba! Non ho difeso i tatuaggi e Lei ha fatto di ogni erba un fascio. Certe volte per uscire a testa alta dalle situazioni basta dire: chiedo scusa, ho sbagliato.
        Per curiosità – non posso giudicarLa male per una caduta di stile – ricordo che Renzo Arbore dice di aver superato l’esame di napoletanità a teatro. Gli chiesero di completare il proverbio “hai voglia mett o’ rrum..,” aggiunse “o strunz nun diventa bbabbà”. Cadde il teatro per gli applausi. Mi scuso io per non avere scritto correttamente il “napoletano”.
        Non è mai troppo tardi, segua il mio consiglio.

      5. Lorenzo

        …bla bla bla ma che bella risposta…. pennologo con il cognome di un uccello…i napoletani ti amano come hanno amato la “buon anima” di Giorgio Bocca… che è andato a miglior vita…grazie anche alle “spinte verbali” ……e jastemm (in napoletano…cercati la traduzione su internet) dei Napoletani e di tutta la gente del sud…e, fidati che molte “spinte verbali” le stai ricevendo anche tu…Merlo (uccello)

      6. Carlo

        Sig. Merlo, non era più semplice dire “sui napoletani, scusate, ho sbagliato”, faceva più bella figura. No, invece da buon italiano si accampano e scrivo mille chiacchiere vuote.

  27. Simone

    bello il suo articolo. invece di fare i voyer e sparare a zero sulla gente che porta i tatuaggi dovrebbe cercare sul dizionario la parola rispetto. io appartengo alla categoria dei cafoni come migliaia di professionisti. invece di parlare a vanvera di tatuaggi e di chi li porta, dovrebbe imparare l’uso della parola e sinceramente mi chiedo come una rivista come il venerdì le permetta di insultare gratuitamente migliaia di persone riguardo una cosa che fa esclusivamente parte del gusto personale di ognuno e che se non è in grado di concepire, forse la cafonaggine risiede proprio sull’additare come cafone chi si tatua. se per il solo fatto che lei venga offeso dalla vista dei tatuaggi, credo che allora la gente è cafona anche se indossa indumenti che a lei non piacciono o se ha un taglio di capelli diverso dal suo personale gusto estetico. poteva mettere la faccenda su un piano estetico e di gusto personale. mi chiedo inoltre se sia giornalismo il suo modo di sparare a zero in modo reazionario e denigrante. mi auguro che la redazione prenda provvedimenti contro il suo modo di non fare giornalismo e di non vedere più il suo nome su tale rivista. voleva farsi pubblicità, ci è riuscito; se si deve arrivare a questo per essere conosciuti, i miei complimenti.

    1. Francesco Merlo

      Gentile signore Simone, lei è libero di tatuarsi come le pare e io sono libero di non amare e di ritenere di cattivo gusto non il singolo tatuaggio ma il dilagare del tatuaggio, la degradazione di un’antica tradizione alla cafonaggine e al conformismo. Vuole abolire la libertà di critica?

      1. Simone

        già dilagare dà una connotazione cattiva alla cosa. vede, lei è libero di ritenere di cattivo gusto il tatuaggio come io mi sento libero di affermare che è di cattivo gusto additare come cafoni coloro che si tatuano. se poi ritiene conformismo il tatuarsi, c’è chi ritiene conformista scrivere critiche a vanvera solo alla ricerca della notorietà. il “purchè se ne parli” è di una volgarità e di un malcostume che a quanto pare le appartengono. se permette, la sua non è critica ma semplicemente discriminare un costume che lei non approva. giornalismo è indagare nelle cose e non scribacchiare frasi senza approfondire gli argomenti ma se lei vuole scrivere un blog di critica su determinati argomenti, lo faccia a suo nome e non a mezzo stampa. quello che lei ha fatto lo collego ad dilagare della cafonaggine e del conformismo del nuovo giornalismo di cui lei sembra un fervente esponente.

      2. marco

        lei puo anche non amare il dilagare dei tatuaggi “per moda” …
        ma accusare i Napoletani mi sembra eccessivo e gratuito , nonche di cattivo gusto ….
        grazie a lei ho deciso quale sarà il mio primo tatuaggio ….
        una frase “meglio Napoletano tatuato che razzista imbecille “

  28. dalla repubblica neapolitana

    Correct: “tatuatore è colui che li fa i tatuaggi, viceversa,”tatuato”, è colui che li ha sul proprio corpo.
    Invece di fare le pulci su argomenti seri, alcuni blogger si attaccano al nulla assoluto…MAH!?

  29. Riccardo

    Caro sig merlo il suo articolo e’ un fulgido esempio del qualunquismo radical chic di sinistra. Superficiale, sprezzante nei toni e nelle parOle, fasullo, inutile. Un alcuni passaggi direi anche reazionario. Sono soddisfatto di aver smesso da tempO di leggere la repubblica e il venerdì. Mai avrei pensato dalla pagine di un settimanale di approfondimento culturale di leggere tali cialtronerie. Evidentemente il caldo di agosto gioca brutti scherzi. Io faccio il cardiologo e se svolgessi il mio lavoro con la stessa superficialità che ha mostrato nel suo articolo i miei pazienti morirebbero tutti. Per fortuna lei si occupa d altro ed e’ più o meno inoffensivo.
    Saluti

  30. Fabrizio

    Mi scoccia dare tanta importanza, ma tant’è. Sono andato a leggere cosa Sciascia intendeva dire sull’avanzata della linea della palma. Scusate se non lo sapevo, ma sono un Chimico non un intellettuale (di mestiere). Bene, Sciascia esordisce dicendo:”Forse tutta l’Italia sta diventando Sicilia…” cosa cavolo mette in mezzo Napoli?! Già mi verrebbe da criticare anche Sciascia per aver dato un’ accezione negativa alla Sicilia,ma non mi permetto.

  31. dalla repubblica neapolitana

    Se non incominciano a partire le querele ; al plurale , mi riferisco anche al “servizio giornalistico ” del tg5 di tal giulio de gennaro che accomuna i tifosi napoletani alla camorra e lancia inquietanti interrogativi al limite della querela, non ne usciamo più . Saremo ab aeternum gli zinbelli , il capro espiatorio e il bersaglio dei moralisti da strapazzo di quella parte di paese “civile” , bella e brava e con gli oggi azzurri ( in ITALIAAAA ????!!!!!!!!!).Invece , credo , che L’unico grande difetto acclarato che abbiamo è la pazienza di sopportare un paese simile. Fino a quando ?…

  32. tiziano

    a stronzo le donne più tatuate sono le zoccole del nord ne hanno tanti e pure enormi, sono tutte tatuate come mignotte, specialmente sul sedere , inguine e seni

  33. CLAUDIO

    … non faccia il gatto, cercando di cadere sulle quattro zampe, o munirsi di ventose per arrampicarsi sugli specchi; è stato irriverente, maleducato, scortese, arrogante e cosa imperdonabile per un giornalista superficiale!!!! veramente inizio a credere che non ha fatto altro che “azzeccare” quattro parole che le sono piaciute, suonavano bene, e le ha lasciate li così com’erano!!! laciamo stare grandi della letteratura, del giornalismo, …lei non ha nulla a che fare con questi ultimi…. dovrebbe vergognarsi, e ricordarsi che un uomo è tale quando sa farne ammenda riconoscendo i propri errori…. e non credo lei appartenga a questo genere…. dovrebbe veramente vergognarsi se ancora adesso non riesce a leggere e comprendere quello che ha scritto!!!!!

  34. Angelo

    Un’ultima cosa: sa che la produzione statunitense di Garfield ha inviato un messaggio di scuse perché in un episodio un gatto ladro era doppiato in napoletano? Sa che l’episodio in questione verrà cancellato? Sa che la responsabilità era, ovviamente dello studio di doppiaggio italiano, e loro se la sono assunta comunque?
    Gli Stati Uniti sono un grande paese, non questo dove la linea sabauda ha varcato il garigliano…

  35. Simone

    questa è la mail che ho inviato alla rivista

    Stimata rivista,

    dopo aver letto l’articolo di Francesco Merlo stampato da voi nella vostra ultima uscita mi sono chiesto se questo vi sembra modo di fare giornalismo.

    una rivista di approfondimento, a mio parere dovrebbe scavare negli argomenti trattati e non usare travi a caso pur di costruire un palazzo.

    il vostro poco stimato giornalista, più noto per gli scempi che scrive che per la usa capacità di critica, di prosa e di approfondimento dovrebbe non essere in linea con un certo tipo di stampa.

    la mia domanda è: preferite stipendiare un giornalista in grado di insultare i vostri lettori purchè si parli di voi o fare giornalismo nel senso classico del termine?

    sinceramente avendo voi pubblicato il “pezzo” del signor Merlo, credo che la risposta sia semplice altrimenti avreste fatto fare una fine ben più nobile al suo articolo come stelle filanti in un tritarifiuti.

    sentir parlare di cafonaggine e conformismo legato ai tatuaggi e ai napoletani denota non solo cattivo gusto ma anche scarsa capacità di critica.

    quando ci si affida ad un professionista serio, poco importa se questi ha tatuaggi e se è di origini partenopee.

    riguardo ai tatuaggi, non vedo come questi possano screditare la professionalità di medici, dottori, avvocati etc. non critico il fatto che i tatuaggi possano essere criticati da un punto di vista estetico ma che si additi come cafone chi abbia deciso di tatuarsi è cosa ben diversa in quanto le persone devono essere valutate per cose più importanti come etica professionale, valori, competenze che sicuramente sono carenti in una persona tatuata stando alle parole di Merlo.

    riguardo ai napoletani; malcostume, mafia, pizza, mandolino. stereotipi, non giornalismo. generalizzare secondo questi stereotipi una popolazione di quasi un milione di abitanti mi sembra faciloneria. se anche avesse voluto metterla da un punto di vista statistico, credo che allora in termini di numeri si potrebbe affermare che vista la cafonaggine del vostro giornalista Francesco Merlo, allora tutti i giornalisti del Venerdì e de La Repubblica sono cafoni e a mio giudizio tale affermazione risulterebbe squallida e affrettata.

    stando poi alle stime fornite nel vostro articolo, il 50% degli italiani ha tatuaggi, ciò significa che molti vostri dipendenti ne avranno (a meno che non chiediate loro di denudarsi prima di assumerli per controllare che il loro corpo sia immacolato) e spero si siano sentiti indignati dal vedere il loro nome offeso da un articolo del genere. sbaglio? mi piacerebbe vedere nella vostra prossima uscita una lettera di scuse del signor Merlo e accanto una tabella riassuntiva con la percentuale dei vostri dipendenti aventi tatuaggi e di coloro del vostro staff che si sono sentiti offesi dall’articolo in questione.

    Cordiali saluti

    Simone Peronaci

    1. Dago

      Grande , complimenti il modo migliore per esprimere un concetto di Tanti , spero che le scuse giungano presto , aggiungo che il quotidiano la repubblica grazie al Merlo ha avuto una caduta di stile

  36. gianfranco

    L’ovvietà che il meridionale è estroverso, espressionista e creativo è una banalità che contiene nella stessa misura verità e stereotipo come tutti i luoghi comuni. Non contiene nulla di offensivo e si è liberi di usarla o meno in base alla ricchezza o povertà di argomentazioni a disposizione di chi scrive. Ma ciò che ha indignato la gran parte delle persone che hanno scritto sul blog è il salto logico per cui la creatività, la capacità espressiva e l’estroversione diventano sinonimi di volgarità e napoletanità. Dunque, se la logica non mi difetta, essendo meridionali i soggetti estroversi, creativi ed espressionisti, essi sono volgari e questa è una banalità conosciuta in tutto il mondo. Ora, io non sono esperto dei luochi comuni internazionali sui meridionali, ma mi sembra di ricordarne due tra quelli maggiormente usati; Il primo dice, appunto, che i meridionali sono tutti creativi, espansivi, estroversi, accoglienti, ecc.. Ma non dice, a meno che io non l’abbia ascoltato incompleto, che per queste ragioni i meridionali sono dunque volgari. Il secondo luogo comune dice che i meridionali sono tutti sporchi, inaffidabili, brutti e maleducati e dunque volgari.
    A meno che lei non voglia sostenere uno stretto rapporto tra creatività, estroversione e volgarità (nel qual caso non sarei interessato ad una eventuale risposta), ho il sospetto che lei abbia utilizzato il primo luogo comune come copertura del secondo. Non trovo, infatti, altra spiegazione logica. E’ questo non detto che indigna. Ma, il secondo luogo comune, prima di Sciascia, lo hanno coniato quelli che negli anni 50 a Milano scrivevano: “non si affitta a meridionali”. Erano i padri di quel razzismo leghista oggi imperante che, evidentemente,contiene una verità – come tutti i luoghi comuni – che anche lei condivide. Se la consola sapere di essere in linea con l’illustre Sciascia, non dimentichi che ha compagni di viaggio ben più scomodi e numerosi. Per il resto, concordo con lei nel definire “reazioni scalmanate” alcune risposte dei lettori, ma mi sembra anche il modo più facile per rifiutarsi di capire il perchè di quelle reazioni.

  37. vincenzo cesario

    Sig. Merlo, credo che lei così come la stragrande maggioranza dei giornalisti ITaliani, avete subito la penetrazione della cultura leghista nel vostra sapere e nel vostro pensiero, così che qualsiasi nefandezza o negatività dei costumi venga attribuita a Napoli o al Sud. Capita soprattutto a quelle persone provenienti dal sud che , soffrendo di crisi d’identità e complessi d’inferiorità verso i settentrionali, tendono a negare le loro origini e rigettare la proprio cultuta; mi fà un po tristezza ! Il suo pertanto, non è un pensiero libero e obiettivo, mi creda non è proprio una bella cosa.

  38. Andrea

    Mi scusi signor Merlo, ma quanto ci metterà ad ammettere di aver scritto un’enorme CAZZATA e chiedere scusa pubblicamente!?
    Mi chiedo ancora come sia possibile che il Venerdì di Repubblica possa permettere di pubblicare questo genere di articoli.
    Chieda immediatamente scusa e si vergogni!

  39. Mattia Bastasi

    Io spezzo una lancia a favore del Dott. Merlo, che come sempre è poco diplomatico nei suoi scritti e come al solito viene frainteso dai più, spesso pronti ad insultare al benché minimo accenno di ironia (perché in questa pagina non ho letto alcun insulto ai napoletani, al contrario ne ho letti molti rivolti al Sig. Merlo) ed ergersi ad alfieri della virtù civile. Guai a chi vi tocca i terroni nevvero? Non entro nel merito del tatuaggio, mi limito a dire che il ragionamento di Merlo non solo non è razzista, ma ha venature addirittura lusinghiere. Si usa dire che il genio si accompagna sempre a un po’ di follia, e non sono così i Napoletani? Non è genio e follia assieme? Hanno tantissimi pregi, il cui primo è un’ospitalità sensazionale, ma anche molti difetti, questo chi può negarlo? Ciononostante i difetti sono il rovescio della medaglia delle loro qualità; ad esempio qui a Torino la gente è molto precisa, ma anche fredda, come a Napoli sono molto più allegri, cosa che li rende anche più sguaiati, quindi volgari. Non è un attacco a Napoli, non vedo perché ostinarsi a crederlo tale. A volte è una semplice questione statistica; è vero che non tutti i napoletani sono camorristi, ma è vero anche che a Napoli ci sono molti, molti più camorristi che altrove. I luoghi comuni sono un gioco ma come sempre nascondono un fondo di verità. Detto questo non credo che i tatuaggi siano un segno di degrado culturale (credo siano solo una conseguenza, quando sono esageratamente esibiti senza eleganza), e la capitale del malcostume – ci tengo a dirlo – ad oggi mi sembra Milano ben più che Napoli, però vi invito tutti a prendere ciò che leggete con un po’ di leggerezza e ironia.

    1. Angelo XG1

      Gentile Mattia Bastasi,
      a nome dei Napoletani non sguaiati, non volgari e non camorristi La ringrazio per la lezione torinese cui siamo abituati da 151 anni.

    2. Giuseppe Agrillo

      Non so se è più comico il collegamento logico tra il tatuaggio, l’assenza di gusto estetico e la napoletanità, oppure il tentativo di far apparire come innocente satira di costume le osservazioni poco felici del signor Merlo. Fatto sta che su una cosa potremmo essere d’accordo: il fatto che l’Italia sia un paese lacerato da una serie tragicomica di luoghi comuni che, spesso, sconfinano nella totale assenza di rispetto, relativismo culturale ed educazione. Un paese che pretende di vincere la sfida della crisi economica, con persone che ancora utilizzano espressioni come “noi settentrionali e voi meridionali” merita di essere ciò che è: lo zimbello d’Europa :)
      Saluti, signor Bassi.

      1. Mattia Bastasi

        Signor Agrillo, lei non ritiene altrettanto comici i più e meno velati riferimenti al perduto impero delle due Sicilie più volte citato anche qui? Vogliamo parlare di unione e coesione nazionale? Quanto i napoletani si sentono uniti e coesi col resto d’Italia? Non sono napoletano, ma la mia impressione è che Napoli sia lo stato per i Napoletani. Ma lungi da me portare la bandiera settentrionale in una tristissima disputa nord contro sud. Ancora. Voglio dire che siamo tutti colpevoli, meridionali, settentrionali, fiulani, sardi, altoatesini (quelli delle regioni autonome), tutti, nessuno escluso. Solo a Roma conoscono Roma capitale, quindi è inutile puntarci il dito contro l’un l’altro. Il signor Merlo è catanese, quindi mi pare esonerato da accuse di nordismo, essendo ben più sudista dei napoletani di molti chilometri, a che pro accusarlo di ciò?
        Qui non è una questione di mancanza di rispetto o di relativismo culturale, qui è una questione di paranoia culturale. In Italia non si può alzare un dito contro nessuno, ogni articolo deve essere compiacente e piacere a tutti (tranne i parlamentari), ben venga la dialettica del Dott. Merlo che, pur a volte con troppa foga idealistica, qualche vizietto nazionale lo smaschera senza farsi problemi di edulcorare.
        A me dispiace per i napoletani ma – parlo per me – se al posto di napoletani vi fosse scritto “torinesi”, anche in contesti più cattivi, non mi sarei arrabbiato o indignato, ma interrogato.

        1. Giuseppe Agrillo

          Lei non lo sa, ma, a prescindere da Merlo, abbiamo avuto, noi meridionali, molti conterranei che, per un pezzo di pane, hanno sputato sulla loro terra più di Giorgio Bocca (ma questo è un altro discorso). Il punto è un altro: trova che, in un articolo su un argomento, tutto sommato frivolo, quale è quello relativo alla diffusione dei tatuaggi nel nostro paese, sia carino, opportuno, normale (veda lei), tirare in ballo i napoletani (ed i meridionali), come se il meridionale fosse una sorta di specie umana omogenea, caratterizzata dalla maggiore socievolezza e da una naturale inclinazione alla cafoneria? Se mi consente, da meridionale di buona educazione, se qualcuno si permettesse di definirmi cafone per la mia appartenenza al tessuto sociale e culturale napoletano, come minimo verrebbe educatamente mandato a quel paese. Lei non si rende conto che, negli ultimi anni, anche (e non solo) a causa di questa reiterata ostilità che i media e gli italiani di altre aree geografiche manifestano verso il napoletano (inteso come sommo rappresentante di pregi e difetti del meridione), si sta facendo largo un forte sentimento anti-italiano che è manifestato da episodi come i fischi all’inno della finale di Coppa Italia, o dal tricolore dato alle fiamme da gruppi autonomisti siciliani, durante le proteste dei forconi. Io, che questa realtà la vivo, sono stufo di ascoltare al Telegiornale di fantasiose invasioni di blatte, di fantasiose collaborazioni tra il calcio Napoli e la Camorra e della presunta cafoneria di un popolo composto da oltre 20 milioni di persone che, in teoria, dovrebbero essere considerate italiane, ma che, de facto, sono trattare alla stregua di un popolo esotico dai primitivi stili di vita e dai buffi costumi.

          1. Mattia Bastasi

            D’accordo ma a che giova montare polemiche inutili? Riguardo alla futilità dell’argomento io sono estremamente convinto (e ho il sospetto che Merlo la pensi come me) che siano le piccole cose a raccontare davvero chi siamo, a profilare la nostra cifra culturale. Per quel poco che so e che ho visto di Napoli io posso dire, senza piaggeria alcuna, che è la città italiana in cui vivrei più volentieri. Eppure, nel suo splendore non posso esimermi dall’affermare che Napoli è una città molto borderline e molto, molto cafona; ancora mi rimbombano in testa i servizi di Enrico Lucci sui fenomeni da baraccone tipicamente partenopei: dal coatto che canta “Il fragolone”, ai cantanti bambini manipolati da genitori irresponsabili fino a “ingressi in società” di dubbissimo gusto.

            Ma vuol dire questo che tutti i napoletani sono cafoni? Affatto. Sono stato peraltro io stesso qui a sottolineare che l’italiota coatto e volgare è stato plasmato nei corridoi di Cologno Monzese e di Segrate, non certo a Napoli, e che la linea della palma sembra proseguire alla rovescia, da nord a sud (su questo dissento dal Dott. Merlo), ma ora davvero vogliamo far passare Napoli per un paradiso di buon gusto ed educazione? Qui non è una questione di furore ideologico, è un fatto di pura e semplice oggettività. A Napoli di cafonaggine ce n’è tanta, è la capitale italiana della cafonaggine, me lo permetta. E – in un articolo che tratta del tatuaggio usato come rivendicazione sociale – Napoli non mi sembra affatto fuori contesto.
            Io comprendo il fastidio nel sentirsi sempre dipingere per quello che non si è dai media, ma come ho detto a volte urge una sana dose di autocritica, e non la difesa a spada tratta della propria terra indossando il paraocchi; in particolar modo quando l’attacco è una non-offesa, come in questo caso.

          2. zepp

            Mi scusi se non la saluto e non mi presento,ma ho deciso,da un quarto d’ora a questa parte,di godere degli aspetti positivi del vivere nella “capitale della cafonaggine” e dell’essere costantemente accostata all’immagine stereotipata del napoletano chiassoso e tatuato.Il privilegio potrebbe consistere nell’evitare inutili salamelecchi in casi come questi,in cui ci si trova a rivolgersi a qualcuno che dimostra di non meritare la propria stima intellettuale.
            Ma io sono una cafona impressionista,non una donna elegante e di buon gusto.Per me sono inarrivabili certi modelli :Nicole Minetti e la sua belllezza così …discreta. Gabriella Carlucci,mai sopra le righe, Maria De Filippi ,fine documentarista e antropologa. Ed immagino che per me sia impossibile aspirare a sposare un serio e discreto uomo lavoratore del nord come il sempre opportuno Lapo Elkann , il nobile Fabrizio Corona,ma ,non volendo puntare troppo in alto…qualsiasi nordicissimo tronista o concorrente del Grand Fratello.
            Mica come quei neomelodici tatuati e mafiosi che ci sono dalle mie parti.
            La televisione mi offre modelli così alti di eleganza e cultura ed io sono costretta ad accontentarmi di un cafone napoletano!!Questa è un’ingiustizia.
            Ma dico,come è possibile che, nonostante l’esempio che ci viene dato dai nostri politici del nord,come l’elegantissimo Bossi,così lontano dall’immagine del vecchio merdionale sputacchione in canottiera,non riusciamo ad elevarci nemmeno un pò?

        2. gianfranco

          Va bene Mattia, dai, facciamoci due risate, che sono la migliore cura per chi soffre di paranoia culturale. E poi è vero, qui in Italia non si può più alzare un dito contro nessuno che subito schiere di paranoici culturali incazzati si organizzano in schiere (soprattutto al sud, chè a Torino prima ridono – in modo composto – e poi ci riflettono su). E meno male che ci sono i Signor Merlo a smascherare il vizietto di volgarità dei paranoici cultural-meridionali, altrimenti quelle esigue minoranze dei Bossi, Calderoli, Gentilini, Borghezio, Speroni, che inspiegabilmente, da minoranze vessate dagli arroganti paranoici meridional-tatuati, sono riusciti a entrare nelle stanze del potere in Veneto, in Lombardia, in Piemonte e anche in parlamento (magari con una dialettica espressa con una foga un pò troppo idealistica, ma sicuramente capace di smascherare un certo marciume meridionale -ma non bisogna generalizzare, eh!, questo non vuol dire che tutti quelli che vivono al nord si esprimono come i leghisti,; è una questione statistica, ecco!) ora, quelle minoranze, starebbero al bar di Varallo Sesia o di Cogliate o di Biella a dire le stesse cose ad un bicchiere vuoto di Asti Cinzano, il quale bicchiere ne riderebbe senza sentire il bisogno di rifletterci su. E questo, il fatto che starebbe seduti al bar a parlare con un bicchiere vuoto, sarebbe un grave danno, soprattutto per quei meridionali che, convinti e compiaciuti, continuerebbero a credere di essere persone nella media (normali) senza sapere di essere dei volgari espansivi tatuati meridionali (sempre statisticamente parlando). Grazie a Merlo, dunque, e a tutti quelli che aiutano noi meridionali a prendere consapevolezza dei nostri statistici vizi. Ora che ne abbiamo riso, proveremo anche a rifletterci su, ma non garantisco sui risultati (rimaniamo pur sempre meridionali). Cordiali saluti

          1. Mattia Bastasi

            Ma vede, senza rendersene conto lei gioca al gioco delle parti, esattamente come tutti noi. Lei crede mi faccia piacere sentirmi dare del leghista solo perché vivo in una roccaforte leghista? Mi fa piacere esattamente quanto a lei fa piacere che le diano del camorrista o del mafioso. Né più né meno.
            E’ inevitabile che i caratteri di una terra ci rimangano appiccicati addosso anche se non fanno parte di noi, anche se ci ripugnano, succede ovunque, a tutte le latitudini e in ogni epoca. La miglior difesa è l’accettazione e la tensione a migliorarsi, non certo questo risentimento straccione con cui insultate Merlo che ha solo espresso un’opinione (o meglio suggestione) personale come ogni buon giornalista dovrebbe fare.

            La dialettica del signor Merlo mi sembra francamente imparagonabile alla dialettica propagandistica della Lega, che ha altri interessi.

          2. gianfranco

            signor Mattia, glielo dico nel modo piu’ diretto che mi riesce: non me ne frega assolutamente nulla della difesa dell’orgoglio meridionale e altrettanto della denigrazione della cafonaggine leghista (almeno non in questo caso). Non condivido nulla delle rivendicazioni di una preunta superiorita’ degli uni sugli altri. Ma, proprio per questo, non tollero la superficialita’ del luogo comune che, sinceramente, con il suo presunto fondo di verita’ che conterrebbe, non mi ha mai aiutato a capire nulla. E, mi creda, dopo un ventennio che ha consacrato lo slogan becero a programma politico, la cafoneria urlata a dibattito, l’insulto al diverso come rivendicazione di identita, il mio livello di tolleranza e’ piuttosto basso e non basta piu’ definire l’insulto come cafonaggine o come alta ironia, a seconda di chi lo pronuncia, per decidere di essere piu’ o meno tollerante. Non c’e’ piu’ nulla da accettare, signor Mattia, e meno che mai da migliorarsi, perche’ tutto cio’ npn significa nulla.

          1. Mattia Bastasi

            Ma ha letto cosa ho scritto? Ho scritto in forma esauriente che la colpa è condivisa da tutti. Dai napoletani, ai piemontesi ai liguri ecc. ecc.
            Della Lega Nord, mi permetta, me ne frego. La Lega Nord è per me ciò che per i napoletani è la Camorra (o i cantanti neomelodici): qualcosa di cui vergognarmi profondamente. Eppure io non insulto i giornalisti che dipingono il nord come “terra leghista”, né mi sento offeso, né mi sognerei mai di sentirmi tale (eppure le percentuali di leghisti al nord e di camorristi a Napoli ad occhio forse corrispondono). Mi urge sottolineare la differenza: io non faccio nulla per nascondere le piaghe della mia terra, mi sento dare del leghista continuamente solo perché cittadino veneto/piemontese eppure non mi sognerei mai di risentirmi per questo.
            Coloro che hanno scritto in questa pagina sicuramente non sono rappresentanti né portabandiera della cafonaggine Napoletana, solo dell’orgoglio partenopeo che al solito si manifesta fortissimo. L’amore per la propria terra è una cosa bellissima e nessuno la conosce più di un Napoletano vero; però non credo questo vi esoneri dall’aprire gli occhi sui problemi di Napoli che sono tantissimi. O qualcuno vuole negare anche questo?

  40. Angelo XG1

    Gentile Mattia Bastasi,
    a nome dei Napoletani non sguaiati, non non volgari e non camorristi La ringrazio per la lezione torinese cui siamo abituati da 151 anni.

    1. Mattia Bastasi

      Ma lungi da me generalizzare o fare di tutta l’erba un fascio, davvero. Però non bisogna commettere l’errore di credere che ogni parola sia sempre onnicomprensiva e sia rivolta a tutti i membri di un gruppo sociale o di un popolo. Come ho detto è una questione di proporzione. Napoli è una città che vive di eccessi, sia nel bene che nel male.
      L’errore, abbastanza comune, è scambiare lo sguardo disincantato per razzismo.

  41. vincenzo cesario

    Credo che una persona intelligente, colta e matura nel momento in cui prende una palese e ingiustificabile cantonata, smette di arrampicarsi sugli specchi, evita di cercare giustificazioni poco edificanti e chiede scusa. Ecco Sig. Merlo è la cosa migliore che potrebbe fare, la faccia mi creda, le ridarebbe dignità.

  42. Francesco Alfonso Leccese

    Vorrei farle notare che il suo articolo è un concentrato di becera stupidità: il tatuaggio come elemento «etnico», la meridionalità che invade la civile (?) Penisola italica «cafonizzandola».
    Di queste forme di qualunquismo su Napoli e i Napoletani ne abbiamo le scatole piene.
    Se questo è il nuovo corso di Repubblica tanto vale passare alla lettura della Padania!

  43. dalla repubblica neapolitana

    Vi meravigliate di quest’articolo, quando da anni, “L’espresso”, più o meno larvatamente ha un’atteggiamento simile ?
    C’è da anni un’intolleranza trasversale antinapoletana in atto ; da destra a sinistra . Prendiamone coscienza….

  44. Angelo XG1

    Chi ha cafonizzato l’Italia non è certo la “linea della palma” ma quella di Arcore che in 30 anni di volgarità e oscenità ha definito uno standard fatto di donne procaci e succinte ad ogni costo e di tatuati tronisti da laboratorio; un mondo che ha invaso le case della Penisola devastando il costume degli italiani, generando lo scandalo di “vallettopoli” che tanta fama ha dato a Fabrizio Corona (incredibile! Reclutato anche a “La Fattoria”!!!)… già, proprio lui, l’emblema dei tatuaggi.
    Il “cafonal style” non è meridional-napoletano ma prettamente lumbard.

  45. Antonio P.

    Il tatuaggio non ha nulla di intrinsecamente volgare. Ciò che lo volgarizza, semmai, è l’uso che se ne fa. Stiamo parlando di una pratica in uso sin dai popoli più antichi e da sempre oggetto dei più autorevoli studi antropologici. Il bello è che non serve leggere alcun libro per saperlo: basterebbe guardare, anche distrattamente, uno dei tantissimi documentari in onda su canali quali national geografic (o le relative declinazioni disponibili sul DTT). Esca dalla spocchia del suo tipico atteggiamento radical chic da salotto e si informi prima di scrivere.
    Se poi trova più piacevole leggere un libro piuttosto che guardare un po’ di TV, ce lo faccia sapere: sapremo sicuramente consigliare qualche lettura che le permetta di rendersi autonomamente conto di quanto la sua tesi “popolo napoletano = popolo cafone”, indirettamente (e, aggiungerei, vigliaccamente) esposta in questo articolo, sia pretestuosa, illogica e priva di alcun minimo fondamento.

  46. solange

    mio caro signore.. io vivo a roma da 30 anni, e quando a Napoli ancora nessuno si tatuava, a Roma era già pieno di ragazzi e signori tatuati… io sono Napoletana, 41 anni, e non ho tatuaggi sul corpo, ne piercing, e pensi un pò, mai avuti neppure i buchi alle orecchie.. nella mia famiglia tutte le donne NON hanno forato i lobi.. mai, ne da piccine ne da adulte, nessuna ha tatuaggi o piercing.. non parliamo poi dei maschi della famiglia ancora più intonzi!! FORSE il suo “articoletto” è solo l’ennesimo attacco gratuito ad una città facile bersaglio, perchè sempre denigrata da tutti anche quando nulla c’è da denigrare… dica la verità, non avendo idea di come scrivere un bell’articolo, ha pensato di fare questo per riempire qualche rigo??

  47. salvatore

    Mi meraviglio di come un giornalista possa cadere in simili errori, il tatuaggio è da migliaia di anni una usanza dei popoli che privi di divise, simboli o quant’altro usavano dipingersi sulla pelle per mostrare la loro appartenenza a una determinata popolazione. Non è simbolo di volgarità ma di appartenenza: ciò non toglie purtroppo che ultimamente se ne stia abusando.
    Per quanto riguarda l’associazione fra cafoni e meridionali le faccio un paio di esempi: lapo elkann torinese doc è coperto di tatuaggi, lo stesso vale per ibrahimovic (forse ho scelto gli esempi meno adatti, ma di certo non sono meridionali). Se poi voleva col suo articolo parlare in generale della cafonaggine le faccio ancora presente che il “cafone” per eccellenza è il nostro ex premier, milanese da generazioni mentre il presidente della Repubblica, napoletano, da lezioni di stile in giro per il mondo. Se non le basta ha presente i cinepanettoni ecc.? film volgari per eccellenza in cui la parte del leone l’aveva un altro nordico Massimo Boldi, capace di far ridere solo con allusioni sessuali più o meno esplicite. A sua volta la comicità di Massimo Troisi non ha avuto mai bisogno di essere cafona.
    S’informi !!!

    1. solange

      ahahah “s’informi” LO DICEVA SPESSO UN ALTRO NAPOLETANO che tutto era tranne che cafone!! IL PRINCIPE della risata!!

  48. Lucio

    Il bello è che questo “giornalaio” è nato a Catania!!!!!
    Il malcostume e la cafonaggine caro merlo sono i falsi miti e i falsi ideali che la televisione (non certo di potere meridionale) ha diffuso negli ultimi 30 anni….per il resto prima di scrivere un articolo…se veramente ha ancora dentro il “fuoco sacro” del giornalista non scriva per sentito dire oppure la cosa più facile da scrivere…scriva perchè il giornalista scrittore (come lei viene definito su wikipedia) ha il dovere di diffondere la cultura dell’informazione….venga qui per un paio di mesi…ci osservi…e poi faccia il suo articolo. Queste cose le lasci a “Studio aperto” che quando fa le interessantissime interviste sulle spiagge va solo in versilia e sulla costiera romagnola (posti che non possono competere neppure con la nostra peggiore spiaggia) oppure al TG5 che mette come seconda notizia lo scippo alla ragazza di Cavani o Lavezzi…queste sono strategie che vanno avanti da 151 anni. Torni a fare il suo mestiere se ci è mai riuscito…si ricordi dei sogni che aveva da ragazzino quando a Catania fateva sacrifici per studiare e per diventare un grande giornalista….ora ce l’ha fatta (a diventare giornalista)…non butti tutto via!!!

  49. Partenopeoforever

    Condivido il pensiero dell’autore dell’articolo in merito alla volgarità dei tatuaggi, non gli perdono la citazione superficiale sui Napoletani in quanto emblema di tale volgarità.
    Fermo restando che di “tamarri” a Napoli, come in altre città della Penisola Italica, isole comprese, ce ne sono forse troppi, contesto la “diffusa moda” di citare la Capitale dell’ex Regno come esempio negativo di tutte le malvagità degli Italioti.
    Molti degli Italioti, vivono una sorta di sofferenza e insofferenza scaturita da malcontento personale e individuano nel comportamento di taluni napolesi (non Napoletani) l’esempio da citare. Forse perchè stanno intuendo che il Popolo Napoletano è sulla via della rinascita e del riscatto e come il resto dell’ex Regno, vuole rivalutare la propria fortissima identità.
    Sono orgoglioso, addirittura, di essere mortificato da chi non riesce a trovare argomenti positivi da proporre a un magazine come il vostro, da un giornalista meridionale che sa di non offendere l’intelligenza dei Napoletani intelligenti, ma che usa luoghi comuni pericolosi per la credibilità dell’ex Regno da cui egli stesso proviene.

  50. dalla repubblica neapolitana

    E’ delle persone intelligenti chiedere scusa quando ci sono gli estremi. Vedo che continuano a tardare….ne tragga le conclusioni…..

  51. vincenzo cesario

    Speravo che il Sig. Merlo, nonostante l’infelice articolo, avesse quelle qualità che avevo indicato che lo indicessero a chiedere scusa. non si ammettono i propri errori quando prevalgono arroganza e narcisismo

  52. Michele

    E’ vergognoso che un giornalista possa solo pensar di scrivere cose del genere per di più su un settimanale cosi’ letto a livello nazionale. Non accetto neanche la tranquilla via di fuga della “frase espressa male” perchè la frase è scritta ed è stata sicuramente letta e approvata ampiamente in redazione e dal suo direttore. E’ vergognoso che vengano espressi questi punti di vista, un attacco gratuito alla città di Napoli e al suo popolo, un attacco di un razzismo incredibile.Allora le pongo due questioni:
    1) perche’ criticate aspramente sempre e comunque le espressioni del popolo leghista se poi le espressioni sono quelle?
    2) perchè vendete questo settimanale a Napoli? Forse perchè i soldi “volgari” di Napoli in fondo in fondo fanno sempre comodo e non puzzano?

  53. alfredotoriello

    Salve, mi sembra di capire che “a finale” venga riproposto il banale luogo comune Creatività=pazzia=fuori dalle righe=volgarità…
    mah!?…credo che un suo conterraneo ci dia un esempio contemporaneo di quanto non sia vera questa equazione: franco battiato…la creatività, quella oggettiva, nasce dall’armonia e dalla consapevolezza…
    sono uno psicologo, uno psicoterapeuta, meridionale e tatuato…credo che l’impostazione della sua tesi abbia una falla enorme, lei sostiene se capisco bene, che il tatuaggio di massa ha storpiato la natura dello stesso, bene (!?) ma sarebbe come sostenere che la cultura di massa ha prodotto milioni e milioni di libri inutili…
    o di articoli di giornale inutili…
    credo che lei dica delle cose vere riguardo all’emulazione dei semi-vip, ma forse banalizza un pò troppo un fenomeno che si radica nella mente più antica dell’essere umano, nel suo bisogno di appartenenza…etcetcetc…
    buonlavoro
    p.s.
    ho tralasciato la mia perplessità sulla citazione “sciasciana” ma forse la ri-visione di un qualche film di troisi le potrebbe servire a vedere la questione da un punto di vista diverso…

  54. marcello coppol

    altro non fa , sig merlo, che ripetere cio che i media hanno ben insegnato. denigrare,denigrare, denigrare.
    che suo figlio faccia tatuaggi ovunque e si scopri tifoso del napoli.
    quale altra maledizione potremmo augurarle???
    cordialita

    1. _______

      è bastato vedere che per elogiare il dopato e simulatore del piero
      ha dovuto insultare totti dicendo che guadagna sui giochi on line dimenticando che la juve prende i soldi da betandclick e ci paga i stipendi ai propri giocatori!
      figurati

  55. Niccolò

    Anche se a distanza di un pochino di giorni, mi ritrovo a commentare il Suo articolo che, da un lato mi ha lasciato basito, dall’altro mi ha trovato d’accordo.

    Ciò che mi ha lasciato basito è la superiorità intrinseca delle parole per affrontare un discorso del quale, credo, oltre che parlarne come studioso, non sa nulla. La sicurezza e la semplicità adottata per parlare di argomenti dei quali antropologi, da più di un secolo, cercano di parlare andando a cercarne il senso più profondo.

    Continuando a leggere ed abbandonando un attimo la facciata dell’articolo, purtroppo mi ritrovo a condividere diverse frasi in merito all’ignoranza che la maggior parte del popolo italiano rivolge ad una cosa così profonda ed indelebile quale il tatuaggio. Purtroppo, ‘pittare’ la pelle è diventato come andare a comprare la frutta: una quotidianità scevra di senso.

    Un ultimo appunto: l’immagine di copertina non rappresenta ciò di cui Lei ha parlato. Una leggerezza non da poco!

    Cordialmente.

  56. roberto

    niente da fare, se voi giornalisti del nord non denigrate Napoli e i napoletani completamente gratuitamente, non siete contenti. ora esce fuori che i tatuaggi sono un emblema della napoletanità, che a sua volta è l’emblema della cafonaggine. una tesi la cui pochezza la dice lunga su chi l’ha formulata.

  57. _______

    ormai sto giornalista ha capito come deve fare per guadagnare un po’ visibilità

    insultare!
    complimenti!
    è proprio vero che il giornalista lo può fare chiunque!

    1. Giovanni

      Caro Merlo,leggo la repubblica fin dal primo numero e tranne Bocca buon anima, non ricordo cadute di stile così significative nei confronti di napoli. Forse è colpa del caldo di questi giorni Chieda scusa e rinneghi gli argomenti che riguardano i napoletani, sono gratuiti e infamanti.
      Ciao Napoli

  58. Giorgio

    Anche Francesco Merlo ha avuto i suoi 15 minuti di fama. Non capisco come gli venga dato tutto questo risalto per un articolo che sarebbe potuto tranquillamente uscire da una quinta elementare.
    Questo giornalista è solo alla ricerca di un po’ di notorietà utilizzando un inutile quanto inefficace sensazionalismo. Consiglio ai lettori di lasciar morire questo blog come merita, non merita il vostro tempo ne le vostre risposte.

  59. Fabiana

    Ecco l’ennesimo esempio di come il mondo del tatuaggio viene sporcato dall’irrefrenabile istinto (ignorante) di sentenziare senza essere informati sull’argomento trattato. Mi perdoni ma, alla sua veneranda età, si preoccupi di trattare argomenti che le si addicono e si tenga lontano da realtà che, fortunatamente, non le appartengono nemmeno di striscio.
    Cordialmente, ma anche no, napoletana tatuatissima.

  60. ermanno giamberini

    avevo già pubblicato un commento al suo articolo (ho una mail automatica che mi conferma l’avvenuta accettazione da parte del suo blog) ma purtroppo non lo ritrovo . Non conteneva nè offese nè volgarità. Censura ? Chissà……
    ho letto i commenti dei tanti lettori indignati, disapprovo chi l’ha offesa perchè non si rende conto che commette lo stesso errore che intende contestare. Ho notato che l’articolo l’ha aiutata a reperire gratuitamente un valido esegeta del suo pensiero (il signore di Torni del quale, mi perdonerete entrambi, non ricordo il nome). Tanti post, tante parole che , consentendole di praticare lo sport nel quale gli italiani eccellono (peccato non sia ancora specialità olimpica) e cioè l’arrampicata sugli specchi, forse l’hanno aiutata a confondere l’idee su di una questione che trovo estremamente semplice. Al di là del fatto che i tatuaggi non le piacciono (parere rispettabile ma del tutto soggettivo e valido quanto quello di chiunque abbia scritto su questo blog), al di là del fatto che i tatuaggi (wether you like it or not) sono un fenomeno di costume GLOBALE e non solo italiano, al di là del luogo comune napoletano=estroverso=creativo ergo caciarone, le domande alle quali lei continua a non rispondere sono :
    perchè “napoletano” sempre e solo in un’accezione negativa ? perchè nel descrivere un fenomeno che, a suo dire, rispecchia un degrado culturale e/o estetico ha sentito il bisogno di associarlo ad un origine geografica precisa ? e perchè , tra tante possibili origini proprio quella meridionale ? Se gira un po’ il paese troverà tatuati di tutte le origini. e perchè tra tante opzioni proprio napoletana ?
    La mia risposta è che probabilmente anche lei , fatto grave per un giornalista, si è omologato all’opinione comune alimentata sia dalla malafede che soprattutto dall’ignoranza (altrettanto “cosmopolita” mi passi la forzatura) in base alla quale in Italia tutto ciò che è negativo o lesivo dell’immagine del paese è napoletano ?
    Non sono un giornalista ma se è vero che la generalizzazione ed il pregiudizio non sono un buon viatico per la ricerca della verità e se è altrettanto vero che un buon giornalista cerca sempre la verità al di là di ogni assioma…. beh tragga lei le sue conclusioni . Anche se temo non si cimenterà proprio perchè la totale mancanza ,nelle sue risposte ,anche di una sola frase che esprima dispiacere verso le tante prese di posizione di persone indignate mi lascia pensare che l’umiltà non è una delle sue qualità .
    Inutile dire che ho smesso di leggere Repubblica sia nella versione web che in quella cartacea. E non è una ripicca : ma almeno avrò la certezza che mi offende gratuitamente non venga pagato per farlo anche con i miei denari.
    Ermanno Giamberini – Portici (NA)

  61. gianluigi

    Vorrei dirle che anche io non sono amante dei tatuaggi (anzi li odio proprio) ma quello che ha scritto riguardo il meridione è di una superficialità incredibile ! Come può essere il meridione la causa di tutto ciò ? Come molti hanno scritto quella del tatuaggio è una moda mondiale che non ha particolare rilevanza in nessun paese, benchè meno in una precisa zona geografica come il meridione . Basta viaggiare un pò in tutto il mondo per vedere quanto è diffusa oramai questa pratica, sopratutto negli Stati Uniti dove c’è ne sono tanti ! Io sono napoletano e molti miei amici non sono tatuati , ne vedo anche pochi in giro di tatauati , quindi non capisco come la sua mente possa aver partorito quella frase ! Spero che abbia già capito che ha sbagliato nel considerare il meridione come capro espiatorio di questo fenomeno che non ha nulla a che vedere con la nostra mentalità meridionale.

  62. Piero

    Wow Merlo si degna di rispondere anche ai comuni mortali allora!!! Avanti Dottore, tra questo e il suo pezzo orrendo su Totti e Del Piero ha raggiunto qualche centinaia di visite e puo’ finalmente ergersi a paradigma del giornalismo moderno.

    Voglio dire, lei scrive per il giornale (la Repubblica) che ha citato Neil Gaiman come “mandante teorico” della strage nel cinema, per cui di cosa ci si sorprende se compare un articolo degno della peggiore retorica?

  63. Mattia Bastasi

    Ma c’è qualcuno di qui di non-meridionale/napoletano che recepisce quella di Merlo come offesa? Io francamente trovo sconcertante questa alzata di scudi contro il nulla, non certo l’articolo.
    E’ ridicolo che se qualcuno vi tocca Napoli anche solo di striscio voi vi schieriate a testuggine e carichiate a testa bassa chiunque nomini la vostra città anche solo in una citazione. Francamente trovo i 100 e passa messaggi in questa board quasi tutti ridicoli. E io contro Napoli non ho nulla, anzi.

    1. gianfranco

      Signor Mattia, siamo tutti curiosi di saper qual’e’ l’ipotesi che fa lei per spiegarsi il delirio collettivo di queste centinaia di persone. l’orgoglio meridionale, la paranoia culturale, l’ignoranza? c’e’ dell’altro? Ci dica.

    2. gianfranco

      Signor Bastasi, forse il tono delle mie risposte e’ fastidioso ( e lo dico senza ironia) e per questo sceglie di non rispondere. Ma, siccome sono anch’io interessato a capire perche’ qualcuno ( in questo caso lei) non riesca a vedere nulla di offensivo nella frase dell’articolo di Merlo, le chiedo di dirmi cosa ne penserebbe e cosa scriverebbe un milanese o un vicentino o un veronese per bene se un giornalista facesse un’inchiesta sui reati finanziari in Italia o sulla malasanita’ e, dopo aver argomentato e fatto innumerevoli esempi illuminanti sullo sperpero e il degrado dell’istituzione sanitaria pubblica e le sue non sempre limpide commistioni con la sanita’ privata o sulla pratica diffusa dell’evasione fiscale, scrivesse: ” la verita’ e’ che sempre piu’ in Italia si e’ imposto un certo modello affaristico di stampo settendrionale, ennesima avanzata di quella linea d’ombra del pirellone, che ha finito per rendere sempre piu’ milanese (o vicentino o veronese) il popolo italiano, sempre piu’ efficientista e pianificatore e dunque cinico e tuttavia utilitarista e percio’ criminale”. Secondo lei, se un veronese scrivesse indignato, lo farebbe perche’ ostinatamente abbarbicato nella difesa cieca di un orgoglio veneto o perche’ la generalizzazione additante del giornalista, in quanto luogo comune e in quanto additante, e’ offensiva?

    3. S.

      Io non sono napoletana ma mi sento offesa da questo “”giornalista”” come se lo fossi. Non posso credere che certa gente non si renda conto di quanto sia vecchio (di mentalità), bigotto e presuntuoso questo articolo. Secondo l’opinione altissima di codesto giornalista, qualsiasi modifica corporale (piercing, lifting, protesi al seno, tatuaggi) è espressione di volgarità… perchè non criticare anche l’usanza di radersi la barba o di depilarsi le gambe, allora? Ma forse sarà l’argomento del suo prossimo articolo….

  64. Paola

    Stamattina mi è saltata subito agli occhi la copertina di questo Venerdì di Repubblica : l’ho trovata bellissima. E così, incuriosita, sono andata subito a leggermi l’articolo in questione. Devo dire che già dal titolo “Ormai è un altro simbolo della prevalenza del cafone”, già mi ero un po’ indispettita, e guardando poco più in basso, vedendo per l’ennesima volta, quella per così dire poco di buono di Belen, avevo già intuito che l’articolo non avrebbe rispecchiato ciò che io penso delle persone tatuate. Tanto per cominciare non si può generalizzare ad una sola tipologia, per giunta quella dei cafoni; è vero, esistono tatuaggi senza nessun senso logico, brutti a vedersi, ma come lei stesso dice “il corpo è sacro e il solo sovrano del corpo è l’ individuo”. E’ quindi chiaro che ognuno è libero di tatuare a piacere il proprio corpo; se poi questo va ad offendere i suoi valori, il buon gusto o quant’altro, non è rilevante ai fini di un articolo di giornale.

    Lei non si trova in giardino a chiacchierare con un suo amico; lei sta scrivendo un articolo di giornale, con cui insulta, volutamente e ripetutamente, una categoria molto più grande, quella dei meridionali, rispetto a quella prefissata, ovvero quella dei cafoni. E noi lettori abbiamo il diritto di aprire una rivista la mattina e non farci andare il caffè di traverso, leggendo l’articolo di un sapientone che si diverte ad insultare il mio Paese. La prossima volta si limiti a parlare di ciò che conosce, perché le garantisco che esistono moltissime altre persone, con dei tatuaggi splendidi, pieni di significati veri e profondi; doveva solo guardare un po’ più in là del suo naso.

  65. Stefano Stanga

    Certo è che con questi toni è veramente facile abbassare qualsiasi cosa allo sberleffo, al cafonal, alla minchioneria. Troppo facile fermarsi all’apparenza, al burinol che tanto le piace additare. Sviluppo del titolo da temino di 5 elementare: B- , troppo scontato. Si sarà sentito certamente “meglio” passeggiando in spiaggia con il borsello e il maglioncino di cashmere di questi panzoni arrostiti dal sole, imbrattati da disegni osceni di suore cinesi e da scritte anglofone… che radical chic dei miei…

  66. Giovanni

    noto che il giornalista se ne infischia dei nostri giudizi e non solo non chiede scusa ma non ci degna di alcuna risposta. sarebbe utile che spiegasse a noi ” cafoni napoletani” da dove nasce la sua sicumera sull’ argomento noto. sarebbe un buon esercizio di umiltà e per noi una occasione per conoscere le fonti a cui ha attinto per scrivere il pezzo. forza Merlo ci aiuti!

  67. Dario

    Caro signor Merlo,
    complimenti per l’articolo. Ha dimostrato una profondità di pensiero eccezionale! Questa ventata di aria nuova la attendevamo da anni, da oggi il giornalismo italiano sarà diverso, avendo lei operato una rivoluzione epica! E’ così pregno di elevati concetti (ma come avrà fatto, mi domando io) che i filosofi moderni attingeranno da esso per elaborare nuovi sistemi di idee! Tra le parole che lei ha usato, matematici e fisici coglieranno nuovi aspetti della realtà che faranno fare passi decisivi verso la conoscenza dell’Universo.
    Da oggi siamo a conoscenza di un nuovo pericolo a cui andiamo incontro dirigendoci verso le terre assolate del Sud: dopo lo scippo, la rapina, la pizza rotante, il mandolino infuocato, il caffè al veleno, ci sarà il tatuaggio assassino. Orde di cafoni che al momento giusto aggrediscono la vittima per tatuarla al grido di “Ora ti tatuo!”. Abbiamo scoperto che le tribù africane sono soltanto una accozzaglia di cafoni, per altro neri! I Maori poi! Non ne parliamo!
    Adesso capisco perché lei lavora per un giornale importante mentre tanti giovani giornalisti scrivono pezzi per pochi euro! Perché le sue vedute così ampie dimostrano la sua saggezza, irraggiungibile per semplici menti. Mi inchino di fronte alla sua saggezza!
    Mi fermo qui anche se potrei andare avanti per molto, ma non posso perché rischierei di passare per un adulatore, sconfessando queste mie parole obiettive!
    Continui così! Ci faccia conoscere sempre nuove strade che conducono alla Verità!

  68. S.

    Non so se si rende conto che il suo articolo è di una volgarità, di una presunzione e si un’ignoranza senza eguali (o quasi)… Si lamenta che l’Italia sta diventando cafona ma lei ne è un degno esponente perchè forse valuta l’eleganza e la raffinatezza di una persona sulla base di un tatuaggio, io invece la valuto da ciò che dice. E mi scusi la domanda probabilmente insolente (tanto per rimanere nello stile del suo articolo): non è che per caso qualche bel ragazzone tatuato (magari napoletano), in gioventù, le ha rubato la ragazza?

  69. Simone Bazzanti

    quanto qualunquismo in questo articolo, la invito a passare qualche giorno dentro al mio o qualsiasi altro studio di tatuaggi qualificato, dovrebbe rimangiarsi molte, anzi quasi tutte, le parole scritte in questo articolo, nel quale lei da di cafone a chiunque abbia un tatuaggio, e soprattutto da di cafone ai meridionali, il tatuaggio dice lei “ha sostituito l’unghia lunga del mignolo”, oppure ” avidi e presunti michelangelo che operano spesso senza le dovute precauzioni igieniche”, venga al mio studio che sicuramente è più pulito della sua casa, per concludere visti i numerosi commenti negativi su quanto da lei scritto, il “buon gusto” non fa parte del suo stile.

  70. Mario Ipri

    Sfido l’autore dell’articolo a rileggere il suo articolo ad alta voce, frase per frase, davanti ad una quindicina di persone a caso prese per strada. Lo vedremmo arrossire nel giro di due minuti, e difficilmente riuscirebbe a portare a termine la lettura senza rendersi conto di quanto abbia “sgarrato”. A tutti nella vita capita almeno una volta di fare errori madornali: ora, o lo ammette e avrà salvato qualcosa della sua credibilità, o passeranno molti mesi prima che il senso di disagio che sono sicuro la sta pervade di (anche se non lo ammetterà mai) vada via.

  71. sabatino

    grazie Francesco,
    hai messo il dito nella piaga e diciamocelo chiaro e tondo: da fastidio.
    Vengo da una settimana di vacanza in un posto di mare e tutto ciò che scrivi è verificabilissimo.
    “Esisto perché sono tatuato”,questo è quello che si percepisce guardando una massa di scemi che in sette giorni di mare non ha aperto un libro o un giornale e che ha solo continuamente guardato il cellulare e che si è guardato l’ombelico tatuato o bucato.

    1. Nicola

      Sabatino,
      il fatto che a lei dia fastidio non significa che sia sbagliato. sinceramente spesso trovo orrido l’abbigliamento dei punk, ma mi fa piacere vederli perchè vuol dire che possono esprimersi come preferiscono.
      aggiungo: per favore non generalizzi su tutti coloro che portano un tatuaggio. io ne ho un paio eppure studio economia, ho letto sia Tolkien sia Schopenhauer (per diletto), faccio volontariato. non credo mi si possa paragonare alla accozzaglia di ignoranti di cui lei ha parlato.

    2. Simone Bazzanti

      e quindi?!!!

      per lei e per l’illustrissimo Merlo, pare sia un problema, ma vi diamo così tanto noia, pensate di essere meglio di noi Cafoni Tatuati e nel mio caso tatuatori, non sono napoletano, ma a quanto pare sono cafone allo stesso modo, pensate di essere meglio di noi, solo perché lei ha aperto un giornale o un libro, ha mai letto tutti quegli svariati libri che esistono su questo mondo, ha mai letto un giornale di settore?!!………lo sa che i cavernicoli nostri avi, e anche suoi, erano tatuati, lo sa che il tatuaggio e insito in ogni cultura, ed esiste da sempre?!!!….magari lei ed il signor Merlo siete di quelli che mendicano la meritocrazia in Italia, salvo poi giudicare una persona da un tatuaggio o da un piercing o se è Napoletano, lo sa che in altri paesi, Europei e non, molto più avanti di noi ( perché in quanto a culura siamo molto indietro), se un chirurgo con i coglioni è tatuato viene assunto immediatamente, mentre in Italia viene segato perché conta solo l’apparenza, questo grazie alla spocchiosità di molte persone…………..ogni riferimento a cose o persone è semplicemente casuale……………….

  72. Nicola

    Cerco di essere analitico, di capire il pensiero del giornalista però dopo aver letto l’intero articolo con calma ne evinco solamente una denigrazione della persona con tatuaggio e una becera generalizzazione di chiunque abbia un tatuaggio senza distinzioni. Signor giornalista, la prego di prestare attenzione a non cadere in stupidi luoghi comuni che sono qualcosa di fortemente caratteristico della cultura italiana insieme alla tendenza ad etichettare ed emarginare chi non è conforme alla maggioranza.

  73. Laura

    Davvero assurdo, posso condividere o non condividere il suo pensiero sul modo in cui in italia si utilizza il tatuaggio, ma di certo non condivido il modo becero e ignorante con cui ha espresso il suo giudizio.

    chiedo pubblica ammenda sul prossimo numero della repubblica da parte sua per il pessimo modo in cui ha espresso il suo pensiero.

    siamo un unica repubblica che vive un periodo di crisi e di certo non ne usciremo continuando con l’odio che voi giornalisti cercate di instillare tra noi poveracci.

  74. Peppino

    Sono perfettamente d’accordo con quanto dice Merlo, purtroppo come si legge dai commenti siamo già oltre la cafoneria… ora sul tema c’è l’aggressività!

  75. donnadimezzo

    Caro, apprezzabile Merlo. E’ un’opinione, la sua, come molte altre. Non fa giurisprudenza però. Glielo confermano, ringraziandola per l’attenzione, anche i miei tatuaggi, impressi nella mia pelle in tempi non sospetti

  76. Osvaldo Danzi

    Perfettamente d’accordo con Lei sul pecorame che si sta diffondendo sulle spiagge, che poi sono il riflesso delle nostre autostrade, strade e citta. Che i tatuaggi stiano diventando sempre più un simbolo di “scarsa raffinatezza” (diciamola così), così come è spesso ributtante vedere certi labbroni, certe cupole gommate e certi visi tirati a fionda su corpi di settantenni che nom riescono a capacitarsi e a gioire del tempo che passa.
    In merito allo stile giornalistico, mi permetto di dissentire. Un buon pezzo di costume che vorrebbe essere anche non convenzionale precipita nel solito luogo comune Sud = cafoni. Forse è vero che un napoletano quando si fa riconoscere non è mai per qualche motivo positivo, ma le suggerisco di frequentare più spesso qualche eurostar, per individuare altrettanti presunti manager milanesi, con quella bella parlata dalle vocali tutte sbagliate, che ad altissima voce per 90 minuti di tragitto strillano al telefono i benemeriti cazzi loro con la prosopopea tipica del bauscia Milanese, arrogante e fancazzista. E le posso garantire, che agli occhi di un italiano del centro sud, i Milanesi sembrano tutti uguali, esattamente come a Lei i Napoletani sembrano tutti cafoni.

    1. giorgio

      concordo sui milanesi, te pensa che io sono di Brescia ma i milanesi bauscia stanno sulle balle anche a me ( e a molti lombardi non milanesi ) lol

  77. Brunello Mantelli

    Caro Merlo, complimenti! Credo di condividere con Lei ben poche idee sul piano politico, ma questo pezzo è sublime e del tutto condivisibile. E del resto il 90% dei commenti che il pezzo ha ricevuto confermano, per parafrasare Fruttero e Lucentini, la totale “prevalenza del cafone” nella penisola. Ed il cafone, è noto, è alieno da qualunque ironia ed autoironia. Sennò che cafone (tatuato!) sarebbe? Grazie, e continui così. Sperabilmente non praevalebunt.

  78. Salvo Zappulla

    Signori, forse non ne siete a conoscenza ma Francesco Merlo è catanese, quindi ancora più a Sud dei napoletani. Non credo abbia voluto esprimere contenuti razzisti nel suo articolo, che rimane un signor articolo, anche se quella frase sui napoletani è piuttosto infelice e avrebbe fatto meglio a evitarsela. Merlo sembra voler raccogliere l’eredità di Giorgio Bocca. fustigatore del malcostume e della corruttela. Ne ha la stessa capacità espressiva, tagliente e impietosa, che non accetta debolezze e non concede sconti ma scivola nel folklore banale e a buon mercato associando la volgarità al popolo meridionale. La volgarità appartiene all’uomo incolto in generale, a colui il quale non avendo argomentazioni valide per emergere, smanioso di protagonismo, pur di mettersi in evidenza sopperisce con gesti, atteggiamenti rumorosi e stupidamente vistosi. Bravo Merlo per l’articolo, i cui contenuti di fondo sono incontestabili ma credo dovrebbe tornare più spesso in Sicilia, abbandonare per qualche tempo i salotti parigini, e sedersi al tavolo del vecchio bar, in piazza Stesicoro, a Catania, con i vecchi amici. Anche tra le persone umili si può riscontrare tanta dignità e meritevole desiderio di passare inosservato.

    Salvo Zappulla

  79. Angelo Libranti

    Infatti le persone umili sono affrancati dalla cafonaggine, riguardante solo i poveri di spirito e gli ignoranti.
    L’articolo è condivisibile per le acute osservazioni, sono convinto però che la cafonaggine non ha patria e che la mamma dei cafoni è sempre incinta perchè si accoppia, al Nord come al Sud, con individui mediocri.
    La provenienza da Catania di Merlo, con mamma napoletana, autorizza lo stesso a divagare sulla sua gente d’origine, avendone contezza dei pregi e dei difetti.

  80. vincenzo cesario

    purtroppo il difetto italiano è che ciascuno che possiede un barlume di cultura sembra autorizzato a fare il tuttologo e dire cose strampalate, come ha fatto merlo in questa occasione. faccia il giornalista, si occupi di cronaca , magari approfondisca gli argomenti. ma un costume o malcostume come possono essere i tatuaggi, andrebbe affrontato attraverso una specifica competenza di sociologia di massa, con tanto di laurea, magari qualche master e delle pubblicazioni scientifiche. altrimenti il rischio che si corre è quello di fare dei discorsi da osteria, dove ognuno può dire tutto e il contrario di tutto. così in tv imperversano i vari sgarbi, mughini etc. che sembrano essere autorizzati a parlare di tutto senza averne le competenze.

  81. claudio

    Dopo la vergognosa debacle di questo articolo, ancor più vergognoso è quanto apparso su questo ultimo venerdi di repubblica; ultimo in tutti i sensi per quanto mi riguarda!!!!. Siciliano, mamma napoletana ..insomma come rifugiarsi dietro la cruna di un’ago!!! non ha scusanti è stato pessimo nel lessico, nell’intendimento, nell’esporre magari un concetto ceh poteva avere anche un fondamento di piacevole riflessione. Avevo già detto e ribadisco; gli uomini, quelli veri, sono tali quando sanno fare ammenda dei propri errori, senza se e senza ma, e come avevo già citato, Lei..S.E. Ill.mo Dott. Avv. Sen. Onov. Cav. ( insomma tutto tranne che giornalista ), non appartiene a questa specie!!! lo confermano le sue parole che sembrano più un giustificarsi che altro. le auguro di vivere in un mondo di tatuati e napoletani che sia pur con volgarità vedranno qualla famosa linea della Palma giungere al Polo Nord ed avranno vita fin troppo facile con gente come lei!!!!!
    caro Savonarola la faccia mia sotto i vostri piedi e vi potete pure muovere un poco!!!! ( Troisi..uno dei tantio voglari ) F.lli capone che siamo noi medesimi sottoscritti di persona……( de curtis, un’altro che ha contribuito ad alzare la famosa lineaa ) … resto dell’avviso che lei il tatuaggio lo ha nella testa… per il resto non credo ci sia altro!!! felice vita da ex meridionale… se la merita tutta!!

  82. daz

    Salve,
    volevo far presente che io sono davvero in una brutta posizione; essendo io tatuata e napoletana! Come fare signor Merlo? Mi aiuti a lei ad innalzarmi dal mio stato degradato per raggiungere lei e i suoi estimatori sulla vetta dell’olimpo giudicatore…

  83. Gianni

    Poveri Italiani tatuati! Il tatuaggio è un business e in molti pseudo tatuatori lo hanno capito da tempo, lo si vede dalle schifezze che molti si portano addosso e poveri i tatuati quando tra qualche annetto (se la moda passerà o forse ci penserà la loro pelle raggrinzita a farli sentire un tantino ridicoli e non più così fieri di un ricordo ormai lontano) cercheranno a caro prezzo di farseli cancellare. Eh dai col business! Comunque capisco la rabbia con cui molto difendono il loro tatuaggio, in effetti non è come comprare un arredo o un vestito che quando passa di moda lo si butta via e se ne compra uno nuovo, qui, un domani, bisognerà fare i conti con il proprio corpo, con il tempo, con il proprio passato e con i ricordi! Oggi fieri domani chi lo sa!

  84. Ciccio Ciccuzzo

    Ho saputo che tutti gli indignados contro Merlo, si sono radunati in Piazza del Plebiscito hanno formato squadre civiche e sono andati a ripulire la loro Città… Seee… l’italiano s’indigna, s’impegna poi getta la spugna con gran dignità.
    Napoli va amata coi fatti non con le chiacchiere. L’unico campano che si è ribellato al degrado è stato Saviano, così privo di concorrenza che è diventato milionario.

  85. Giuseppe

    Premetto che non condivido affatto il suo pensiero,ma sono felice che li possa esprimerlo liberamente.C’è da dire però,che la libertà d’espressione ha l’obbligo di fermarsi ove va a ledere la dignità della persona,con offese nascoste male ed espresse peggio.Lo stile dell’articolo come diceva qualcuno è propriamente italiano,se i tatuati si credono portatori d’arte moderna lei pare credersi sferzante giornalista,ma così come i primi a lei appaiono cafoni,ai terzi lei appare poco sferzante e forse un pò bigotto,ed è ironico come proprio lei che si professa un nuovo messia dei fenomeni italiani sia caduto in uno di essi.Leggendo tra le righe del suo articolo si coglie una logica alquanto debole,spiegata attraverso “la sagra dello stereotipo” :”di quel Meridione che conquista tuttala Penisolae rende sempre più napoletano il popolo italiano”, e continua ancora affermando:” E difatti non si fanno tatuare soltanto i soliti italiani gesticolosi e rumorosi, quelli attorniati da bonazze rifatte, eccitati dal trovarsi al centro dell’ attenzione, destare l’interesse, italianizzare e appropriarsi, come già fecero Alberto Sordi e Renato Carosone col mito dell’America, del codice antico e trasversale del tattoo che può essere occidentale od orientale, virtuoso e religioso o malavitoso e gotico, aristocratico o popolare, settario o individualista: navi e carceri, mondi primitivi e raffinatezze da body art.”.Ci paragona ai personaggi delle commedie di Sordi e Carosone,i quali presentavano personaggi figli di una degna scuola dell’arte,e quindi fortemente caricaturali.Ma la cosa che più è debole,e che forse presenta un bigottismo con un retrogusto frustrante,è quella logica secondo la quale tatuato è:orrido cafone,un’arte generata dalla miseria,da una voglia d’apparire e di imitare quei Vip alla Briatore,che sfocia quel disastro che sono le spiagge italiane.Secondo questa sua logica allora sa cosa avrei dovuto imparare io? Che oggi la “giacca e la cravatta” sono il moderno tatuaggio.Ebbene io ho visto i politici macchiarsi dei peggiori reati,banchieri e professionisti rubare e sporcarsi dai reati più crudi alle frodi più disonorevoli e tutti lo facevano in giacca e cravatta.Da cittadino di quella che viene definita “Gomorra”,le assicuro che non ho mai visto un Boss,un camorrista in canotta e rosario,ma tutti rigorosamente in giacca e cravatta.Ergo se in passato il tatuaggio era proprio dei carcerati dei delinquenti e di quelli classi sociali povere,oggi l’abito appartiene ad essi,per la sua stessa logica.Quindi evitiamo di dire cose che sono assolutamente prive di fondamento,ci arroghiamo tutti il diritto di etichettare come “cafone”,come di “cattivo gusto”,ciò che in maniera stereotipata non appartiene all’uomo di successo,all’uomo per bene.Ciò che appartiene al “Napoletano”,come maggiore esponente di categoria.Smettiamola.
    Cordiali Saluti un ventenne non tatuato.

  86. Vincenzo

    Sembra la fiera del luogo comune. Ed in ogni caso, secondo me, il più grande “cafone” resta colui che basa tutto sulle apparenze e si permette di associare determinate “usanze” ad una singola “classe sociale”. Eppure sul tatuaggio basterebbe documentarsi un po’ o quanto meno essere più a contatto con la realtà per capire l’evoluzione della specie umana. “La metropolitana, Kevin. La metropolitana.” (cit.).

  87. Edmondo

    A tutti quelli che giustamente hanno cercato di rispondere nel mondo più educato, formale e colto possibile, consiglio di non perdere troppo tempo nel cercare di far capire all’autore di questo articolo
    che quello che ha scritto é ridicolo. Penso sia sicuramente una provocazione, in caso contrario siamo i primi testimoni di un evento unico e affascinante: l’essere umano può svolgere tutte le funzioni vitali con un bullone in testa al posto del cervello, ma non riesce a articolare pensieri intelligenti.

  88. Roger

    Non me ne vogliano ma in questo caso non posso che concordare con l’autore dell’articolo in merito al mal costume nostrano.Ovunque giri e ovunque ti volti in Italia trovi gente piazzata con tatuaggi, si conta 2 persone su 3 che volente o nolente esibisce con vandalica esibizione ; i tatuaggi sono brutti da vedere e fanno pure male ma al popolino italiano si sa piace infarcito come è di mediocre ostentazione post-moderna.
    Il fenomeno ha certamente una matrice carnevalesca tipica del sud(a Napoli non si contano i tatuati) ma è chiaro che ormai ha preso piede senza sosta nell’Italia viziata e allo sbando. Che gli italiani si evolvano come coscienza e migliorino se stessi piuttosto che a pensare a queste banalità.

  89. TUTTO TATUATO!

    Ottimo articolo, REALISTICO. Come al solito, gli ITAGLIANI si risentono: brucia la verità? E subito salta la parola magica “razzismo” e altro. Ma la verità è che con l’aumento dei tatuaggi si capisce come si sia REGREDITI ad una fase TRIBALE, caratterizzata da aggressività come simbolo presunto di maschilismo e per mostrare una sicurezza che è quella di un popolino di MENTECATTI capace solo di difendere il proprio onore orgoglioso per una precedenza stradale, e poi restare sempre zitto e pippa per una vita davanti alle cose FONDAMENTALI, come un governo che gli ruba il presente + il futuro!
    Se scrivessi dei discorsi che governano le palestre, fatti da TUTTE le fasce di età, si capirebbe subito come siamo in un paese di bambinoni (mal) cresciuti, che prima si mettevano i tatuaggi lavabili, e ora quelli permanenti.
    Ma siete stati a Napoli? Ci avete vissuto? Io sì, tanto; ho anche parenti di genitori napoletani: dal centro in giù SIAMO ORMAI DIVENTATI CAFONI NAPOLETANI! Sguaiati, egoisti, arroganti, sporchi, villani, rumorosi, ignoranti!
    E poi, OVVIAMENTE, chi legge la verità cosa dovrebbe dire? “Oh, cielo, è tutto vero! Mi si sono aperti_gli_occhi!”
    Ringraziamo il Signore che siamo una specie in via di estinzione!

  90. Alberico

    Buongiorno,
    Penso che il mondo e bello proprio per la sua capicità di evolversi, e che gente come lei, piena di giudizi, e di fastidi ingustificati, non fanno altro che rovinare e bloccare questa evoluzione, può piacere, non piacere, ma perche criticare? perche non si può fare una riflessione invece di puntare il dito? anchio la trovo uno scrittore molto bravo anche se triste ed incapace di vivere il futuro ma questa è la mia opinione e per rispetto nei confronti delle persone, e per una educazione severa dai rigidi principi, non andrei mai a in giro a sputare sentenze di questo tipo. Penso che un giornalista e scrittore di successo come lei, debba sapersi evolvere, sapersi adeguare ai tempi cercare di capire che da quando è nato lei nel 1951 le cose sono cambiate sotto molti aspetti, dai tatuaggi ai rapporti matrimoniali, dal razzismo al matrimonio gay fino ad arrivare all’aborto; mi rincuora non essere come lei, perchè lei fa parte di quelle persone che sono destinate a cadere, a finire per vivere la loro vita inseguendo ideali del passato che faranno sempre meno parte di questo mondo. Un altra cosa che mi lascia di stucco e la sua ignoranza sul tema, lei vede questo legame stretto tra il cafone ed il tatuaggio, ma forse si dovrebbe informare meglio su due importanti fatti: come prima cosa ci tengo a farle sapere che il tatuaggio è stato portato in Europa da membri delle famiglie reali molto prima che si incominciasse a diffondersi tra marinai e commercenti ed in seguito nelle prigioni, come seconda cosa, la invito a fare una rapida ricerca sul web e rimarra di stucco a vedere quanti membri di famiglie nobili hanno pelli tatuate, ci tengo a precisare che prendo come esempio queste famiglie perchè molte sono le cose che si possono criticare a questi personaggi, ma per l 80% delle volte sono persone con alle spalle una educazione molto lontana da quella del cafone. Infine vorrei chiudere chiedendo scusa se ho fatto alcuni errori di scrittura ma è ormai da anni che non vivo più in Italia ed è molto tempo che scrivo in Italiano, ci tengo inoltre a dire che non ho tatuaggi e ne me interessa averne sono solo una persona che si è presa il suo successo andando via dall’Italia, scappando da un paese che mi rimirrà sempre nel mio cuore ma ancora troppo pieno di persone come lei, persone che fermano l’evoluzione, persone che vivono il passato e criticano il futuro, persone che hanno paura di ciò che non conoscono.

  91. Davide

    Scusi merlo, ma lei chi pensa di essere per poter giudicare…sarà forse che essendo io un novello Caravaggio, che grazie all’italica (e meridionale) tendenza guadagna in un giorno quello che lei guadagna in un mese, mi permetto di dirle che per quanto il mio conto sia piu gonfio del suo, il mio corpo e completamente tatuato…praticamente un alieno…

  92. armando

    Buongiorno,

    Piaccia o non piaccia, tutto quello che Merlo scrive è vero. Anche il concetto di meridionalizzazione dell’Italia è vero, purtroppo, e i commenti che leggo ne sono la conferma. Naturalmente i cafoni vanno per la maggiore anche al nord, ma il modello culturale dominante è quello del guappo napoletano o romano, generoso, individualista ed emotivo. Si vedano i film nazionali, o il modo in cui l’italiano medio viene rappresentato all’estero: non mi sembra che predomini il personaggio tipo Mario Rigoni Stern.

  93. Marco

    Non avrei potuto trovare un articolo migliore che descrivesse il mio stato d’animo e il mio pensiero su questa tristissima moda che sembra imperversare senza fine.
    La ringrazio davvero e spero che le sue riflessioni possano far riflettere e desistere tante persone a cui possa venire la tentazione di mettere in atto sul proprio corpo questa assurda e barbara usanza.

    Cordialità
    Marco

  94. FS

    Sono d’accordo con lei e al tempo stesso credo che sia anche un po’ ignorante. È vero che ormai la maggior parte delle persone vede il tatuaggio come una moda e sceglie i disegni più monotoni e squallidi solo per essere tatuato. È inoltre innegabile la meridionalizzazione del nostro paese, con tutta la cafoneria che ne consegue.
    Esistono però ancora persone, come il sottoscritto, che hanno tatuaggi con significati e credono veramente nei tatuaggi. Io abito al nord e sono molto legato alla cultura hardcore punk e straight edge, e i tatuaggi sono parte integrante di suddetta cultura. Quindi, per favore, non facciamo di tutta l’erba un fascio.
    Cordiali saluti.

  95. ALEXOS

    E’ VERGOGNOSAMENTE SQUALLIDA LA MODA DI PIERCING E TATTOO ESTREMI, GIOVANI SENZA VALORI,SBALLATI E STUPIDI SENZA PERSONALITA’ !!! CHE OLTREMODO VANNO INCONTRO A RISCHI SULLA SALUTE…EMULANDO CIO’ CHE NOTANO IN TV! (hanno voglia di rovinarsi a tutti i costi) CHE IMBECILLI.

    1. ALEXOS

      LOBI DEL TUTTO APERTI, BOCCOLE NEL NASO, PROTESI FINTE-CORNA E ADDIRITTURA DILATATORI DI NARICI, INSOMMA CERTI SOGGETTI ANDREBBERO MULTATI IN STRADA SOLO PER AVER UN VOLTO PIENO DI SPILLI, DILATATORI E TUTTO DISEGNATO !! (ma che schifo Vergognatevi) -.-

  96. piero

    questo articolo è stato scritto due anni fa e rispecchia una realta ancora piu’ folle dopo due anni. in effetti siamo al cafonaggio estremo, ma come tutte le mode ci sara’ un momento di riflessione e tutti quelli che oggi espongono il proprio corpo si copriranno per vergogna. in fondo hanno creato lavoro contando che ogni tatuaggio costa dai 50 euro in su…….

  97. VIRUS ITALIANO

    Come elimini il virus,
    quando IL VIRUS SEI TU?

    Siamo TUTTI UGUALI, SVEGLIA!!!
    È NEI NOSTRI GENI, SCHIAFFATEVELO IN QUELLE MISERE TESTE FALLITE

  98. Matteo

    Nel agorà Italiana del cafonal possiamo senza ombra di dubbio innalzare il nostro Merlo, che con toni da pescivendolo colto si innalza a giudice.
    L’articolo trasuda una volgarità condita da una saccenza senza pudore, tipico di una sinistra (un tempo detta dei pretoni rossi) che si sente investita di una da superiorità morale, detentrice dei più nobili valori; contrapposta alla barbara marmaglia che per il suo bene va giudicata e avviata verso la retta via.
    Il solito ragionamento di sinistra ( ma che ha contagiato tanto la destra ) , ” noi siamo liberali, ma è ovvio che chi non la pensi come noi sia da biasimare non essendo una persona illuminata”.
    Sinceramente preferisco il pragmatismo e la libertà dei popoli del nord ( Tedeschi in primis) non troverete mai un giornalista che si innalzi a moralizzatore ma si accetta ogni pensiero e sogni stile di vita cosi come ognuno reputa di viverlo.
    Non a caso noi Italiani, sempre pronti a una “buona parola” per ogni comportamento un po cafonal siamo ultimi, mentre loro sono i primi.

    Ripeto, il vero cafonal è il Sig. Merlo confermando nell’articolo il totale appiattimento ai luoghi comuni, al giudicare cosa sia stiloso e cosa no…un crogiolo di banalità e di poco stile condito da una facciata di finte virtu .

  99. Michele

    La povertà uccide il mondo così come le parole offendono i popoli, ma la povertà nasce dalla miseria così come i miserabili nascono da donne immonde (cit.) Guardi prima se stesso e poi giudichi gli altri.

  100. luigi

    il discorso da affrontare è un altro. chi si tatua ha piacere nel farlo? chi non si tatua non ha piacere nel farlo?
    esistono il bianco e il nero, i buoni e i cattivi, il bene e il male. infiniti dualismi se vogliamo così dire… ma perchè mettersi a fare battibecchi? è questa la vittoria del tatuaggio. La discussione che crea, il modello sociale che propone : criticato, discusso quindi in mostra, quindi vincente in un mondo che predelige all’essenza, l’apparenza, quanto più spudorata possibile.
    Io sono assolutamente contrario ai tatuaggi, ma ho amici tatuati che vivono vite parallele alla mia.
    Non ho mai criticato il loro stile di vita, loro al contrario mi hanno proposto più volte di tatuarmi.
    ho sempre rifiutato, questo mi è bastato per sentirmi diverso, per dare senso a me stesso. E adesso che tutti si sono scritti addosso le loro smanie, io le porto tutte dentro, così che voi non le potete vedere!! ahahahaha

  101. Giorgio

    Trovo insiegabile che una persona intelligente come Merlo….(almeno pensavo che fosse )…..sia uscita fuori di senno scrivendo questo articolo retrogrado riluttante e privo di giustificazione e interesse ….è proprio vero che le persone non le conosci mai fino in fondo…questi sono pensieri di una ipocrisia spiazzante ….l aspetto più preoccupante non è dovuto al suo articolo e a quello che scrive…ma alla sua consapevolezza di cio che pensa…penso che una terapia da un bravo psicanalista il sig. Merlo non possa perderla assolutamente….capita a tutti di sbroccare e andare fuori di testa…lui ci è andato con questo articolo…spero si riprenda al più presto…non ho altra spiegazione per descrivere tale indecenza…saluti Gio

  102. coogan

    MERLO FOR PRESIDENT
    Sei stato fantastico.
    Attendo con ansia un tuo commento sulla barba di serie. Qui mi sembra di essere in Iran. Tutti con la barba.
    Ho tre tatuaggi e dico tre e non si vedono con la maglietta a maniche corte. Ma mi rado regolarmente. E mi sento un alieno.

  103. Mario A. B.

    Caro Merlo, il suo articolo merita una “standing ovation”, uno scroscio d’applausi. Oltre ad essere ironico al limite del comico, non tanto per i contenuti quanto per la verotà trsmessa, è specchio veritiero dell’Italia di oggi. La penso esattamente come lei sui tatuaggi. Mi permetto di aggiungere solo due cose che non mi mbra di aver letto nel suo scritto. La prima è che il tatuaggio, da un piunto di vista psicologico, denota chiaramente la fragilità della persona che lo porta. Non solo. Il numero di tatuaggi è direttamente proporzionale alla “fragilità psichica” del soggetto. Il tatuaggio, infatti, vuole dire, in molti casi, desiderio di “uniformarsi alla massa”, ed al contempo “ricerca di una personalità” che altrimenti, senza “imbrattatura corporea”, non si avrebbe. L’altra cosa è il vero e proprio rischio, in termini di salute, che corrono coloro che si riempiono di tatuaggi. Non mi riferisco tanto al rischio infettivo, benchè assai noto, quanto al rischio “Metalli pesanti”. Tutti o quasi i coloranti utilizzati, contengono, infatti, stabilizzanti a base di metalli pesanti. Immaginate cosa significhi, tenere sotto la pelle, a vita, tali sostanze. Altro che “Fiera de cafonal”. Qui siamo al mercato dell’imbecillità. Cari saluti a tutti.

  104. Marina

    Io concordo in tutto e per tutto con il suo articolo. Chi, tra questi commenti, si è ritenuto offeso non ha mai confrontato la sobrietà , l’educazione, la discrezione di molta parte del popolo del nord rispetto a molta parte del popolo del sud. Con questo non voglio dire che anche al sud non esistano persone colte ed educate, ma purtroppo sono la minoranza.

  105. Mike

    Eccellente articolo.. direi chi oggi si riempie di inutili tatuaggi è solitamente un animalista incallito, guardatelo bene ha sempre un cane che porta a spasso per le strade.. nei parchi a sporcare come ormai fanno tutti i canari depravati e arroganti.
    Non meravigliatevi fortunatamente sono una piccola minoranza di eletti, quasi solitamente parliamo di cafoni squattrinati, con un passato di problemi irrisolti e rancori, il tatuaggio come forma di egocentricità da sfoggiare.. che desolazione!

  106. Daniele

    Chi fa scempio del proprio corpo lo fa solitamente spinto da due principali irragionevolezze: per sentirsi un figo e/o perchè convinto di essere dotato di grande profondità interiore con l’ irrefrenabile impulso di manifestarlo all’ esteriore, persuasi dall’ avere qualcosa da dire al mondo e dal dovercelo far sapere a tutti i costi (la bramosia di visibilità di cui tutti oggi sono contagiati). In ogni caso, non ci si rende conto che tatuare un corpo equivale ad imbrattarlo allo stesso modo in cui si potrebbe fare su un’ opera d’ arte. I tatuaggi sul corpo umano, semplicemente, stanno male.

  107. Alessia

    Grazie mille al Dott. Merlo. Ormai è raro in questa fiera del pacchiano che è questo squallido paese trovare persone di tale buon senso ed onestà intellettuale.

  108. Massimo

    Egregio dott. Merlo, comprendo la necessità di dover lavorare che la porta a scrivere articoli come questo, mi aspetto altrettanto delirante accanimento contro i vegani, i vegetariani, gli amanti dei cani e dei gatti e perché no anche i ciclisti della domenica. Se per essere giornalisti è sufficiente prendere una qualsivoglia categoria dell’italico paese e riempirla di palate di liquame animale, allora possiamo fare tutti questo mestiere. Perché giudicare una persona per qualcosa che non lede nessuno se non se stessa? Preferirei leggere suoi articoli su argomenti più seri e profondi. Quell’articolo è solo un commento personale, alquanto superfluo e banale.

  109. franco feruzzi

    gent sig merlo lei dovrebbe essere premiato per quello che ha espresso in modo chiaro e comprensibile. lei e’ tenuto a giudicare coloro che imprimono il proprio corpo con brutture senza limiti. del resto credo normale giudicare persone che cosi tatuate preferirei non incontrare mai. la massificazione la superficialita’ il qualunquismo ha portato costoro ad esprimersi nel modo piu’ semplice possibile abbruttendosi nella convinzione di essere belli e importanti. grazie ancora sig merlo

  110. ITALIA FALLITA NELL'ANIMA

    ITALIA FALLITA PROFESSIONALMENTE, E, PEGGIO, NELL’ANIMA!

    Il tatuaggio è il chiaro e lampante indice dell’attuale totale regresso ad una fase tribale.
    Aumentato con l’aumento del disagio economico, e con il totale crollo dei valori, quali Rispettoso, Amore, Responsabilità, Umiltà, viene ormai agognato dal mare di cafoni arroganti e superficiali come unica modalità per sentirsi importanti, per affermare la loro illusoria sicurezza.

    È l’Italia il paese di MENTECATTI per eccellenza,
    in un mondo di MALATI DI MENTE:
    11/07/2016 – Tatuatore confessa: “guadagno soldi rovinando la pelle di molti coglioni”. Una recente intervista shock ad un tatuatore rivela: “Questo lavoro? Lo faccio per soldi, mica per arte” – dichiara – “ed essendo arte appannaggio di pochi, questi idioti sono convinti che andando in massa migliorano l’aspetto fisico, quando in realtà stanno semplicemente STUPRANDO il loro corpo”.

    E sotto lo sguardo attonito dei presenti il tatuatore ha aggiunto: “Ma poi vi siete mai chiesti come mai questi tornino sempre? L’ordine dei tatuatori ha messo in giro negli inchiostri una sostanza in grado di creare DIPENDENZA e ASSUEFAZIONE, come per le sigarette, quando questa viene a mancare, allora il soggetto sentirà bisogno di riassumerla, ovverosia di farsi un nuovo tatuaggio, ecco perché vengono a farse di continuo: idioti drogati a loro insaputa”

    Ma il tutto non finisce qui, il nostro sedicente tatuatore ha anche detto che: “E’ incredibile come basti mettere in giro calciatori mongoloidi o attori trogloditi, che poi tutti e dico TUTTI, madonna cara si tatuano!
    Presto o tardi renderemo di moda la pelle BIANCA e lì sarà il business della medicina, in particolare dei dermatologi, già molte cliniche si stanno specializzando nella rimozione e nelle allergie cutanee provocate dalla stessa merda che io spaccio.
    Tra l’altro il motivo per cui autorità come VERONESI o BERRINO non ne parlano sta nel fatto che LORO STESSI sono i primi ad architettare questo gioco di potere mediatico e intanto io guadagno sulla pelle degli altri, stronzi.”

    E anche sapendo questo, come per altre mille porcate, pensate che il mentecatto Italiano smetta? Che si migliori?

  111. ITALIA FALLITA NELL'ANIMA

    ITALIA FALLITA PROFESSIONALMENTE, E, PEGGIO, NELL’ANIMA!

    Il tatuaggio è il chiaro e lampante indice dell’attuale totale regresso ad una fase tribale.
    Aumentato con l’aumento del disagio economico, e con il totale crollo dei valori, quali Rispetto, Amore, Responsabilità, Umiltà, viene ormai agognato dal mare di cafoni arroganti e superficiali come unica modalità per sentirsi importanti, per affermare la loro illusoria sicurezza.

    È l’Italia il paese di MENTECATTI per eccellenza,
    in un mondo di MALATI DI MENTE:
    11/07/2016 – Tatuatore confessa: “guadagno soldi rovinando la pelle di molti coglioni”. Una recente intervista shock ad un tatuatore rivela: “Questo lavoro? Lo faccio per soldi, mica per arte” – dichiara – “ed essendo arte appannaggio di pochi, questi idioti sono convinti che andando in massa migliorano l’aspetto fisico, quando in realtà stanno semplicemente STUPRANDO il loro corpo”.

    E sotto lo sguardo attonito dei presenti il tatuatore ha aggiunto: “Ma poi vi siete mai chiesti come mai questi tornino sempre? L’ordine dei tatuatori ha messo in giro negli inchiostri una sostanza in grado di creare DIPENDENZA e ASSUEFAZIONE, come per le sigarette, quando questa viene a mancare, allora il soggetto sentirà bisogno di riassumerla, ovverosia di farsi un nuovo tatuaggio, ecco perché vengono a farse di continuo: idioti drogati a loro insaputa”

    Ma il tutto non finisce qui, il nostro sedicente tatuatore ha anche detto che: “E’ incredibile come basti mettere in giro calciatori mongoloidi o attori trogloditi, che poi tutti e dico TUTTI, madonna cara si tatuano!
    Presto o tardi renderemo di moda la pelle BIANCA e lì sarà il business della medicina, in particolare dei dermatologi, già molte cliniche si stanno specializzando nella rimozione e nelle allergie cutanee provocate dalla stessa merda che io spaccio.
    Tra l’altro il motivo per cui autorità come VERONESI o BERRINO non ne parlano sta nel fatto che LORO STESSI sono i primi ad architettare questo gioco di potere mediatico e intanto io guadagno sulla pelle degli altri, stronzi.”

    E anche sapendo questo, come per altre mille porcate, pensate che il mentecatto italiano smetta? Che si migliori?
    ITALIA FALLITA PROFESSIONALMENTE, E, PEGGIO, NELL’ANIMA!

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